Ormai il Coronavirus lo conosciamo sempre più e sempre meglio, soprattutto grazie a scienziati, medici e ricercatori. Un maxi studio genetico italiano è stato il primo al mondo a focalizzarsi con successo sui geni che determinano la diversa suscettibilità delle persone alla Covid-19. E tra questi geni i primi ‘imputati’ sono stati individuati grazie all’intelligenza artificiale nel locali dell’Università di Siena, nell’ambito dell’ampio progetto di ricerca Gen-Covid, che attraverso la collaborazione di 35 ospedali di tutta Italia analizzerà il Dna di 2.000 persone entro l’estate.

L’estrema variabilità della malattia Covid-19 è uno degli aspetti ancora più oscuri, tra quelli che hanno caratterizzato la pandemia. Alcune persone infettate dal nuovo coronavirus sono del tutto asintomatiche, altre invece hanno una sindrome influenzale, altre ancora sviluppano conseguenze gravissime che portano alla morte. “Abbiamo pensato fin dall’inizio che fosse la genetica dell’ospite a fare la differenza – spiega Renieri – e diversi studi hanno poi dimostrato che la gravità della malattia dipende al 50% da fattori ereditari“. Ma quali sono questi fattori? Per scoprirlo sono stati condotti diversi studi genetici mettendo a confronto il Dna di persone malate di Covid e persone sane, ma i risultati non hanno convinto i ricercatori.
I dati a cui si sono trovati di fronte gli scienziati, a quel punto, erano una quantità enorme. Rielaborati grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale, hanno permesso di trovare in ogni malato una media di tre geni mutati che sembrano influire sulla suscettibilità al coronavirus dei singoli organi o apparati. “Di questi geni – conclude Renieri – alcuni sono già bersaglio di farmaci attualmente disponibili sul mercato che potrebbero avere una nuova indicazione contro Covid”.
