“Ho grande stima e fiducia in Zangrillo. E’ un signor ricercatore e anestesista. E’ stata forse mal interpretata la sua dichiarazione. Fondamentalmente Zangrillo dice che la malattia che oggi noi vediamo è molto diversa da quella che vedevamo due mesi fa. E questa non è la sensazione che ha solo Zangrillo, ma che abbiamo tutti noi che siamo sul campo“: lo ha dichiarato all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria. “Abbiamo una infezione molto diversa da quella di febbraio-marzo. E’ la presentazione della malattia che è diversa, sono i malati che arrivano al pronto soccorso che oggi sono meno gravi“, precisa Bassetti.
“A marzo c’era una sfilza di ambulanze che arrivavano al pronto soccorso. Avevamo di fronte a noi una tigre assassina e feroce che spesso ci ha sopraffatti, oggi abbiamo un gatto selvatico addomesticabile. E’ evidente che è successo qualcosa; il virus è meno virulento, quindi c’è meno carica virale e questo è stato dimostrato dal laboratorio del San Raffaele. E’ anche mutato come avrebbe verificato il laboratorio di Brescia“.
“In Italia abbiamo decine di studi clinici pronti a partire su Covid-19, ma non abbiamo i pazienti candidabili da inserire. Sembra non esserci patologia grave e sembra non esserci grandissima circolazione del virus. I dati di ieri della Protezione civile misurano un incremento di nuovi casi in quasi tutte le Regioni dell’0,1%“. Se i dati sono positivi, “non deve essere un liberi tutti, non è questo il messaggio. La malattia è diversa da prima, ma il virus c’è ancora, per questo occorre mantenere le distanze, usare la mascherina e lavarsi sempre le mani. Queste misure almeno per il mese di giugno sono determinanti, poi potremo ragionare sul futuro quando l’epidemia sarà sotto controllo“.

“Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero. Siamo passati da Borrelli a Brusaferro e tutti questi cos’è che hanno portato? A bloccare l’Italia, mentre noi lavoravamo. Adesso noi che abbiamo visto il dramma chiediamo di poter ripartire velocemente, perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega del campionato o delle vacanze ma dobbiamo tornare a un Paese normale. Ci sono tutte le evidenze affinché, da oggi, questo Paese possa tornare ad avere una vita normale. C’è un solo numero che vale ed è l’evidenza – ha rimarcato Zangrillo -. Noi, in questo Paese, in queste tv, abbiamo sentito un mese fa un professore di Boston, Vespignani, condizionare le scelte del governo dicendo che andavano costruiti 151mila posti di terapia intensiva. Domani uscirà un editoriale a firma mia e del professor Gattinoni, in cui diciamo perché questo non va bene ed è una frenesia”. “Terrorizzare il Paese – ha concluso Zangrillo – è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere le responsabilità. I nostri pronto soccorsi e reparti di terapia intensiva sono vuoti. La Mers e la Sars, le due precedenti epidemie condizionate dal coronavirus, sono scomparse per sempre, praticamente. Quindi è auspicabile che capiti anche ora. Non vedo perché, avendo due scelte, dobbiamo utilizzare quella che ci fa più male”.
