Come ormai noto, il plasma convalescente è un’opzione terapeutica potenziale per i pazienti con COVID-19, ma sono necessari ulteriori dati da trial clinici randomizzati per giungere a conclusioni più tangibili.
Per tale motivo, alcuni scienziati cinesi si sono chiesti qual è l’effetto della terapia da plasma convalescente, in aggiunta al trattamento standard, e raffrontato con il solo trattamento standard, in relazione all’esito che può avere su pazienti con COVID-19, in condizioni gravi.
Lo studio clinico randomizzato – i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA il 3 giugno scorso – è stato condotto su 103 pazienti ed è stato concluso in anticipo (per mancanza di soggetti da reclutare, l’obiettivo era coinvolgerne 200) ed in sostanza ha scoperto che tra pazienti in condizioni gravi o gravissime (rischio di vita) la terapia con plasma convalescente, addizionata al trattamento standard, non ha dato risultati significativi in relazione al tempo di miglioramento clinico nel lasso di tempo di 28 giorni, sebbene il trial sia terminato prima del dovuto e abbia impedito di rilevare una qualche importanza clinica.
Il trial ha coinvolto 7 centri medici a Wuhan, in Cina, ben noto epicentro della pandemia di Coronavirus, dal 14 Febbraio al 1° Aprile 2020 con un follow-up finale il 28 Aprile 2020. Lo studio ha coinvolto 103 persone con COVID-19 confermato in laboratorio, in gravi condizioni, o in serio pericolo di vita.
La terapia “plasma + trattamento standard” è stata somministrata a 52 persone, mentre il solo trattamento standard a 51 soggetti: in sintesi, gli autori non hanno scoperto benefici clinici significativi nel primo gruppo, sebbene vada ricordato che lo studio è terminato prima di quanto previsto ed è sottodimensionato a causa della difficoltà di reclutare pazienti.
Le statistiche relative ai decessi non si sono mostrate significativamente differenti tra il gruppo a cui è stato somministrato il plasma e il gruppo di controllo, così come non si sono rilevate differenze importanti in termini di dimissioni dall’ospedale entro il periodo di 28 giorni.
Arturo Casadevall, MD, PhD, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, ed i suoi colleghi, hanno commentato che sebbene nello studio il plasma convalescente non abbia fatto registrare miglioramenti significativi nello status clinico o nei decessi, comunque l’analisi genera “segnali potenzialmente promettenti“, in quanto il plasma convalescente potrebbe essere impiegato in aggiunta al trattamento coi farmaci: “Dato che i meccanismi di azione degli antivirali e di neutralizzazione degli anticorpi sono distinti, potrebbero lavorare in sinergia,” hanno spiegato.


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