Coronavirus e scuola, psicologa: “Inizio a metà agosto sarebbe l’ideale per colmare le lacune create in lockdown”

"Bisognava anticipare l'inizio della scuola. Capisco che dobbiamo guardare anche alle necessità del turismo ma non si possono sacrificare i ragazzi sull'altare dell'economia"

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Dopo il lungo stop a causa dell’emergenza coronavirus, le scuole riapriranno a settembre ma per Anna Oliverio Ferraris, già docente di Psicologia dello sviluppo all’Università Sapienza di Roma, sarà troppo tardi. Commentando all’Adnkronos Salute le linee guida del Governo sulla riapertura della scuola, l’esperta ha spiegato: “La scuola avrebbe dovuto cominciare dopo la metà di agosto, anche il 20. Il 14 settembre è davvero troppo tardi. È necessario infatti aiutare i ragazzi a recuperare ciò che hanno perso in quest’anno in competenze, conoscenze. Senza un buon recupero rischiamo di avere intere classi di ragazzi con carenze gravi”.

Oliverio Ferrarsi sottolinea l‘insufficienza della didattica a distanza in cui, soprattutto per i ragazzi che non potevano essere seguiti sufficientemente dai genitori, distrazione, minore lavoro e tanto tempo passato sui dispositivi elettronici l’hanno fatta da padrone. “In età evolutiva il cervello deve lavorare perché i collegamenti tra le sinapsi aumentano se c’è uno sforzo intellettivo. Queste ‘mappe’ cerebrali diventano più ricche se c’è un impegno intellettuale“, aggiunge. Per Oliverio Ferraris, a partire da questi presupposti, il bilancio di quest’anno, a livello di apprendimento scolastico, è stato nel complesso carente rispetto ad una buona didattica ‘in presenza’ che consente di sviluppare le diverse competenze e conoscenze dei ragazzi.

Quest’anno i ragazzi – prosegue Oliverio Ferraris – hanno sicuramente imparato ad usare meglio le tecnologie ma hanno perso molte altre possibilità di apprendimento. Il rischio, se non si interviene, è che si creino lacune difficili da colmare”, dice l’esperta, convinta che “gli insegnanti e la scuola si dovrebbero impegnare con un recupero ben organizzato. Il docente deve avere il tempo di verificare quali sono le lacune e anche quanto è cambiata la capacità di concentrazione del proprio studente”. Per questo “bisognava anticipare l’inizio della scuola. Capisco che dobbiamo guardare anche alle necessità del turismo ma non si possono sacrificare i ragazzi sull’altare dell’economia. La scuola va messa al primo posto, i ragazzi hanno diritto a sviluppare competenze, conoscenze. E’ un’età critica in cui sviluppano le loro capacità mentali che si formano con esercizio, impegno, concentrazione“, conclude l’esperta.