Coronavirus, epidemiologo: negli USA “la battaglia sarà più lunga, siamo ancora nel pieno della prima ondata, ma ci sono anche segnali di ottimismo”

Alessandro Vespignani, tra i massimi esperti di epidemiologia computazionale, fa il punto sull'epidemia di Coronavirus negli USA

Negli Stati Uniti la battaglia sarà più lunga. Qui siamo ancora nel pieno della prima ondata, ma ci sono anche segnali di ottimismo da non trascurare. A cominciare dalla diminuzione della mortalità“: lo ha affermato, in un’intervista al “Corriere della SeraAlessandro Vespignani, 55 anni, fisico informatico, direttore del Laboratory for the Modeling of Biological and Socio-technical Systems della Northeastern University di Boston.
Vespignani, tra i massimi esperti di epidemiologia computazionale, fa il punto sull’epidemia di Coronavirus negli USA: “E’ chiaro che qui la battaglia sarà più lunga rispetto a quanto stiamo osservando in Europa, dove si può passare alla fase successiva, avviando per esempio il tracciamento dei casi“. Anche se “a livello nazionale i numeri sono stabili“, “dobbiamo stare attenti perché da qualche parte la curva potrebbe uscire dalla traiettoria corretta. In diversi Stati, come l’Arizona, c’è il timore che nelle prossime settimane si possano riempire gli ospedali di malati Covid. E’ la condizione da cui sono appena usciti New York, il New Jersey e il Massachusetts“, precisa Vespignani.
Penso che il nostro orizzonte debba essere quello delle 4 settimane. Noi, come altri, inviamo periodicamente le nostre proiezioni al Cdc“, e “sulla base di questi modelli è possibile prevedere che da qui a un mese si possa arrivare a un totale di 140-145mila morti. Più o meno in linea con le stime fatte tempo fa“.