L’impatto del lockdown sull’inquinamento: in Lombardia salvati 31 mila anni di vita per la riduzione delle PM2.5 e del diossido di azoto

Il lockdown in Italia rappresenta un esperimento naturale unico per valutare le relazioni esistenti tra l’inquinamento atmosferico locale e le differenti fonti di emissioni, soprattutto in una regione inquinata come la Lombardia

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Secondo la letteratura economica e medica, i problemi di salute sono collegati agli inquinanti atmosferici. Tuttavia, i complessi processi naturali alla base di questo fenomeno sono spesso un ostacolo per i decisori politici nel progettare e implementare interventi volti a ridurre l’inquinamento atmosferico nelle aree urbane (per esempio, le restrizioni al traffico). Il lockdown totale che ha seguito l’epidemia di coronavirus in Italia, durante il quale sia i movimenti di persone che l’economia sono stati quasi congelati, fornisce un esperimento naturale unico per valutare le relazioni esistenti tra l’inquinamento atmosferico locale e le differenti fonti di emissioni. Uno studio dell’istituto RFF–CMCC, European Institute on Economics and the Environment ha utilizzato metodi di apprendimento automatico per valutare i cambiamenti nelle concentrazioni dei maggiori inquinanti indotti dal lockdown in Lombardia.

Presentato da Francesco Granella, ricercatore presso RFF-CMCC, European Institute on Economics and the Environment (EIEE), lo studio mostra che il lockdown ha ridotto le concentrazioni di ossidi di azoto (NOx), ma non delle polveri sottili (PM2.5). Questo è coerente con la riduzione del traffico stradale, ma con piccoli cambiamenti nelle emissioni dal riscaldamento degli edifici. Gli autori hanno poi calcolato il numero di anni di vita salvati grazie alla migliore qualità dell’aria.

Riduzione della mobilità in Lombardia

Granella ha spiegato che le polveri sottili rappresentano il “5° fattore di rischio di morte nel mondo” e sono state responsabili di “4,2 milioni di morti premature nel 2015”, mentre nel 2016, le morti premature in Europa attribuite al diossido di azoto (NO2) sono state 71.000. Questo studio è stato condotto sulla Lombardia per due motivi essenziali: primo, perché è stata l’epicentro della prima grande epidemia in Europa e ha sperimentato uno dei primi lockdown dopo la Cina e in secondo luogo, perché è una regione molto inquinata. Già la chiusura delle scuole del 24 febbraio ha avuto un effetto nella riduzione della mobilità in Lombardia, ulteriormente ridotta dopo la chiusura di tutta la regione l’8 marzo. Granella evidenzia un calo della mobilità di circa il 70% nella regione nel mese di marzo. Con il lockdown esteso a tutta la Lombardia, è calata anche la domanda di energia con una riduzione di circa il 50% da metà marzo a metà aprile.

Granella ha sottolineato come dal 13 marzo al 13 aprile 2020, la riduzione dell’inquinamento in Lombardia sia stata notevole rispetto allo stesso periodo del 2019 e ha evidenziato a più riprese l’importante ruolo svolto dal meteo, in particolare del vento, che porta via l’inquinamento. Due grandi settori che contribuiscono all’inquinamento atmosferico sono gli edifici e l’agricoltura. Durante il lockdown, è stato registrato un aumento delle emissioni derivanti dal riscaldamento degli edifici residenziali a causa dello smart working, che ha costretto molte persone a lavorare da casa. Il settore agricolo, inoltre, non risulta particolarmente influenzato dal lockdown. Questo spiega la maggiore riduzione di NO2 (attribuibili soprattutto alla riduzione del traffico stradale) rispetto ai PM2.5, maggiormente legate agli altri settori non altrettanto impattati.

I risultati dello studio svelano che in Lombardia è stato osservato un calo del 22% delle PM2.5 e del 36% del NO2. Sono state prese le medie giornaliere di PM2.5 e NO2 da 79 osservatori in 64 comuni. Per quanto riguarda il meteo, sono stati presi i dati di: temperatura massima giornaliera, temperatura minima, direzione e velocità vento, umidità relativa, precipitazioni, rumori ambientali, oltre ad anno, mese, settimana, giorno della settimana, stagione e il rapporto tra PM 25 e PM10 per rappresentare la polvere del deserto.

I risultati dello studio mostrano che le concentrazioni di PM2.5 ponderate in funzione della popolazione alle stazioni di fondo sono passate da 24,7 a 20,5 ?g/m³, mentre le concentrazioni di NO2 ponderate in funzione della popolazione alle stazioni di fondo sono passate da 34,7 a 22,3 ?g/m³. Lo studio, infine, ha calcolato il numero di anni di vita salvati in Lombardia. Grazie alla riduzione delle PM2.5 sono stati salvati 8486 anni di vita, mentre grazie alle riduzioni di NO2 sono stati salvati 22313 anni di vita. I ricercatori hanno calcolato anche gli anni di vita persi nella regione a causa dell’epidemia: ben 191966.

Effetti del lockdown sulle emissioni in Lombardia

Granella sottolinea come ci sia stato un miglioramento sostanziale ma ancora parziale della qualità dell’aria durante il lockdown, questo principalmente perché le emissioni dagli edifici e dall’agricoltura sono stati poco influenzati dagli effetti delle restrizioni. Il miglioramento della qualità dell’aria ha salvato oltre il 10% degli anni di vita persi a causa del COVID-19, evidenzia Granella.

smog lombardia“Queste analisi – sottolinea Massimo Tavonidirettore di RFF-CMCC, European Institute on Economics and the Environment (EIEE) e docente al Politecnico di Milanoci ricordano la gravità dell’inquinamento dell’aria, che in Italia è responsabile ogni anno del doppio dei decessi riconducibili ad oggi al COVID-19. Si tratta di dati molto utili a comprendere come una profonda trasformazione verde dell’economia possa portare a benefici per la salute dei cittadini”. Lo studio offre quindi informazioni rilevanti ai decisori politici per la definizione delle future misure antinquinamento. “I risultati delle politiche di riduzione dell’inquinamento, come ad esempio i blocchi del traffico, possono essere influenzati da diverse variabili naturali, come il meteo e la stagionalità”, continua Granella. “Per stimare le conseguenze del lockdown o di altre politiche sull’inquinamento non basta paragonare l’anno corrente con il precedente, o una città con un’altra, senza tenere conto delle differenze meteorologiche. La nostra ricerca tiene conto di queste variabili, e rileva una riduzione rilevante, ma non totale, delle concentrazioni di sostanze inquinanti nell’aria, che siamo in grado di spiegare analizzando nel dettaglio l’impatto del blocco sui diversi settori”.

Guido Lanzani, di Arpa Lombardia, ha sottolineato una grande riduzione degli ossidi di azoto (NOx) e delle concentrazioni di NO2 nella Pianura Padana, mentre le PM10 mostrano una tendenza più controversa. In pieno lockdown, in Lombardia la riduzione del traffico automobilistico è stata superiore al 65%, con una riduzione media delle emissioni che si è attestata fino al 44% per gli ossidi di azoto (NOx), al 20% per PM10 primario e al 32% per l’anidride carbonica, secondo i dati relativi ad aprile 2020 pubblicati da Arpa Lombardia.

Lo studio è stato presentato il 30 giugno in occasione del webinar “The impacts of the COVID-19 lockdown on air pollution in Lombardia”.