Rigopiano, parla uno dei superstiti: “siamo stati dimenticati da tutti”

"E' inconcepibile che in tre anni e mezzo lo Stato, che pure è chiamato in causa a più livelli su questa vicenda, non abbia dato una sola risposta ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti"

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“Rigopiano è stato dimenticato. Da tutti”. E’ questo lo sfogo di Giampaolo Matrone, pasticciere di Monterotondo sopravvissuto alla tragedia di Rigopiano, durante la quale l’hotel di Farindola è crollata sotto il peso di una valanga di neve, causata probabilmente da una scossa di terremoto avvenuta qualche ora prima. Matrone è rimasto invalido, dopo 60 ore trascrose sotto cumuli di macerie e neve. A Rigopiano ha perso la moglie Valentina Cicioni di 32 anni, infermiera al Policlinico Gemelli di Roma. “Su Rigopiano è tutto fermo – lamenta Matrone – E’ inconcepibile che in tre anni e mezzo lo Stato, che pure è chiamato in causa a più livelli su questa vicenda, non abbia dato una sola risposta ai familiari delle vittime e ai sopravvissuti”. Allusione anche, ma non solo, al risarcimento, che non e’ certo un capriccio per Matrone il quale, con una gamba e un braccio quasi inservibili, la sua attivita’ artigianale non puo’ piu’ svolgerla e deve tirare su, facendogli anche da mamma, la figlia Gaia, che ha solo nove anni. Nel decreto Semplificazioni varato dall’allora Governo Giallo-Verde nel febbraio del 2019 erano stati stanziati dieci milioni di euro per gli indennizzi, e lo scorso autunno Palazzo Chigi aveva istituito una commissione tecnica ad hoc, con il coinvolgimento dei sindaci dei comuni di residenza delle vittime, per individuare i destinatari di questi fondi.

Ma l’iter non si sblocca e finora non abbiamo ricevuto un centesimo” prosegue Matrone, che è assistito da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e dall’avvocato Andrea Piccoli, del Foro di Treviso. Tanto che nei giorni scorsi il senatore 5 Stelle abruzzese Primo Di Nicola ha presentato un’interrogazione per chiedere conto dei ritardi della procedura e sollecitarne la conclusione. “Dovremo arrivare al punto di incatenarci sotto qualche palazzo governativo per far valere i nostri diritti?”, prosegue il superstite, a cui pero’, oltre a quella economica, manca soprattutto l’attesa risposta da parte della giustizia. “Gia’ prima il procedimento penale avanzava a rilento – prosegue Matrone – ma adesso con il lockdown per l’emergenza coronavirus si e’ proprio arenato tutto per mesi – prosegue Giampaolo Matrone – Siamo fermi all’udienza tenutasi il 31 gennaio e ci troviamo ancora nella fase di costituzione delle parti”. La prossima udienza è fissata al 10 luglio, ma resta un grosso punto di domanda “logistico” “perché nell’aula del Tribunale di Pescara dove finora e’ stato celebrato il processo, e dov’è tuttora calendarizzata anche la prossima udienza, con tutte le parti coinvolte, allo stato sarebbe impossibile rispettare le norme di distanziamento sociale: tra imputati, 25, e parti civili, i soggetti che possono partecipare sono 139, a cui vanno aggiunti i rispettivi legali. Non so davvero se vedremo mai la luce in fondo al tunnel di questo processo e una sentenza. Ritardi e omissioni sono stati alla base di questa immane sciagura e continuano a perseguitarci anche dopo”, conclude Matrone.