Il riscaldamento climatico in Europa, in oltre 35.000 comuni aumento di oltre 2°C negli ultimi 50 anni: colpite di più le capitali

"Un terzo dei comuni europei ha sperimentato un aumento di temperatura media di oltre 2°C tra gli anni ‘60 e l’ultimo decennio, con alcune punte che superano addirittura i 5°C"

MeteoWeb

Un’analisi a cura di Lorenzo Ferrari e Ornaldo Gjergji, su balcaniecaucaso.org, mette in evidenza l’aumento delle temperature in oltre 100.000 comuni dell’Europa. Secondo i dati relativi a più di 50 anni, “un terzo dei comuni europei ha sperimentato un aumento di temperatura media di oltre 2°C tra gli anni ‘60 e l’ultimo decennio, con alcune punte che superano addirittura i 5°C. Dall’analisi emerge anche che “solo 73 dei 102.445 comuni analizzati hanno visto una diminuzione della temperatura media, limitata a pochi decimi di grado”.

Due terzi delle regioni NUTS3 (aree geografiche utilizzate per raccogliere dati armonizzati nell’UE) hanno vissuto “aumenti di temperatura compresi tra 1,5°C e 2,5°C: “si tratta di valori medi che si riferiscono a un intero decennio”. Nonostante il riscaldamento climatico non abbia colpito allo stesso modo tutte le regioni d’Europa, in tutti i 35 Paesi presi in considerazione nell’analisi (tranne Malta), “c’è almeno un comune dove la temperatura media risulta aumentata di oltre 2°C nell’ultimo mezzo secolo, e in 23 Paesi tra questi c’è almeno un comune dove l’aumento risulta superiore ai 3°C”, riporta l’analisi.

Il tema del riscaldamento climatico è complesso e vi partecipano molteplici fattori. Per questo motivo, è impossibile determinare una spiegazione che possa valere per tutti i comuni analizzati. L’analisi, tuttavia, ha messo in luce “alcuni elementi ricorrenti”: “all’interno di ciascun Paese, tra i comuni dove la temperatura è aumentata di più troviamo spesso le capitali o i loro sobborghi, soprattutto nell’Europa centro-orientale”. Gli esempi sono Tallinn (capitale dell’Estonia), Belgrado (capitale della Serbia), Riga (capitale della Lettonia) e Budapest (capitale dell’Ungheria). Le capitali di Lettonia e Ungheria sono quelle che si sono scaldate più di tutte in Europa.

Sembra svolgere un ruolo nell’aumento delle temperature registrate anche la vicinanza a grandi aeroporti. Il caso più emblematico che emerge dall’analisi è quello di Reykjanesbær, che sorge accanto all’aeroporto internazionale dell’Islanda. Reykjanesbær è il comune europeo che in assoluto ha visto crescere di più la sua temperatura: Copernicus stima un aumento che sfiora i 5,8°C in pochi decenni.

Per Budapest, Copernicus ha stimato un aumento di temperatura intorno ai 4°C (anche se i meteorologi ungheresi ritengono che sia più contenuto). La città subisce anche gli effetti delle isole di calore e delle emissioni provocate dal traffico e dai sistemi di riscaldamento o raffreddamento domestico. “L’asfalto e le macchine sono ovunque. In alcuni quartieri gli spazi verdi sono inferiori a 1 mq per abitante. Decenni di speculazione edilizia hanno finito per convertire moltissime aree verdi in parcheggi, centri commerciali e nuove strade. Fuori dal centro molti usano ancora il legno per riscaldare le loro case d’inverno, e in troppi continuano a bruciare rifiuti”, afferma András Lukács, presidente dell’Ong ambientalista Leveg? Munkacsoport, citato da balcaniecaucaso.org.

Liverpool è un altro dei grandi centri urbani europei dove la temperatura è aumentata di più negli ultimi decenni.

Se da una parte l’attività umana incide sull’aumento di temperatura, questo può dipendere anche da ragioni geografiche, come la conformazione del territorio o l’altitudine. Isole di calore, traffico e industrie, infatti, non rappresentano un problema per i piccoli villaggi europei, che in alcuni Paesi però sono i comuni che si sono scaldati di più. “Se si lascia da parte il caso estremo dell’Islanda, otto dei dieci comuni europei dove la temperatura è aumentata di più si trovano nella Norvegia centrale. Si tratta di Paesi con poche migliaia di abitanti, piacevolmente immersi in verdi vallate. In ciascuno di questi centri la temperatura media annuale era nettamente sotto lo zero negli anni Sessanta, mentre ora invece vi si trova al di sopra”, riporta l’analisi.

E le ragioni geografiche, sembrano svolgere un ruolo anche “nei comuni e nelle province europee che risultano meno colpite dal riscaldamento climatico, in larga parte concentrate lungo la costa andalusa, nel Mar Egeo e nelle Alpi francesi”, concludono Ferrari e Gjergji.