Uccise il figlio di 9 mesi scuotendolo forte: oggi è stata condannata ma intanto ha un’altra bambina di due anni

Si chiama shaken baby syndrome: i bambini vengono scossi così forte da causarne la morte. Il piccolo Daniel è deceduto così nel 2016

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Le si chiama Ana Plamadeala, ha 30 anni, è di origine moldava ma è residente a Rovigo. In queste ore ha ricevuto una condanna a 12 anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti del figlio, aggravati dal fatto che il piccolo, secondo le perizie medico legali, è morto a seguito dei maltrattamenti subiti. La sentenza della Corte d’Assise del tribunale di Rovigo, presieduta dal giudice Angelo Risi, è di primo grado. Il bambino si chiamava Daniel ed è morto quando aveva 9 mesi, il 5 febbraio del 2016, ma la morte cerebrale risale al 23 gennaio. La madre aveva chiamato da casa il 118, Daniel era stato ricoverato all’ospedale di Rovigo e poi trasportato in elicottero all’ospedale di Padova dove è morto. Si è trattato di una shaken baby syndrome, ovvero il bambino sarebbe stato scosso dalla madre ma era troppo piccolo perché i muscoli del collo reggessero lo scuotimento. La donna e il marito vivono ancora a Rovigo ed ora hanno una bambina di 2 anni.

Cos’è la Shaken Baby Syndrome

La Shaken Baby Syndrome (SBS) – come si legge sul sito nonscuoterlo.terredeshommes.it – è una grave forma di maltrattamento fisico prevalentemente intrafamiliare ai danni di bambini generalmente sotto i 2 anni di vita. Il bambino viene scosso violentemente dal caregiver come reazione al pianto inconsolabile del bambino. Il picco di incidenza della SBS si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del lattante. A quell’età il bambino non ha ancora il controllo del capo perché i muscoli del collo sono deboli, la testa è pesante rispetto al corpo, e il cervello, di consistenza gelatinosa, se scosso si muove all’interno del cranio, e la struttura ossea è ancora fragile. Le conseguenze dello scuotimento, anche se di pochi secondi, possono quindi essere particolarmente infauste e si può arrivare al coma o alla morte del bambino fino in 1/4 dei casi.