Vittoria e Abdul: la storia di uno scandalo che profuma di libertà, di uguaglianza e di amicizia a prescindere

La verità sulla storia tra Vittoria e Abdul si seppe nel 2010, riemergendo da sotto la coltre del tempo come una mummia che cerca riscatto e vuole essere ricordata dai vivi

MeteoWeb

Questa sera Canale 5 manderà in onda una di quelle pellicole cinematografiche destinate a far rivivere la Storia, o almeno una parte nascosta di essa. Vittoria e Abdul è un film del 2017 diretto da Stephen Frears, che si basa sull’omonimo libro di Shrabani Basu, e racconta la storia vera dell’amicizia tra la Regina Vittoria e il suo segretario indiano Abdul Karim. Che storia è? E’ la storia di uno scandalo, come nella migliore tradizione Reale britannica. Uno scandalo che ha il profumo della libertà, dell’uguaglianza, dell’amicizia a prescindere. E che per questo andava tenuta nascosta. Siamo alla fine del 1800, d’altronde, e se certi fatti sarebbero considerati scandalosi oggi figuriamoci all’epoca.

La Regina Vittoria, dunque, pensò bene di stringere amicizia niente meno che con un servitore indiano, Abdul. I figli della sovrana indiscussa del Regno di Gran Bretagna nascosero questa amicizia e fecero di tutto per non farne restare traccia nella Storia, ma non ci riuscirono. Tutti i documenti scritti riguardanti il giovane ‘Munshi’ (ovvero ‘maestro’) appartenenti alla Regina vennero distrutti e la verità si seppe solo una decina di anni fa, riemergendo da sotto la coltre del tempo come una mummia che cerca riscatto e vuole essere ricordata dai vivi. Era il 2010, infatti, quando venne rinvenuto il diario di Abdul, che svelò questa discussa e difficile amicizia, così complessa e articolata. La regina, più anziana di lui di 40 anni, era inconsapevolmente alla ricerca di una figura maschile che potesse sostituire il defunto marito, che lei aveva amato ma che era morto in giovane età.

L’incontro tra i due avvenne in occasione del giubileo d’oro della Regina, nel 1887, quando furono invitati a corte cinquanta re e regine provenienti da tutto il mondo. Dato che due dei monarchi presenti erano indiani, Vittoria pretese due camerieri di origini indiane. Uno dei due era proprio Abdul Karim, che catturò fin da subito la sua attenzione, tanto da fargli assumere il ruolo di suo servitore personale. A 24 anni, dunque, Abdul approdò in Inghilterra, ma malvolentieri: non voleva essere un servo e gli mancava la sua amata India. Vittoria, da servitore, lo nominò suo maestro, insegnante di lingua urdu. Il giovane divenne così influente che il narghilè, a Buckingham Palace, spopolava. Trascorsero gli anni e tra Abdul e Vittoria il legame si fece sempre più stretto, montando pettegolezzi e scandali. Abdul non solo era musulmano, ma anche di ceto sociale basso, ma nonostante questo aveva una grande influenza sulla Regina Vittoria, tanto da volerlo accanto a sé in viaggi e cerimonie ufficiali. Vittoria pensò anche al futuro: concesse ad Abdul una sostanziosa pensione e gli donò diversi terreni in India.

Abdul Karim

Gli storici, anche quelli contemporanei, hanno sempre escluso una relazione sentimentale tra i due, ma i sospetti furono tanti, soprattutto dopo una notte trascorsa insieme in uno dei cottage della Regina. Il loro, secondo quanto si legge nel diario di Abdul, fu solo un rapporto intenso di vera amicizia e di scambio di idee e di cultura. Vittoria era anomala per l’epoca: il razzismo non le apparteneva, tanto da aver abolito la schiavitù, oltre ad avere adottato Aina, una principessa-orfana Africana. Ad un certo punto Karim si sposò con una donna indiana, ma non riuscendo ad avere figli venne visitato dai medici di corte, interpellati dalla Regina Vittoria, che gli diagnosticarono la gonorrea. Vittoria morì nel 1901 e lui nel 1909 ad Arda, in India, nella propria lussuosa residenza privata, fatta realizzare dalla sua amica, la Regina Vittoria.