Banchi monoposto e scuole antisismiche: quando le priorità non sono né sicurezza né istruzione [FOTOGALLERY]

Nel nostro Paese si rischia ancora di morire a scuola per un terremoto di magnitudo modesta e i banchi monoposto sembrano essere diventati la priorità

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I banchi monoposto proposti dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina stanno facendo discutere – e non poco – l’Italia. Servono? Vale la pena spendere milioni di euro per acquistarli? Aiuteranno a rispettare il distanziamento sociale? Nel mondo politico e sui social è scoppiata la polemica. C’è chi teme che gli alunni, discoli e non, possano utilizzarli come una sorta di autoscontro, visto che sono dotati di rotelle;  c’è chi pensa, a ragione, che non siano adatti agli studenti sovrappeso, visto che non si può spostare la sedie che è ‘collegata’ al banco; c’è chi pensa, anche in questo caso a ragione, che il costo è un tantino eccessivo, e sebbene rappresentino uno strumento ‘del futuro’, le scuole italiane hanno sicuramente bisogno di tutt’altro, allo stato attuale. Considerando che abbiamo edifici fatiscenti, rischio sismico alto in diverse regioni e poca programmazione. Nel nostro Paese, in sostanza, si rischia ancora di morire per un terremoto di magnitudo modesta, solo a causa della carenze in materia di sicurezza sismica degli edifici pubblici, scuole in primis. Ma andiamo con ordine e partiamo dai numeri.

I banchi richiesti dagli istituti scolastici per la riapertura di settembre sono circa 2 milioni e mezzo (2.400.000) quindi meno dei 3 milioni previsti dal ministero prima di avviare la fase di consultazione, ma non sono tutti i moderni banchi proposti dal governo, anzi: la maggior parte dei presidi hanno richiesto quelli classici. Alla rilevazione, che si è conclusa lo scorso 21 luglio, hanno dato risposta poco più di 8 mila istituti su 8.390. Sono i dati elencati dal sottosegretario all’istruzione, Giuseppe De Cristofaro, intervenuto ieri in commissione cultura alla Camera. Durante il question time, in risposta al deputato Fusacchia (Gruppo Misto – Piattaforma Movimenta), De Cristofaro ha precisato che si tratta di dati ancora provvisori, “in quanto sono in corso di analisi e validazione da parte degli uffici competenti”. Nei giorni scorsi è stato infatti richiesto ai dirigenti scolastici di effettuare la compilazione di un sintetico questionario in cui indicare il numero di banchi monoposto (classici o innovativi) necessari per garantire il distanziamento fisico tra gli alunni.

Codacons, flop per i banchi di nuova generazione, richiesti solo per il 17 per cento degli alunni

domenico arcuriClamoroso flop per i banchi monoposto di nuova generazione al centro del bando del Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. In base alle rilevazioni del Miur, infatti, i banchi in questione sarebbero stati richiesti solo per 440.245 alunni, il 17 per cento del totale, mentre i banchi tradizionali richiesti sono stati 2.009.991, contro 1.374.425 sedie tradizionali. “Grazie al buonsenso dei presidi e alla battaglia del Codacons contro sprechi e appalti anti-economici gli innovativi banchi con le rotelle si sono rivelati un fallimento, e si e’ evitato un enorme spreco per le casse pubbliche – spiega il presidente Carlo Rienzi -. In base ai dati in nostro possesso, un banco monoposto tradizionale costa mediamente attorno ai 30 euro, con una spesa per la collettività che, sulla base dei numeri forniti dalle scuole, si aggirerà attorno ai 60 milioni di euro, e un evidente risparmio per le casse pubbliche. I banchi di nuova generazione, invece, hanno un costo sul mercato di circa 135 euro al pezzo, con una spesa totale per 440 mila alunni di circa 59,4 milioni di euro“.

Azzolina: “meno polemiche sui banchi a rotelle, lasciateci lavorare”

ministro lucia azzolinaIn riferimento alle polemiche sui nuovi banchi a rotelle, “abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici cosa volessero. Ci sara’ una gara europea e in questo momento e’ necessario farci lavorare, senza fare polemiche”. Così il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ospite della trasmissioneAgora’ Estate” su Rai3. “Si tratta di una gara europea, non abbiamo chiesto ad una singola azienda di produrre 2 milioni e mezzo di banchi. Potranno partecipare in tanti. Servono meno polemiche perché queste terrorizzano le famiglie“, sottolinea Azzolina. “Io devo riportare gli studenti a scuola. In Italia non e’ mai stato investito nulla sugli arredi scolastici. Vengo da una stagione di tagli, 8 miliardi, che hanno violentato la scuola. Ora il governo sta investendo e non gli si può fare una colpa“, conclude il ministro.

Lasciateci lavorare – ha ribadito -. Noi abbiamo il dovere di dire che il 14 settembre, perché così sarà, si torna a scuola“. “Servono 2,5 milioni di banchi, non si è mai investito nulla sugli arredi scolastici. Io ho subito i tagli sulla mia pelle, da docente – ha conclusa Azzolina – tagli che hanno ‘violentato’ la scuola. Adesso il governo investe e non e’ una colpa, anzi dovremmo essere apprezzati per questo” ha concluso.

Il caso: i banchi monoposto in uso già da 8 anni al ‘Majorana’ di Brindisi

I banchi innovativi sviluppati seguendo il modello delle scuole del nord Europa, non sono una novita’ per l‘istituto ‘Majorana’ di Brindisi, che da 8 anni ha iniziato la sua sperimentazione con una classe, estendendo poi a tutta la scuola il modello del banco monoposto. “Non è un cambiamento basato su ruote e colori, come stanno dicendo in questi giorni, ma e’ una profonda rivisitazione della didattica – commenta alla Dire Salvatore Giuliano, ex sottosegretario all’Istruzione e dirigente dell’istituto pugliese – Sono strumenti utilissimi per chi vuole attuare metodologie didattiche innovative. Ma di certo non basta quello per cambiare la scuola. Se non hai la mente predisposta all’innovazione non c’e’ computer che tenga. La differenza la fanno le persone“. All’istituto ‘Majorana’ l’introduzione dei nuovi banchi è stata accompagnata, infatti, da un processo di innovazione didattica che favorisce la peer education, i lavori di gruppo, e fa stimolare la creativita’ dei ragazzi. “Cosi’ si investe finalmente nell’apprendimento dei ragazzi, e posso dire che e’ un investimento, anche economico, che ritorna – aggiunge Giuliano – in 8 anni non se n’e’ danneggiato neanche uno, sono intatti. Questo vuol dire che non si cambiano spesso. Alle scuole e’ stata data la possibilita’ di cambiare, e se molti istituti superiori li hanno richiesti e’ perche’ c’e’ stata una riflessione sul futuro della didattica”.

Sui banchi monoposto c’e’ spazio anche per un vocabolario di greco, come ha ribadito anche la ministra dell’Istruzione, ma per Giuliano non e’ quello l’approccio da adottare. “Il vocabolario ci entra, ma forse bisognerebbe anche pensare a metodi e strumenti diversi per favorire l’apprendimento. Dovremmo approcciarci con un’ottica diversa, per capire come migliorare gli apprendimenti”. E sulle rotelle che, secondo la deputata di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, “trasformerebbero le aule in autoscontro“, Giuliano dice di “non aver mai assistito in questi anni a nessuna gara, competizione o sconto. Le sedie consentono di muoversi ma non sono pattini. Ne parlano in molti, ma non ne hanno vista neanche una“. A settembre, quindi, anche l’istituto brindisino dovra’ vedersela con orari scaglionati e distanziamento da rispettare, ma la presenza dei banchi monoposto rende piu’ facile l’attuazione delle linee guida, anche grazie all’allestimento di una nuova sede scolastica. “Siamo fieri della decisione presa 8 anni fa con i banchi e accompagnata da un processo di innovazione – conclude Giuliano -. I cambiamenti sono lenti, richiedono tempo. Ma sono convinto che quando torneremo in classe avremo con un bagaglio di competenze piu’ elevato. E occorrera’ metterlo a sistema”.

Banchi bocciati dal fisioterapista: obbligano ad unica postura, sono come piccole gabbie

Il distanziamento sociale a scuola è antitetico. La scuola non deve distanziare ma deve unire. E con questo tipo di banco il rischio è quello di sterilizzare gli alunni dal punto di vista sociale prima ancora che dal punto di vista sanitario”. A dirlo è Giuseppe Celesti, dottore fisioterapista e sociologo, intervistato da Orizzonte Scuola. In merito ai banchi e alla postura che assumerebbero i bambini Celesti spiega: “Non va bene, c’è uno spazio limitato tra la sedia e l’appoggio e non c’è dinamica. Obbligano a una una sola postura, senza possibilità di compensazione. Non esiste una postura ideale. La postura ideale è quella di cambiare sempre postura e movimento. E questa sedia non lo consente, sembra una piccola gabbia, sia pure dorata. Il tavolo è piccolo e non permette comfort e alcuna dinamica. Un alunno molto alto è obbligato a tenere le gambe molto flesse perché difficilmente potrebbe distenderele. Vanno bene per una conferenza o per un seminario ma non per un intero anno scolastico”.

Con le sedioline classiche cambia tutto – precisa ancora l’esperto – perché ci si può alzare e avvicinare al banco a seconda delle esigenze del momento. Queste potrebbero agevolare problemi circolatori per le compressioni glutee che possono interessare anche il nervo sciatico. Inoltre potrebbero essere discriminanti perché le persone robuste non riuscirebbero a entrarci”.

Sul piano sociale è ancora peggio, in questo caso. Si produce una chiusura relazionale, poiché si viene a perdere la complicità nel rapporto tra adolescenti, che è stata sempre esaltata dall’elemento condivisivo. Il banco viene condiviso, crea rapporto paritario, produce anche conflitti, fa proprio maturare l’esperienza conflittuale, che non va mai bypassata, perché fa crescere. Così invece si esalta l’individualismo, rende isolati i rapporti individualistici. E’diseducativo”, chiosa Celesti che esprime anche parecchi dubbi in merito alla capacità, di questi banchi, di evitare contagi in caso di Coronavirus.