Caldo e Pressione Alta: cosa mangiare per abbassarla? Dei potenti alleati contro l’ipertensione sono gli alimenti ricchi di potassio

Caldo: come abbassare la pressione alta con l'aiuto dell'alimentazione? Ecco cibi consigliati e da evitare per combattere l'ipertensione

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In estate il caldo costituisce un’ulteriore complicazione per chi soffre di pressione alta: l’ipertensione è una condizione molto diffusa, spesso determinata da un’alimentazione errata, e certamente le alte temperature non aiutano.
In Italia una persona su 3 ha livelli di pressione non ottimale che mettono in pericolo la salute del cuore e delle arterie.
La pressione alta è infatti considerata un importante fattore di rischio per l’ictus, l’infarto del miocardio, l’insufficienza cardiaca, gli aneurismi nelle arterie e per la malattia arteriosa periferica.
La condizione aggrava lo stato di salute di reni, fegato, arterie, cuore e sistema endocrino: ecco perché è fondamentale cercare di prevenirla anche con una corretta alimentazione e uno stile di vita sano.

Pressione alta, i cibi ricchi di potassio la abbassano

alimenti potassioRidurre il consumo di sale è fondamentale ma non è l’unica raccomandazione per tenere sotto controllo la pressione. Chi soffre di ipertensione, ovvero livelli di pressione uguale o superiore a 140/90 mmHg, deve far affidamento alla terapia farmacologica e ai consigli del medico,” sottolinea il Prof. Giulio Stefanini, Aiuto – Referente di Ricerca Clinica in ambito cardiovascolare di Humanitas, ma può aiutarsi anche con la dieta, riducendo l’assunzione di sale”
Sebbene le evidenze sulla relazione tra aumentato consumo di cibi ricchi di potassio e riduzione dei livelli della pressione arteriosa negli adulti necessiti di ulteriori confermespiega l’esperto su Humanitas Salutetuttavia è ormai noto che il potassio è coinvolto in diversi fenomeni che contribuiscono a regolare anche la pressione. Per esempio, il potassio favorisce la regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule, aiutando così anche a mantenere la pressione nella norma, e smorzando gli effetti del sodio che invece, in eccesso, tende a far aumentare il volume dei liquidi intra ed extra cellulari, favorendo anche un aumento della pressione. Inoltre, il potassio è coinvolto nella contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco, e ha un ruolo nella regolazione del battito cardiaco. Aumentare il consumo di alimenti ricchi di potassio, quindi, può aiutare a mantenere sotto controllo la pressione, ma è presto per dire che contribuisca anche ad abbassarla. Pertanto, dal momento che gli alimenti ricchi di potassio sono in genere cibi freschi, poco lavorati e poveri di sodio, aumentarne il consumo può aiutare a seguire anche uno stile di vita sano. La lavorazione degli alimenti, specie la salatura e la cottura, infatti, possono modificare sensibilmente il contenuto di potassio. I cibi da prediligere e non farsi mancare in caso di ipertensione sono dunque la verdura, in particolare le verdure a foglia verde, pomodori, cetrioli, zucchine, melanzane, ma anche la zucca, le patate, le carote, i fagioli bianchi, le banane e la frutta secca.”

Che cos’è il potassio?

Il potassio – si legge in approfondimento sull’argomento elaborato dall’Humanitas Research Hospital, ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario – è un macroelemento, cioè uno dei minerali presenti nell’organismo in quantità elevate. In effetti si tratta del principale minerale presente nelle cellule e in un individuo adulto ne sono presenti circa 180 grammi.

A che cosa serve il potassio?

All’interno dell’organismo il potassio è coinvolto in diversi fenomeni. Partecipa alla contrazione muscolare, inclusa quella del muscolo cardiaco, contribuisce alla regolazione dell’equilibrio dei fluidi e dei minerali all’interno e all’esterno delle cellule e aiuta a mantenere la pressione nella norma smorzando gli effetti del sodio. Inoltre può ridurre il rischio di calcoli renali ricorrenti e la possibilità di perdita di tessuto osseo verificabile durante l’invecchiamento.

In quali cibi si trova il potassio?

Il potassio è presente in tutti gli alimenti, ma ne sono particolarmente ricchi i vegetali freschi poco trasformati. La lavorazione può infatti modificare il contenuto di potassio dei cibi.
Le fonti principali sono fruttaverdura e legumi, in particolare le verdure a foglia verde, i pomodori, i cetrioli, le zucchine, le melanzane, la zucca, le patate, le carote, i fagioli e la frutta secca. In quantità inferiori è presente anche nei latticini, nella carne rossa, nel pollame e nel pesce.

Qual è il fabbisogno giornaliero di potassio?

Per un adulto si considera adeguato un apporto di 2.000 mg di potassio al giorno.

Quali conseguenze può determinare la carenza di potassio?

La carenza di potassio è considerata un evento altamente improbabile. Le sue conseguenze sono debolezza muscolareirregolarità del battito cardiaco, cambiamenti dell’umore, nausea e/o vomito.

Quali conseguenze può determinare un alto livello di potassio?

Il buon funzionamento dei reni permette di smaltire un eventuale un eccesso di potassio. Tuttavia, in caso di malfunzionamento renale e quando si assumono alcuni farmaci è possibile andare incontro a ipercalemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Le conseguenze più frequenti di questa situazione sono debolezza, rallentamento del battito cardiaco e pericolose aritmie.

“Ho i crampi, mi manca il potassio, devo mangiare più banane”

L’estate, soprattutto in chi fa sport di frequente, è spesso associata a un aumento dei crampi muscolari. La spiegazione più comune, ma secondo gli esperti “limitata e banale“, è “mi manca il potassio, devo mangiare più banane“. Peccato che non sia necessariamente così: a sfatare questo e altri luoghi comuni, spiegando perché capitano i crampi e come prevenirli con una corretta alimentazione e idratazione, è il dietista Giacomo Astrua su “Medical Facts“, il sito antibufale creato dal virologo Roberto Burioni.
Il crampo è una contrazione involontaria di uno o più muscoli – si spiega – si manifesta in maniera improvvisa ed è di durata solitamente breve e transitoria. Le cause sono molteplici, la principale è la disidratazione associata ad allenamenti lunghi e frequenti, svolti nelle stagioni più calde. Ma possono incidere anche il mantenimento di una posizione per un tempo prolungato, l’uso di diuretici e vere e proprie patologie come malattie neurologiche, delle arterie e del sistema muscolare.
Nel caso dell’accoppiata ‘caldo-attività fisica’, il muscolo ha questa contrazione perché si ha uno squilibrio chimico tra i vari sali minerali coinvolti nell’attività muscolare: il potassio, ma anche il sodio, il calcio e il magnesio. Uno squilibrio causato dalla disidratazione. Il problema, dunque, non è legato alla semplice mancanza di potassio, ma anche di altri sali o, comunque, a una sproporzione fra questi, evidenzia Astrua, ribadendo che la vera causa che provoca i crampi muscolari nelle giornate più calde: la disidratazione.
Cosa fare, dunque, per prevenire i crampi? Assumere sali minerali in quantità sufficienti e rimanere sempre idratati, raccomanda l’esperto. Questo punto è semplice, basta bere circa 2-3 litri di acqua nell’arco dell’intera giornata. Per i sali minerali, invece, bisogna fare attenzione a quanta frutta e verdura si mangia, ricordando che sono consigliate 5 porzioni da 200 grammi ciascuna e vanno preferiti prodotti di stagione ricchi di micronutrienti.
Per chi fa molto sport – più di un’ora 4-5 volte la settimana – può avere senso utilizzare integratori di sali minerali, ma per assumerli è essenziale consultare il parere del medico.
Infine, le banane: sembravano essere la soluzione per i crampi, ma non sono l’unico alimento ricco in potassio. Il consiglio del dietista è preferire sempre i prodotti di stagione, il cui contenuto di sali minerali è solitamente maggiore. Ad esempio il contenuto di potassio in 100 grammi di banane è pari a 350 mg, di kiwi è 400 mg, di avocado 450 mg, di cavolfiore 350 mg, di noci 368 mg, di finocchi 394 mg, di olive nere 432 mg, di spinaci crudi 530 mg. Infine, ricchissimi di potassio sono i pistacchi: 100 grammi ne contengono 972 mg.

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Pressione alta: come abbassarla in modo naturale con una semplice tisana

Numerose persone soffrono di pressione alta: l’ipertensione è una patologia molto diffusa, spesso determinata da un’alimentazione errata, che determina un’innalzamento della pressione del sangue nelle arterie, con un conseguente aumento del lavoro del cuore.

Un aiuto, spesso, può arrivare dai rimedi naturali, come ad esempio l’ibisco: la pianta, nota anche con il nome latino di Hibiscus Sabdariffa, può essere utilizzata per preparare un infuso ricco di antociani e dal forte potere antiossidante. Gli effetti benefici sarebbero legati alla capacità della pianta di determinare un’azione vasodilatatrice e di inibire l’assorbimento degli ioni calcio, la cui azione sulla muscolatura dei vasi ematici – in particolare delle arteriole – deve essere tenuta sotto controllo.
Tra le sue proprietà rientra quindi la capacità di tenere sotto controllo i valori della pressione: uno studio messicano del 2004 ha confrontato gli effetti dell’estratto di ibisco e quelli del composto chimico captopril, utilizzato come farmaco per il trattamento dell’ipertensione (e di alcune forme di insufficienza cardiaca). I ricercatori, monitorando 75 pazienti, hanno scoperto che, in tutti i casi, l’estratto di Hibiscus Sabdariffa è risultato avere un’efficacia più duratura rispetto a quella del farmaco nella riduzione della pressione diastolica e sistolica dei soggetti analizzati, tutti con diagnosi di pressione arteriosa alta. Si consideri che lo studio ha però dei limiti oggettivi legati soprattutto al numero esiguo del campione e all’assenza del doppio cieco.

Un team della Tuft University di Boston nel 2008 ha condotto un altro studio sulle proprietà anti ipertensive dell’ibisco, e secondo i risultati, per ottenere effetti benefici sui valori della pressione arteriosa bisognerebbe consumare circa 3 tazze al giorno dell’infuso preparato con la pianta.

La bevanda tra l’altro comporterebbe anche altri benefici, tra cui effetti diuretici e digestivi, ed avrebbe anche proprietà antisettiche riguardanti le vie urinarie. Ottima da consumare sia calda sia fredda, la tisana di ibisco se bevuta in grandi quantità può provocare effetti lassativi.

Gli alimenti da evitare e quelli consigliati per combattere la pressione alta

Ricordiamo che una delle cause principali dell’ipertensione è da ricercarsi in una vita troppo sedentaria e in un’alimentazione eccessivamente calorica.
In particolare vi sarebbero alcuni alimenti e bevande il cui consumo andrebbe evitato o comunque limitato.
Ecco i principali:

  • Sale 
  • Zucchero
  • Carni rosse
  • Formaggi
  • Latticini, eccetto quelli parzialmente scremati
  • Salumi e insaccati
  • Salse come senape, ketchup e maionese
  • Prodotti da forno
  • Liquirizia
  • Caffè 
  • Vino e alcol in genere 

Tra gli alimenti consigliati troviamo invece:

  • Cereali integrali
  • Frutta
  • Verdura
  • Legumi
  • Noci
  • Olio di oliva
  • Bacche di Goji 

Pressione alta: cos’è l’ipertensione

ipertensionePer ipertensione si intende l’aumento della pressione del sangue, cioè dei valori della pressione arteriosa, minima e massima. La pressione arteriosa è determinata dalla quantità di sangue che il cuore pompa nelle arterie e dalla resistenza al flusso che il sangue può incontrare nel suo percorso. L’aumento della pressione fa sì che il sangue prema contro le pareti delle arterie minacciandone la struttura.
Si può essere soggetti a ipertensione per interi anni senza avere sintomi. Meglio dunque controllare a intervalli regolari, soprattutto se si è persone anziane, la pressione, per cercare di evitare gravi danni alla salute, come quelli procurati da infarto e ictus.
L’ipertensione può essere causata da fattori genetici o fisiologici (per esempio l’età avanzata), da alterazioni patologiche, fattori ambientali (come stress, fumo, obesità) o da un eccessivo consumo di sale.

Di seguito l’approfondimento elaborato dagli esperti dell’Humanitas Research Hospital, un ospedale ad alta specializzazione, centro di Ricerca e sede di insegnamento universitario, che promuove la salute, la prevenzione e la diagnosi precoce.

Pressione alta: che cosa comporta?

ipertensione 40 anniL’ipertensione arteriosa non è una malattia, ma un fattore di rischio, ovvero una condizione che aumenta la probabilità che si verifichino altre malattie cardiovascolari (per esempio: angina pectoris, infarto miocardico, ictus cerebrale). Per questo, è importante individuarla e curarla: per prevenire i danni che essa può provocare.

Si parla di ipertensione arteriosa sistolica quando solo la pressione massima è aumentata; al contrario, nell’ipertensione diastolica, sono alterati i valori della pressione minima. Si definisce ipertensione sisto-diastolica la condizione in cui entrambi i valori di pressione (minima e massima) sono superiori alla norma.

Classicamente, e come conseguenza delle modificazioni che avvengono nell’organismo per effetto dell’invecchiamento, gli anziani e i grandi anziani (ultranovantenni) soffrono più spesso di ipertensione arteriosa sistolica isolata, con valori di pressione massima anche molto alti, e pressione minima bassa. Le forme di ipertensione diastolica isolata, al contrario, sono più frequenti nei soggetti più giovani.

Pressione alta: quali sono le cause dell’ipertensione?

L’ipertensione arteriosa può essere classificata in primaria e secondaria.

Nell’ipertensione arteriosa primaria (o essenziale), che rappresenta circa il 95% dei casi di ipertensione, non esiste una causa precisa, identificabile e curabile: gli elevati valori pressori sono il risultato dell’alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione (sistema nervoso autonomo, sostanze circolanti che hanno effetto sulla pressione).

Nel restante 5% dei casi, invece, l’ipertensione è la conseguenza di malattie, congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, e per questo viene definita ipertensione secondaria. In questi casi, l’individuazione e la rimozione delle cause (cioè, la cura della malattia di base) può accompagnarsi alla normalizzazione dei valori pressori.

A differenza dell’ipertensione arteriosa essenziale, che classicamente interessa la popolazione adulta, l’ipertensione secondaria interessa anche soggetti più giovani e spesso si caratterizza per valori di pressione più alti e più difficilmente controllabili con la terapia farmacologica.

È importante sottolineare che in alcuni casi l’aumento dei valori di pressione arteriosa dipende dall’uso (talvolta dall’abuso) di alcune sostanze tra cui, per esempio, la liquirizia, gli spray nasali, il cortisone, la pillola anticoncezionale, la cocaina e le amfetamine. In questi casi, sospendendo l’assunzione di queste sostanze, i valori pressori tornano alla normalità.

Pressione alta: quali sono i sintomi dell’ipertensione?

L’aumento dei valori pressori non sempre si accompagna alla comparsa di sintomi, specie se avviene in modo non improvviso: l’organismo si abitua progressivamente ai valori sempre un po’ più alti, e non manda segnali al paziente. Per questo, molte delle persone affette da ipertensione non lamentano sintomi, anche in presenza di valori pressori molto elevati.

In ogni caso, i sintomi legati all’ipertensione arteriosa non sono specifici, e per questo sono spesso sottovalutati o imputati a condizioni diverse. Tra i sintomi più comuni rientrano:

  • Mal di testa, specie al mattino
  • Stordimento e vertigini
  • Ronzii nelle orecchie (acufeni, tinniti)
  • Alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi)
  • Perdite di sangue dal naso (epistassi)

Nei casi di ipertensione secondaria, ai sintomi aspecifici possono associarsene altri, più specifici, dovuti alla malattia di base.

La scarsità dei sintomi e la loro aspecificità sono il motivo principale per cui spesso il paziente non si accorge di avere la
pressione alta. Per questo è fondamentale controllare periodicamente la pressione: fare diagnosi precoce di ipertensione arteriosa significa prevenire i danni ad essa legata e, quindi, malattie cardiovascolari anche invalidanti.

Pressione alta: quali fattori predispongono le persone all’ipertensione?

  • Familiarità: la presenza, in famiglia, di soggetti ipertesi aumenta la probabilità che un paziente sviluppi ipertensione arteriosa.
  • Età: la pressione arteriosa aumenta con l’avanzare dell’età, per effetto dei cambiamenti che si verificano a carico dei vasi arteriosi (che, invecchiando, diventano più rigidi). Ad un certo punto, mentre la pressione sistolica (massima) continua ad aumentare per effetto dell’età, la diastolica (minima) non aumenta più o, addirittura, tende a diminuire; questo spiega le forme di ipertensione sistolica isolata tipica dei grandi anziani.
  • Sovrappeso: sovrappeso e obesità, attraverso meccanismi diversi e complessi, si associano ad un incremento dei valori pressori.
  • Diabete: questa condizione, grave e assai diffusa tra la popolazione adulta, si associa spessissimo ad un incremento della pressione arteriosa, aumentando in modo significativo il rischio di malattie cardiovascolari.
  • Fumo: il fumo di sigaretta altera acutamente i valori di pressione arteriosa (dopo aver fumato, la pressione resta più alta per circa mezz’ora); a questo, si associano i danni cronici che il fumo induce sui vasi arteriosi (perdita di elasticità, danno alle pareti vascolari, predisposizione alla formazione di placche aterosclerotiche).
  • Disequilibrio di sodio e potassio: mangiare cibi troppo salati ed, in generale, una dieta troppo ricca di sodio o troppo povera di potassio, possono contribuire a determinare l’ipertensione arteriosa.
  • Alcool: un consumo eccessivo di alcoolici (più di un bicchiere al giorno per le donne, due per gli uomini) può contribuire all’innalzamento dei valori pressori, oltre che danneggiare il cuore (che, per effetto del troppo alcool, tende a dilatarsi e a perdere la sua funzione di pompa, con gravi conseguenze su tutto l’organismo).
  • Stress: lo stress (fisico ed emotivo) contribuisce al mantenimento di valori di pressione più alti. Questo spiega, per esempio, perché in occasione delle visite mediche, la pressione è spesso più alta rispetto a quella che il paziente si misura al domicilio; perché la pressione possa essere più alta nei giorni lavorativi rispetto ai periodi di vacanza, ed anche perché i valori di pressione aumentino mentre si fa esercizio fisico.
  • Sedentarietà: non possiamo affermare che la sedentarietà faccia aumentare la pressione arteriosa; è certo, tuttavia, che l’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso) contribuisca a ridurre i valori pressori e a migliorare le prestazioni fisiche (l’allenamento aumenta progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi).

Pressione alta: diagnosi dell’ipertensione

pressione altaLa misurazione della pressione arteriosa viene espressa attraverso due valori, pressione sistolica (massima) e pressione diastolica (minima), che dipendono dal fatto che il muscolo cardiaco si contrae (sistole) e si rilassa (diastole) tra un battito e l’altro.

I valori normali per la popolazione adulta sono compresi entro i 140/85 mmHg. Pertanto, si parla di ipertensione quando uno o entrambi i valori di pressione sono costantemente superiori alla norma.

Poiché l’incremento dei valori pressori spesso non si accompagna a sintomi e poiché, quando presenti, questi non sono specifici, il solo modo per fare diagnosi di ipertensione arteriosa è quello di sottoporsi periodicamente a misurazioni della pressione. In caso contrario, può succedere che si faccia diagnosi quando i valori di pressione, alti da parecchio tempo,
hanno già fatto danno o, addirittura, in occasione di eventi acuti (infarto miocardico, ictus cerebrale).

Una volta fatta diagnosi di ipertensione arteriosa, è utile sottoporsi ad alcuni esami che permettono di capire se l’ipertensione ha già danneggiato i vasi, il cuore, i reni, aiutando il medico nella definizione del profilo di rischio cardiovascolare dei pazienti e nella scelta della terapia antiipertensiva più adatta.

Pressione alta e trattamenti: come si cura l’ipertensione?

pressione altaIl trattamento dell’ipertensione arteriosa, anche quando preveda il ricorso a farmaci, non può assolutamente prescindere da cambiamenti nello stile di vita.

L’obiettivo del trattamento della pressione arteriosa deve essere quello di riportare i valori pressori alla normalità (cioè, entro i 140/85 mmHg, a meno di patologie concomitanti, che impongono valori di pressione più bassi): non basta, pertanto, abbassare un po’ la pressione, ma è importante normalizzarla (diversamente, il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari resterà aumentato).

Una dieta povera di sale, l’attività fisica moderata e costante (30 minuti/die di camminata veloce o di cyclette), il controllo del peso corporeo (la perdita di peso, in caso di sovrappeso/obesità), l’astensione dal fumo di sigaretta, un consumo controllato di alcoolici, sono tutti atteggiamenti raccomandabili in caso di riscontro di aumentati valori pressori. Nei casi di lievi aumento della pressione arteriosa, ed in assenza di altri fattori di rischio associati (fumo, diabete, ipercolesterolemia, obesità), queste modificazioni dello stile di vita possono essere la sola terapia prescritta dal medico, e possono essere efficaci nel riportare la pressione arteriosa a valori normali.

Una volta fatta diagnosi di ipertensione arteriosa e riviste le abitudini di vita, può essere necessario intraprendere una terapia farmacologica, il cui scopo è proprio quello di normalizzare la pressione arteriosa.

È importante sapere che la terapia antiipertensiva è una terapia cronica, che va assunta per molti anni (raramente succede che un paziente iperteso ad un certo punto possa smettere di assumere i farmaci per la pressione).

I farmaci di cui disponiamo sono molti, ed agiscono sul controllo della pressione arteriosa con meccanismi diversi; sono tutti efficaci e sicuri, e la scelta del tipo di antiipertensivo da utilizzare viene fatta dal medico sulla scorta della storia del paziente e della presenza di altre patologie associate.

In alcuni pazienti l’uso di un solo antiipertensivo è sufficiente per normalizzare la pressione arteriosa, in altri è necessario
ricorrere all’associazione di più farmaci, che agendo con meccanismi diversi concorrono al controllo della pressione. Dover assumere più antiipertensivi non significa avere un’ipertensione più aggressiva: semplicemente, ogni paziente risponde in modo diverso alle singole terapie. Per questo, trovare il o i farmaci efficaci e meglio tollerati può richiedere un po’ di tempo. E può anche succedere che dopo anni di terapia, un paziente richieda l’aggiunta o il cambio di un farmaco: non è colpa dell’antiipertensivo che perde efficacia, ma è l’effetto della pressione arteriosa, che con gli anni cambia.

In alcuni pazienti, l’utilizzo anche di 4-5 farmaci antiipertensivi a dosaggio pieno non è sufficiente a controllare la pressione
arteriosa; si parla, in questi casi, di ipertensione arteriosa resistente. Recentemente sono state proposte nuove terapie non farmacologiche per il trattamento di queste forme di ipertensione arteriosa (denervazione delle arterie renali).

Farmaci antiipertensivi:

  • ACE inibitori, antagonisti del recettore per l’angiotensina II (Angiotensin II receptor Blocker – ARBs) o sartani, inibitori diretti della renina: abbassano la pressione interferendo con la produzione di alcune sostanze circolanti che compongono il cosiddetto sistema renina-angiotensina-aldosterone. Ogni classe di farmaci è attiva in un punto di verso di questo sistema.
  • Calcio antagonisti: controllano la pressione inducendo vasodilatazione.
  • Diuretici: aiutano l’organismo a smaltire acqua e sali minerali (sodio)
  • Alfa e beta bloccanti: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo periferico della pressione arteriosa
  • Simpaticolitici ad azione centrale: agiscono a livello dei meccanismi nervosi di controllo centrale (sistema nervoso centrale) della pressione arteriosa

Pressione alta: attenzione a non trascurare i valori “borderline” e i primi segnali di ipertensione

pressione alta

In Italia una persona su 3 ha livelli di pressione non ottimale che mettono in pericolo la salute del cuore e delle arterie. L’ipertensione arteriosa è infatti tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus, scompenso cardiaco), che costituiscono la prima causa si morte nel nostro Paese con 240mila decessi ogni anno. Quello che però spesso si sottovaluta è l’esistenza di un’anticamera dell’ipertensione, la cosiddetta pressione normale-alta o pre-ipertensione, che si manifesta con valori a ridosso di quelli patologici, sulla quale è opportuno intervenire tempestivamente per evitare che negli anni si trasformi in ‘vera’ ipertensione. La buona notizia è questa condizione può essere tenuta sotto controllo con strategie di intervento non farmacologiche, grazie alla recente disponibilità di nuovi integratori alimentari specifici, da utilizzare sempre in abbinamento a modifiche dello stile di vita.

Un recente Documento di consenso della Società Europea dell’Ipertensione (ESH), pubblicato sul Journal of Hypertension [2], ha infatti confermato che nei soggetti con livelli pressori borderline (compresi tra 130/139 mmHg per la massima e 85/89 mmHg per la minima), è raccomandato l’utilizzo di alimenti funzionali, prodotti nutraceutici e componenti di origine naturale che si sono dimostrati efficaci nel controllo della pressione arteriosa in studi clinici randomizzati e controllati. Il paper ribadisce quanto già affermato dalle Linee Guida ESH/ESC [3] circa la possibilità di ricorrere a un approccio non farmacologico in presenza di dislivelli pressori moderati (valori normali di pressione arteriosa sono considerati sistolica < 140 mmHg e diastolica < 90 mmHg).

Su questi temi si è confrontato un board di esperti in cardiologia e nutraceutica durante il webinar “FIRST, un primo approccio naturale contro i primi segnali di ipertensione”, organizzato da Neopharmed Gentili, azienda farmaceutica italiana specializzata nel trattamento delle principali patologie cardio-metaboliche.

Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di non trascurare i primi segnali dell’ipertensione, ricordando che il rischio di morte per malattia cardiovascolare è direttamente proporzionale all’aumento dei livelli di pressione arteriosa, già a partire da valori di 115 mmHg sistolici e 75 mmHg diastolici.

“Gli integratori alimentari sono prodotti efficaci e sicuri, in particolare nelle condizioni di cosiddetta pressione normale-alta. Esiste un’ampia letteratura scientifica a supporto dell’efficacia clinica di formulazioni naturali che combinano elementi in grado di modulare i livelli di pressione arteriosa”, spiega il Prof. Arrigo Cicero, Presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINut)Magnesio, ortosifon, biancospino e ibisco sono tra i principali componenti con efficacia dimostrata nel contrastare i primi segnali dell’ipertensione. I meccanismi d’azione di queste sostanze sono per lo più correlati al ripristino dell’omeostasi vascolare (miglioramento della funzionalità endoteliale), con il vantaggio di non avere effetti collaterali ipotensivanti e risultando sicuri anche se utilizzati in soggetti fragili”.

pressione altaQuesti nutrienti hanno dimostrato di ridurre i valori di pressione arteriosa in media dai 2 ai 5 mm, con un impatto diretto sulla prevenzione del rischio cardiovascolare associato all’ipertensione. “È stato osservato – continua il Prof. Ciceroche per ogni 2mm di riduzione della pressione sistolica nella popolazione generale è possibile ottenere una riduzione del 7% dell’incidenza di cardiopatia ischemica e del 10% dell’incidenza di ictus”.

Ognuno dei nutrienti attivi sulla pressione arteriosa ha un meccanismo d’azione principale e almeno uno ancillare additivo: il biancospino è un ACE-inibitore e presenta proprietà rilassanti, il magnesio ha un effetto rilassante e in parte anche vasodilatatore, l’ortosifon è diuretico ed ha un’azione secondaria ACE-inibitore, l’ibisco è infine un antiossidante, cui si associa anche un’azione additiva vasodilatatrice.

“Come già ampiamente dimostrato nel caso dell’ipercolesterolemia, oggi gli integratori alimentari rappresentano un’arma in più a disposizione degli specialisti anche per la riduzione del rischio cardiovascolare correlato alle prime manifestazioni di ipertensione arteriosa”, conclude il Prof. Cicero.

1 Nutraceuticals and blood pressure control: a European Society of Hypertension position document. J Hypertens. 2020 May;38(5):799-812. doi: 10.1097/HJH.0000000000002353.

2 Lewington et al. Lancet. 2002;360:1903-1913.

32018 Practice Guidelines for the management of arterial hypertension of the European Society of Hypertension and the European Society of Cardiology: ESH/ESC Task Force for the Management of Arterial Hypertension. J Hypertens 2018; 36:2284–2309.


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