Lo stato di emergenza “viene a scadere alla fine di questo mese. Anche in mancanza di un obbligo normativo, ritengo doveroso condividere con il Parlamento questa decisione. Si è concluso poche ore fa un Cdm nel quale abbiamo valutato la proroga dello stato d’emergenza“. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervenendo in Senato per le comunicazioni sulle ulteriore iniziative del Governo in merito all’emergenza Covid. Nel corso del consiglio dei ministri di questa mattina “e’ emerso l’indirizzo di limitare l’estensione temporale” dello stato di emergenza “al prossimo mese di ottobre. La proroga è una facoltà espressamente prevista dalla legge e attivabile ogni qual volta, anche a distanza di tempo dell’evento, si rende necessaria. Questa esigenza si verifica quasi sempre. Lo dimostrano diversi precedenti. Ad oggi la pandemia, seppure in misura contenuta e territorialmente circoscritta, non ha completamente esaurito i suoi effetti“, ha aggiunto Conte.
“Il Comitato tecnico scientifico (Cts) rileva che, sebbene la curva dei contagi e dell‘impatto sul Ssn si siano significativamente ridotti rispetto alla fase piu’ acuta dell’infezione, il virus continua a circolare nel Paese dando luogo a focolai che al momento vengono prontamente identificati e circoscritti. Il Comitato tecnico scientifico interpellato il 24 luglio dal ministro della Salute, ha fornito un parere che contiene a mio avviso considerazioni risolutive sulla necessita’ della proroga. La scelta di prorogare lo stato di emergenza non puo’ ritenersi lesiva della nostra immagine all’estero, che non sia cioe’ sicuro per i turisti. Non vi e’ questo rischio, anzi: e’ vero il contrario. Garantiamo un paese piu’ sicuro per tutti”, dice il premier Conte in aula al Senato. E aggiunge: “Questo dibattito parlamentare dovrebbe attenersi ai profili tecnici giuridici della decisione. Una impropria drammatizzazione del significato dello stato di emergenza” e’ “suscettibile di creare un potenziale nocumento all’immagine del paese all’estero”, ha affermato Conte.

“La proroga dello stato di emergenza non incide sul potere di emanare decreti da parte del presidente del Consiglio, il potere di emanare dpcm è correlato alla data del 31 luglio. Qualora si adottasse la delibera di proroga non per questo il premier sarebbe autorizzato a emanare dpcm, mentre si radica nella normativa di rango primario, lo stato di emergenza non può legittimare i dpcm, se non fosse affiancata da fonte di rango primario. Quel potere richiederà un nuovo decreto. Alla decisione di prorogare sono stati attribuiti significati di ogni tipo, fino alla volontà di preservare poteri extra ordinem, suscettibili di alterare l’ordinaria dialettica democratica“, ricorda il presidente del Consiglio. “E’ stata espressa anche la paradossale tesi giuridica – conclude – che sarebbe stato meglio ricorrere a ordinanze del ministro della salute, una forma ritenuta più democratica del percorso seguito”.
Proroga dello Stato di emergenza per il coronavirus fino al 15 ottobre, secondo quanto prevede il testo della risoluzione, ancora in via di limatura, che la maggioranza metterà in votazione al Senato dopo le comunicazioni del premier Giuseppe Conte a palazzo Madama proprio sulla proroga.
La maggioranza impegna il governo “a definire come termine ultimo per lo stato di emergenza nazionale il 15 ottobre 2020” e a “definire, altresì, con norma primaria le eventuali misure di limitazione di liberta’ fondamentali”. Lo si legge nel testo della risoluzione di maggioranza depositata in Senato dopo le comunicazioni del premier Conte sulla proroga dello stato d’emergenza per il Coronavirus. Il riferimento a norme primarie indica dunque la necessita’ di intervenire con decreti legge, non dpcm, per eventuali nuove limitazioni anti-contagio.
