Coronavirus, epidemiologo: “La pandemia si è spostata nei Paesi negazionisti, non è un caso”

Coronavirus: l'epidemiologo si dice "preoccupato per i nuovi focolai in Spagna, Romania, Balcani e Francia. Ognuno di noi deve essere responsabile e non abbassare la guardia"

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E’ più che altro l’onda lunga della prima infezione che ormai è diventata uno tsunami negli Stati Uniti. La pandemia si è spostata da New York, dove è arrivato il virus, negli Stati a sud e ovest, come è normale che sia. L’errore è stato sottovalutare la situazione di New York con una riapertura un po’ troppo affrettata in alcuni Stati“: lo ha spiegato, in un’intervista al Corriere della Sera, Paolo Bonanni, epidemiologo, ordinario di Igiene all’Università di Firenze. “Non è un caso che succeda in Paesi di fatto negazionisti, che non hanno mai accettato una politica di chiusura e di distanziamento come Stati Uniti e Brasile. La prevenzione è identica in tutto il mondo: igiene delle mani, distanziamento, utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi. L’Italia, con un lockdown serio e una severità di comportamenti è andata meglio di tanti altri Paesi“.
Il presidente Trump ha fatto male a non ascoltare gli esperti. Il virus sta circolando molto negli Stati Uniti e abbiamo visto in Italia che l’uso diffuso della mascherina ha contribuito moltissimo al rallentamento dell’epidemia. Va però indossata bene. Vedo anche da noi un certo rilassamento, molte persone portano la mascherina sotto il mento. In un mondo globalizzato basta una scintilla per far ripartire i contagi“.
Secondo Bonanni in India invece “il problema sembra essere la scarsa capacità degli ospedali delle grandi città a ricoverare e trattare pazienti Covid-19. Il sistema sanitario è molto debole. La situazione è inoltre peggiorata dopo le prime riaperture approvate dal governo indiano, preoccupato per le gravi conseguenze sull’economia che stava provocando il lockdown“. In Sudafrica, “c’è un problema di strutture sanitarie, ma la situazione è certamente simile agli altri Paesi africani, con la differenza che il Sudafrica, con un sistema sanitario più avanzato rispetto ai vicini, traccia e conta i casi.”
Riguardo l’Europa, Bonanni si dice “preoccupato per i nuovi focolai in Spagna, Romania, Balcani e Francia. Ognuno di noi deve essere responsabile e non abbassare la guardia. Il servizio sanitario deve essere capace di testare e tracciare chi arriva dall’estero. Contenere una decina di focolai è possibile, se diventano 200-300 torniamo alla situazione di marzo e un nuovo lockdown sarebbe un suicidio per il nostro Paese“.