Coronavirus e rientro a scuola, Miozzo (CTS): in caso di focolaio “chiuderemo solo l’istituto interessato per il tempo necessario”

Se dovesse esserci un focolaio, assicura Miozzo, "bisognerà valutare la sua entità", "non chiuderemo tutte le scuole, ma quell'istituto il tempo necessario"

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Stiamo pensando a un’indagine di massa. Certo non potrà riguardare tutti gli 1,2 milioni di docenti e altro personale che lavora nelle scuole, ma l’obiettivo è di arrivare a numeri molto importanti“: lo ha dichiarato, in un’intervista a Il Sole 24 ore, Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico.
Se dovesse esserci un focolaio, assicura, “bisognerà valutare la sua entità“, “non chiuderemo tutte le scuole, ma quell’istituto il tempo necessario per sanificare gli ambienti e testare e tracciare tutti gli studenti e i professori che sono venuti a contatto con i positivi“. Se il positivo dovesse essere un professore che insegna in tante classi “l’operazione sarà più complessa“.
Miozzo ha spiegato che quella di chiudere le scuole “è stata una decisione sofferta“, a causa della quale i ragazzi hanno pagato una prezzo altissimo, ma è anche stata saggia, e per due motivi: perché “se avessimo riaperto a maggio si sarebbe alzato sicuramente il contagio come è accaduto nei Paesi che lo hanno fatto e poi abbiamo tenuto conto del calendario scolastico italiano che rispetto ad altri Paesi del Nord Europa prevede la chiusura a inizio giugno“.
Se l’anno si fosse concluso a fine luglio probabilmente avremmo preso una decisione diversa“.
I principi cardini per il rientro degli studenti, ribadisce Miozzo, sono “quelli che ispirano la ripresa di tutte le attività e che si basano su evidenze scientifiche“: il distanziamento di un metro tra gli studenti, l’igiene delle mani e la sanificazione degli ambienti e l’utilizzo della mascherina.
Sugli spazi l’esperto specifica: “Noi siamo tecnici che danno indicazioni sulla base di valutazioni scientifiche. Queste ci dicono che per arginare il contagio per via aerea, le famose goccioline droplet, serve un metro di distanza. Noi non possiamo dire che, visto che gli spazi non ci sono, allora bastano 20 centimetri“, quindi “dico che non possiamo addossarci la responsabilità di 50 anni di distrazione pubblica verso la scuola dove non si fanno investimenti sulle aule e gli spazi da tanti anni. Bisogna dunque pianificare il rientro a scuola da adesso e sicuramente si è già in ritardo. Certo non si possono comprare 8 milioni di banchi singoli il 1 settembre“. Il consiglio dell’esperto è “mettersi in contatto con la protezione civile del posto e con i dipartimenti di prevenzione del territorio che su spinta del ministero della Salute aiuteranno la scuola in tutte le attività di prevenzione, controllo e tracciamento. Sono le uniche armi che abbiamo finora contro il virus e hanno funzionato. Su queste dobbiamo puntare“.