Il Coronavirus “ha siglato una tregua estiva”, esperto: “In autunno ci faremo trovare pronti con farmaci e medicina territoriale”

Coronavirus, farmacologo: "COVID-19 ha siglato una tregua estiva col nostro Paese. E’ però una tregua armata: il virus non ha rinfoderato le armi"

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Farmaci e linee guida per il trattamento precoce costituiscono un aspetto sinora poco sfruttato ma fondamentale per trattare il Covid. Oggi è venuto il momento di fare ordine in modo scientificamente razionale su quali farmaci selezionare, come associarli e in quale fase della malattia somministrarli.
COVID-19 ha siglato una tregua estiva col nostro Paese. E’ però una tregua armata: il virus non ha rinfoderato le armi. Non possiamo quindi fidarci del tutto dell’apparente calma. Ma possiamo sfruttare la pausa per non farci trovare ancora impreparati se in autunno il fronte dovesse riaprirsi
“: è Piero Sestili, Professore Ordinario di Farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari-Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, in un post sulla pagina Facebook “Pillole di Ottimismo” varata dal virologo Guido Silvestri, a fare il punto sulle possibili “armi intelligenti” da mettere in campo “non disponendo ancora né di un vaccino né di un potente farmaco anti Sars-CoV-2“.

Ricerca medica scientificaLa prima ondata l’abbiamo affrontata con il distanziamento, il lockdown, gli ospedali e le terapie intensive perché ci siamo accorti del virus quando ci aveva già invaso. Oggi però dobbiamo scongiurare questo rischio, e assicurare agli ospedali la loro regolare operatività, anche perché le altre malattie non sono andate in pensione.
Dobbiamo allora cambiare il campo di battaglia e trasferirlo sul territorio. Lì abbiamo già truppe avanzate: i medici di base e le USCA che hanno bisogno di dotazioni (protezioni personali ecc ecc), supporto diagnostico (tamponi più numerosi e veloci, criteri di diagnosi clinica consolidati) e soprattutto armi (farmaci utili a gestire la fase iniziale della malattia) con le istruzioni su come usarle al meglio (linee guida sviluppate su basi più razionali).
Farmaci e linee guida per il trattamento precoce costituiscono un aspetto sinora poco sfruttato ma fondamentale, non disponendo ancora né di un vaccino né di un potente farmaco anti SARS-CoV-2, le armiintelligenti” capaci di debellare definitivamente il virus.
Tuttavia oggi conosciamo la COVID-19 molto meglio di sei mesi fa e sappiamo con certezza, ad esempio, che l’infiammazione costituisce l’innesco capace di far esplodere la malattia nelle sue forme più pericolose e letali. L’infiammazione, come pure la coagulopatia, sono reazioni abnormi dell’ospite che in realtà sappiamo già oggi con quali farmaci curare (meglio ancora limitare o prevenire) perché lo facciamo continuamente nella gestione di molte altre malattie più o meno gravi e assai diffuse.
Si tratta di farmaci che non agiscono contro il virus ma piuttosto sull’ospite, che possono spegnere sul nascere l’escalation della malattia prima che la situazione si aggravi tanto da richiedere il ricovero. In verità di questi farmaci ne abbiamo già usati parecchi contro COVID-19, ma in modo disordinato e poco efficace, tanto che non è nemmeno semplice capire quale combinazione funzioni meglio o peggio delle altre, forse anche perché non c’è stato ancora il tempo per rifletterci.
Oggi però è venuto il momento di fare ordine in modo scientificamente razionale su quali farmaci selezionare, come associarli e in quale fase della malattia somministrarli, stabilendo delle linee guida che, pur nell’autonomia di scelta del medico, gli consentano di avviare tempestivamente e senza confondimenti la terapia della COVID-19.
Non c’è ad oggi una ricetta sicura, ma vi sono già alcuni ingredienti importanti (tutti suffragati da dati o ipotesi pubblicati nella letteratura scientifica internazionale) in grado di dare delle buone risposte. Prima delle risposte, proviamo però a porci alcune domande. Ad esempio, una volta accertata la COVID-19 in fase iniziale, quando cominciare la terapia antinfiammatoria e con che farmaci?
I FANS (la classe dell’aspirina) sono stati sottoutilizzati per via di alcuni timori forse eccessivi, ma potrebbero essere recuperati per incidere già da subito sul decorso della malattia sostituendo la tachipirina, che smorza solo alcuni sintomi semplicemente “mascherandoli”. I FANS inoltre, soprattutto la cara vecchia aspirina, hanno anche la capacità di ridurre la coagulazione del sangue e potrebbero coalizzarsi con l’eparina (già oggi una certezza) per evitare quei fenomeni microtrombotici disseminati così pericolosi.
Alcuni farmaci antiasmatici come i cromoni o gli antileucotrienici potrebbero essere presi in considerazione come primissimo intervento per modulare la risposta infiammatoria, e anche il glutatione o la N-acetil-cisteina possono essere associate per alzare le barricate polmonari contro il virus.
E a proposito di antinfiammatori, è davvero necessario attendere che la malattia diventi “severa” per prescrivere i cortisonici? Dobbiamo davvero temere così tanto i loro effetti immunosoppressivi? Probabilmente no: il loro utilizzo ancora in ambito domiciliare nei casi in cui la malattia non tende a migliorare potrebbe fare davvero la differenza.
A questo punto – accanto al cortisone – è buona norma utilizzare gli antibiotici: quali usare? L’azitromicina è stata probabilmente una buona indicazione anche per alcuni effetti indipendenti dalla sua attività batteriostatica, ma non è l’unica opzione. Forse sarebbe il caso di considerare anche antibiotici battericidi come le cefalosporine, le penicilline e i chinoloni per bloccare sul nascere qualunque tentativo dei batteri di approfittare delle cattive condizioni respiratorie del paziente COVID-19.
Sul fronte dei farmaci antivirali, pur non avendone ancora di altamente specifici contro SARS-CoV-2, va detto che il remdesivir sta dimostrando una certa efficacia, e potrebbe esserlo anche somministrato già dai primi sintomi sotto forma di pratico spray.
Sugli antivirali vale anche la pena ricordare che la loro efficacia contro virosi a rischio di rapida evoluzione è tanto maggiore quanto più tempestivo e precoce è il loro utilizzo. Purtroppo nei mesi scorsi questo principio è stato scarsamente applicato se non per la idrossiclorochina, la cui attività tuttavia è stata molte volte messa in dubbio, forse anche perché è stata testata nelle fasi ormai avanzate della COVID piuttosto che in quelle iniziali.
Infine, ultima domanda ma non in ordine di importanza: oltre ai farmaci “veri e propri”, esistono interventi da attuare addirittura prima di subire l’eventuale contagio (sempre coi debiti e ottimistici scongiuri), per renderci più resistenti e resilienti all’attacco del virus?
Questo tipo di intervento preventivo potrebbe essere di grande giovamento proprio per le sfortunate categorie “a rischio”. A questo proposito stanno delineandosi alcuni agenti spesso “all natural” che potrebbero validamente adempiere a questo scopo.
Si tratta ad esempio delle vitamine C e D, di alcuni flavonoidi come la quercetina o la luteolina, di probiotici e prebiotici per ottimizzare la salute del microbiota intestinale e di riflesso di quello polmonare.
Insomma, abbiamo ancora un arsenale da sfruttare al meglio per intervenire nelle fasi di COVID-19 che possono essere ancora gestite in ambito domiciliare o comunque non ospedaliero. A marzo l’impreparazione ha lasciato molti pazienti a casa trattati con la sola tachipirina, e sappiamo come è andata a finire.
Il messaggio chiaro quindi, è che bisogna utilizzare la pausa estiva per riordinare le idee e mettere a disposizione della medicina territoriale delle linee guida sicure, praticabili e ragionevolmente più efficaci, scongiurando una nuova pressione sugli ospedali che sarebbe insostenibile.
L’ottimismo ha quindi ulteriori assi nella manica pronti ad essere calati dai suoi giocatori più abili e tenaci: la conoscenza e il metodo scientifico.
AVVERTENZE. La “pillola” odierna potrebbe indurre qualche lettore sin troppo previdente e incline all’ipocondria a procurarsi subito scorte dei farmaci di cui sopra. Invitiamo a non cedere a questa tentazione perché
1) i farmaci in questione sono sempre e ampiamente disponibili;
2) richiedono la prescrizione del medico curante, che non rilascia ricette per un domani che speriamo non verrà;
3) anche i prodotti da banco come l’aspirina sono pur sempre dei farmaci e, pur non necessitando di ricetta medica, debbono essere assunti con consapevolezza e attenzione: esponete sempre il problema al vostro farmacista.
4) le pillole di ottimismo funzionano meglio se accompagnate al buon senso; sono state al contrario segnalate interazioni negative piuttosto gravi con la superficialità e la medicina “fai da te”.