Coronavirus, Zaia: “La caserma Casier-Treviso è una zona rossa, da lì nessuno deve uscire”

Coronavirus, Zaia: "Per me quella caserma di Casier-Treviso è una zona rossa: lo è quantomeno da un punto di vista sanitario"

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Stamattina ho sentito il prefetto di Treviso. Stiamo ragionando per capire se abbiamo potestà giuridica per fare qualcosa di più a Treviso. Per me quella caserma di Casier-Treviso è una zona rossa: lo è quantomeno da un punto di vista sanitario“: lo ha affermato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante in consueto punto stampa presso la sede della Protezione Civile di Marghera. “Da quella caserma nessuno deve uscire, a meno che non dichiarino di fare la quarantena da altre parti. Penso che quella caserma debba essere gestita in maniera assolutamente severa. La gestione del piano di sanità pubblica è una cosa seria. Noi abbiamo avuto 5 milioni di veneti che si sono chiusi in casa per mesi. Non capisco quale sia il problema di chiedere a 300 persone di farsi la quarantena. Noi andremo a testarli ogni 7 giorni anche per vedere l’evoluzione, ma la comunità deve avere la tranquillità che da lì non si deve uscire“.
C’è un focolaio perché ci sono persone che hanno dato vita al focolaio. Se quel focolaio nasce perché c’è un centro che ospita delle persone, se non avessimo avuto il centro, non avremmo il focolaio. L’ospitalità va garantita da chi scappa dalla morte e della fame, forse il 5% di tutti gli arrivi in Italia. Nessuno lascerebbe un bambino che scappa da un genocidio. Però è pur vero che il 90% degli arrivi è da Paesi in cui non c’è guerra, penso alla Tunisia. Tanti cittadini annotano il fatto che c’è stato il lockdown e le restrizioni con tutto quello che ne è conseguito. Non capiamo per quale motivo dobbiamo avere oltre il 55% dei focolai in Veneto che vengono da fuori“.
La caserma ‘Serena’ coinvolge due Comuni: Casier e Treviso. Dal punto di vista epidemiologico, non esiste oggi il contact tracing e non sappiamo quale sia stato il vettore primario. Non conosco lo stato dell’arte rispetto agli arrivi degli ospiti. Potrebbe essere un virus il cui contagio è avvenuto fuori ed è stato portato dentro. Di certo, l’assembramento, il non rispetto delle regole ci porta in una direzione. C’è solo un operatore, il mediatore culturale, contagiato, tutti gli altri non lo sono“, ha concluso Zaia.