I pappataci, noti anche flebotomi (“tagliatori di vene”), sono insetti di 2-3 mm, di colore giallo pallido o giallo ruggine, hanno un’andatura simile a quella delle zanzare, ma vengono facilmente trasportati dal vento.
Sono molto piccoli ma sono riconoscibili anche ad occhio nudo per la forma ad angolo quasi retto formato dal torace e l’addome, e dalla fitta peluria che ricopre corpo e ali.
Quando pungono, attraverso la saliva iniettano nella pelle una sostanza anticoagulante: il nostro organismo si difende rilasciando istamina, facendo comparire prurito, rossore e gonfiore.
I sintomi della puntura dei pappataci dipendono dalla sensibilità della persona o dell’animale: si va da piccole bolle a gonfiore marcato, arrossamento e dolore.
In alcuni casi la puntura dei pappataci può provocare febbre, la cosiddetta “febbre da pappataci” che di solito dura alcuni giorni, finché il corpo smaltisce gli effetti della sostanza iniettata. In questo caso si possono anche avvertire brividi, mal di testa e malessere generale.
Cosa sono i pappataci?
A differenza delle zanzare i pappataci non depongono le uova nell’acqua. Lo sviluppo delle loro larve richiede una temperatura relativamente costante, oscurità quasi completa, presenza di materiale organico per cibarsi e un’umidità molto alta.
Durante il giorno i pappataci riposano in luoghi umidi e freschi come abitazioni, cantine, stalle, grotte, tane di animali selvatici, termitai o anche crepe nei muri, nella roccia o nel suolo.
Sono insetti notturni – anche se qualche specie può pungere di giorno – attivi soprattutto dopo il tramonto, a notte fonda e prima dell’alba.
In Italia è conosciuto come pappataci (mangia in silenzio), perché nella ricerca dell’ospite mostra un comportamento “silenzioso“.
Perché fare attenzione ai pappataci?
I pappataci i principali vettori della Leishmaniosi, ma possono trasmettere anche alcuni virus, tra cui phlebovirus e Toscana virus, causando problemi di salute per l’uomo e per gli animali domestici.
La Leishmaniosi è causata da protozoi parassiti appartenenti a oltre 20 specie di Leishmania. Le persone si infettano attraverso le punture di flebotomi (o pappataci) femmine.
Il Ministero della Salute ricorda che esistono 3 forme di Leishmaniosi:
- cutanea
- viscerale o kala-azar
- mucocutanea.
La più comune è la forma cutanea, che provoca ulcere sulle parti esposte del corpo, causando cicatrici permanenti anche deturpanti, che possono causare stigma e in alcuni casi disabilità.
La forma più grave è rappresentata dalla leishmaniosi viscerale o kala-azar.
La malattia, fatale se non trattata, colpisce gli organi vitali del corpo ed è caratterizzata da periodi irregolari di febbre, perdita di peso, ingrandimento della milza e del fegato, anemia.
La forma più distruttiva è la leishmaniosi mucocutanea, che provoca la mutilazione totale o parziale delle mucose del naso, della bocca e della gola.
Ogni anno si stima che si verifichino in tutto il mondo fra 700.000 e 1.000.000 di nuovi casi di leishmaniosi e circa 26.000-65.000 decessi. L’infezione può tuttavia presentarsi in forma asintomatica.
La leishmaniosi colpisce molti Paesi nelle regioni tropicali e subtropicali dell’Africa, dell’America centrale e del Sud America, dell’Asia e della regione del Mediterraneo.
In Europa le due principali forme di malattia (leishmaniosi viscerale e leishmaniosi cutanea) sono endemiche in un’ampia area geografica: l’unico agente eziologico autoctono della leishmaniosi viscerale è Leishmania infantum; esistono invece tre agenti di leishmaniosi cutanea: Leishmania tropica, Leishmania major (parassita naturale dei roditori selvatici) e Leishmania infantum.
In Italia sia la leishmaniosi viscerale che la leishmaniosi cutanea sono endemiche in alcune aree del nostro Paese e sono causate da Leishmania infantum.
Quali sono i rischi per la salute?
Il Toscana Virus è trasmesso all’uomo dalla puntura di pappataci: generalmente questa infezione decorre in modo asintomatico, o con sintomi lievi come febbre e cefalea. Solo in qualche raro caso può portare provocare meningite o meningo-encefalite, della durata media di una settimana, sempre a prognosi favorevole.
La Leishmaniosi è una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente i cani e, raramente, anche l’uomo.
La causa del contagio umano è la puntura di un pappatacio a sua volta infettato da un parassita del genere Leishmania.
Questa malattia colpisce soprattutto bambini al di sotto dei due anni, o persone che hanno un deficit del sistema immunitario o patologie croniche come ad esempio il diabete mellito, disturbi del comportamento alimentare o epatopatie.
In Italia il principale serbatoio domestico di infezione è rappresentato dal cane.
La trasmissione dell’infezione dal cane all’uomo avviene solo in caso un pappatacio succhi il sangue del cane, e lo trasferisca mediante puntura all’uomo.
In riferimento alla Leishmaniosi, nel cane la sintomatologia è quanto mai variabile manifestandosi in modo asintomatico (assenza cioè di segni clinici e sintomi evidenti) o in forma sintomatica caratterizzata da presenza di forfora, caduta del pelo, ulcerazioni localizzate in diverse regioni, crescita abnorme delle unghie, ingrossamento dei linfonodi e della milza e nella fase terminale insufficienza renale.
In sintesi nelle forme sintomatiche distinguiamo:
- alterazioni della cute
- linfoadenomegalia sistemica o localizzata
- lesioni oculari
- epistassi
- poliuria e polidipsia
- disturbi della locomozione
Più raramente si è riscontrata una epatite cronica granulomatosa e diarrea.
Gli esami di laboratorio sono di fondamentale importanza al fine di emettere correttamente la diagnosi, ma anche a fini prognostici e come monitoraggio nel corso della terapia. Il Ministero della Salute elenca:
- esame parassitologico
Gli strisci di materiale bioptico (linfonodale e midollare) possono essere colorati col metodo di Giemsa (preceduto dalla fissazione di May-Grünwald o con metanolo) che permette un’agevole evidenziazione degli amastigoti - isolamento colturale
L’isolamento può essere ottenuto nell’animale in vita dal puntato midollare, dall’ago aspirato linfonodale, dal raschiato cutaneo, dal liquido sinoviale, dal sangue o dagli stessi organi. Ai fini diagnostici rappresenta il test d’eccellenza, perché consente di ottenere la certezza assoluta della presenza del protozoo nell’ospite - esame sierologico (Immunofluorescenza Indiretta, ELISA)
E’ il Test di screening per eccellenza che consente la rilevazione degli anticorpi anti-Leishmania nel sangue che deve essere raccolto in provette sterili; l’esame viene effettuato sul siero e conservato ad una temperatura compresa tra +4 e +8C - esame Molecolare (PCR qualitativa, PCR quantitativa)
Il test di biologia molecolare ricercando il DNA del parassita nell’organismo ospite, è più diretto in quanto è indipendente dalla risposta immune di quest’ultimo e da tutte le variabili che possono influire sulla sintesi degli anticorpi. E’ una tecnica che permette la rilevazione dell’acido nucleico del parassita anche in concentrazioni infinitesimali in campioni di sangue intero, midollo, puntato linfonodale e raschiato cutaneo.
Una diagnosi di certezza e il corretto inquadramento clinico consentono di stadiare l’animale infetto da Leishmania infantum collocandolo nel gruppo di “esposti”, “infetti”, “malati” o “malati con quadro clinico grave” a cui si può aggiungere anche lo stadio di soggetti già trattati ma refrattari al trattamento e quelli già trattati ma che recidivano precocemente.
I farmaci utilizzati nella terapia della Leishmaniosi canina sono:
- Composti antimoniali
- Allopurinolo
- Associazione Antimoniato di N-metilglucammina/Allopurinolo
- Miltefosina
- Amfotericina B
- Amminosidina
- Pentamidina
- Spiramicina/Metronidazolo
- Domperidone
Dalla revisione della letteratura il protocollo terapeutico che trova più ampi consensi è l’associazione Antimoniato di N-metilglucammina e Allopurinolo.


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