In caso di febbre preleveranno i bambini da scuola e i genitori non potranno vederli? Lucia Azzolina spiega come andrà

Il terribile operatore sanitario arriva, ma prima di prelevare il bambino va su Facebook, controlla che la mamma o il papà non abbiano esplicitamente negato l'autorizzazione con la catena di Sant'Antonio, e poi procede

Nel caso in cui ci fosse l’ipotesi che un bambino abbia una sintomatologia superiore al 37,5 di temperatura si cercherà uno spazio nella scuola. In ogni singolo territorio avremo dei dipartimenti di prevenzione a livello sanitario, con un ufficio nuovo dedicato alla scuola, dove ci saranno medici e infermieri che avranno contatti con i dirigenti e i referenti scolastici. Ci saranno dal 14 settembre“. E’ quanto dichiarato dal ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, intervistata a ‘In Onda’ su La7. “Nel caso di dubbio su uno studente, si ha uno spazio dedicato nella scuola dove il bambino viene portato, non lasciato solo, e vengono chiamati immediatamente i genitori. Nei giorni scorsi ha circolato una fake news gigantesca per cui i genitori hanno creduto che il bambino potesse essere prelevato da autorità sanitarie: a noi questo ha fatto malissimo, qualcuno ci ha creduto“, ha aggiunto Azzolina.

A dire il vero a crederci è stato ben più di qualcuno. Milioni di italiani, in particolare utenti dei social, hanno creduto a questa bufala e hanno condiviso sui propri profili un’assurda catena dal testo a dir poco esilarante, se non fosse drammatico il fatto che in troppi ci sono cascati. Ma ci vuole davvero tanto a comprendere e a valutare ciò che si scrive, ciò che si legge, ciò che si condivide? Ma poi, a parte questo per il quale basta una semplice ricerca su Google al fine di togliersi ogni dubbio, immaginiamo la scena (se fosse vera la bufala): bimbo con 37,5 di febbre posto da solo in un’aula vuota della scuola, con una mascherina indosso; arrivano i sanitari tempestivamente avvisati dai docenti; lo devono ‘prelevare’ e portare forzatamente a fare un tampone, a seguito del quale, se risulterà positivo, non vedrà più i genitori fino alla guarigione. Già fino a qui fa piangere, dal ridere. Ma il bello è che, condividendo la catena (la cui immagine è visibile a destra), i genitori sono convinti di poter stare tranquilli. Dunque, secondo loro, il terribile operatore sanitario arriva, ma prima di prelevare il bambino va su Facebook, controlla che la mamma o il papà non abbiano esplicitamente negato l’autorizzazione con la catena di Sant’Antonio, e poi procede come da protocollo. Di nuovo: ridiamo per non piangere.

In realtà ecco come andrà: in caso di alunno sintomatico il docente avvisa il referente scolastico per il Covid-19, il referente chiama i genitori dell’alunno, il minore viene portato in una stanza di isolamento in compagnia di un adulto con mascherina di protezione. I genitori portano il ragazzo a casa e avvisano il medico e pediatria di famiglia”.