Il virologo Guido Silvestri, docente negli USA alla Emory University di Atlanta, ha dedicato una nuova “Pillola di ottimismo” alla situazione Coronavirus, in Italia e nel Mondo, focalizzando l’approfondimento su “numeri su cui riflettere insieme“.
Il virologo ha firmato un intervento sulla pagina Facebook “Pillole di ottimismo” che cura con il contributo di un vasto team di esperti.
Di seguito il post integrale.
“Due settimane fa ho scritto un post in otto punti, ed oggi lo rilancio con numeri aggiornati:
1. Il numero dei nuovi casi, 1.071 (una settimana fa erano 629), è il più alto da oltre due mesi, e risente pesantemente degli aumenti in Lazio (215 casi), Lombardia (185 casi) e Veneto (160 casi), che da solo fanno il 52.3% dei nuovi casi in Italia.
2. Al momento NON ci sono segni di stress ospedaliero, con 64 ricoveri in TI (1.5% del picco a 4.068, ed oggi 5 meno di ieri, in cui erano 69) e 924 ricoveri totali (mentre al picco erano oltre 29.000).
3. Le morti per COVID-19 in Italia ieri sono state TRE, che è uno dei dati più bassi in assoluto dall’inizio della pandemia, e questo è un dato certamente positivo.
4. Il fatto che i casi vengano scoperti ed isolati, con tracciamento dei contatti è la DIFFERENZA FONDAMENTALE tra adesso e il febbraio/marzo 2020. Questa operazione di monitoraggio è esattamente quello che si deve fare in una situazione come questa.
5. Un numero di nuovi casi nell’ordine di 10-20 per 1M di abitanti (al momento siamo a ~17.5) riflette una circolazione virale di tipo endemico che è esattamente quello che tutti ci aspettiamo nel momento in cui le misure generali di contenimento, le cosiddette “chiusure“, sono state allentate. [ricordiamo sempre l’immagine dei DUE SCOGLI!!]
6. Questa circolazione endemica può assumere il connotato di piccole ondate, come osservato in Spagna, Olanda ed UK (tre paesi dove ora i casi sono in trend verso il calo), ma anche Francia, Svizzera, Austria, Grecia, Belgio, Germania (paesi con nuovi casi in aumento e numeri per 1M di abitanti PIU’ ALTI dell’Italia), etc, senza che al momento si rilevino aumenti sostanziali di mortalità o segni di sovraccarico ospedaliero.
7. Il fatto che l’età media dei casi sia molto più bassa che in passato (34 anni vs 61 anni in Italia) rende meno frequenti i casi severi di COVID-19 per semplici ragioni demografiche (ed al di là di ogni possibile adattamento virale, di cui non mancano i segnali, vedi recente studio del gruppo di Bob Gallo, e della migliorata gestione clinica).
8. PUNTO PIU’ IMPORTANTE: continuiamo a fare le cose giuste: monitoraggio, 3T, preparazione sul territorio ed a livello ospedaliero, protezione aggressive e mirata delle RSA, ed atteggiamento maturo e responsabile da parte della popolazione (mascherina al chiuso e laddove non è possibile il distanziamento sociale, igiene personale, protezione dei soggetti a rischio, etc).
Dobbiamo essere forti ed intelligenti ora che i rinforzi (anticorpi monoclonali e vaccini – di cui continueremo a parlare con regolarita’) sono sempre più vicini.“


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