Già a febbraio il governo conosceva il possibile numero di morti per Covid in Italia, ma ha ignorato lo studio che aveva previsto tutto

Sul tavolo del governo, già a febbraio, era finito uno studio che prevedeva morti ed entità del Covid-19: ma si minimizzò con "è solo un'influenza" o con "abbraccia un cinese"

Già il 12 febbraio 2020, l’analisi del tasso di letalità da coronavirus registrato in Cina aveva evidenziato un “risultato spaventoso” che, se applicato all’Italia, prospettava fra i 35 e i 60mila morti. E’ quanto emerge da uno studio commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità a un ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, il 51enne Stefano Merler. E’ quanto si legge nell’edizione di oggi di “Repubblica“, che ha ottenuto l’accesso al lavoro del ricercatore presentato al Comitato scientifico quando ancora in Italia non c’erano casi ufficiali di Covid-19. Lo studio si intitola “Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul servizio sanitario, in caso il virus non possa essere contenuto localmente” ed è stato ottenuto, si legge su Repubblica, “dopo oltre cento giorni di intenso dialogo con il ministero della Salute e la Protezione Civile”. Fino a ieri, 29 agosto 2020, 35.472 è il numero di morti per il coronavirus effettivamente registrato in Italia. “Era prevedibile, ed era stato previsto“, scrive il quotidiano.

Lo studio si basa sui pochissimi dati arrivati fino a quel momento dalla Cina per cercare di comprendere che cosa sarebbe potuto accadere in Italia: l’impatto sul sistema sanitario (l’11 febbraio nel mondo c’erano 43mila casi, di cui 42mila solo in Cina). Tutti i modelli presentati prendono in esame l’indice R0, l’indicatore del numero di contagi a partire da un infetto, escludendo le due situazioni limite. La prima è quella per cui il virus non arrivi in Italia (ipotesi che Merler aveva peraltro escluso in modo categorico); la seconda è quella di un virus fuori controllo, come accadde a Wuhan. I due scenari considerati plausibili dallo studio sono R0 1.3 e 1.7: nel primo scenario i casi di contagio in Italia sarebbero stati circa un milione, nel secondo, addirittura due. Di questi, i casi gravi che richiedono cure, oscillano fra i 200 e i 400mila. Il fabbisogno totale di letti in terapia intensiva varia fra 60 e 120 mila. Nel momento di picco, secondo lo studio, ci sarebbe stato un gap di circa 10mila letti nei reparti di terapia intensiva.

Merler, si legge ancora su Repubblica, ha trascorso gran parte della sua attività professionale a costruire modelli matematici applicati alle pandemie, e da sempre ha indicato come questo coronavirus non andasse preso come “una banale influenza”. Una cosa seria, anzi serissima“, erano state le sue parole. Parole evidentemente poco gradite da chi, in quel momento, in Italia cercava di gettare acqua sul fuoco e minimizzare quanto stava accadendo (ricordiamo l’iniziativa “Abbraccia un cinese”, oppure i tanti “E’ solo un’influenza“).