Già il 12 febbraio 2020, l’analisi del tasso di letalità da coronavirus registrato in Cina aveva evidenziato un “risultato spaventoso” che, se applicato all’Italia, prospettava fra i 35 e i 60mila morti. E’ quanto emerge da uno studio commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità a un ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, il 51enne Stefano Merler. E’ quanto si legge nell’edizione di oggi di “Repubblica“, che ha ottenuto l’accesso al lavoro del ricercatore presentato al Comitato scientifico quando ancora in Italia non c’erano casi ufficiali di Covid-19. Lo studio si intitola “Scenari di diffusione di 2019-NCOV in Italia e impatto sul servizio sanitario, in caso il virus non possa essere contenuto localmente” ed è stato ottenuto, si legge su Repubblica, “dopo oltre cento giorni di intenso dialogo con il ministero della Salute e la Protezione Civile”. Fino a ieri, 29 agosto 2020, 35.472 è il numero di morti per il coronavirus effettivamente registrato in Italia. “Era prevedibile, ed era stato previsto“, scrive il quotidiano.

Merler, si legge ancora su Repubblica, ha trascorso gran parte della sua attività professionale a costruire modelli matematici applicati alle pandemie, e da sempre ha indicato come questo coronavirus non andasse preso come “una banale influenza”. “Una cosa seria, anzi serissima“, erano state le sue parole. Parole evidentemente poco gradite da chi, in quel momento, in Italia cercava di gettare acqua sul fuoco e minimizzare quanto stava accadendo (ricordiamo l’iniziativa “Abbraccia un cinese”, oppure i tanti “E’ solo un’influenza“).
