Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e fertilità

Focus su sindrome dell’ovaio policistico e fertilità

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La sindrome dell’ovaio policistico è una sindrome complessa caratterizzata da un quadro anatomopatologico costituito da ovaie ingrandite e micropolicistiche (numerosi follicoli antrali) e da un quadro clinico caratterizzato da alterazioni endocrinologiche.

E’ il disturbo endocrino più comune tra le donne in età riproduttiva e la principale causa di infertilità dovuta all’anovulazione.

La sindrome abbraccia la vita delle donne, dalla vita in utero fino alla morte, comportando diversi rischi per la salute, che possono compromettere la qualità della vita e aumentare i tassi di morbilità e mortalità.

La sua fisiopatologia non è ancora chiara, ma l’eterogeneità delle sue caratteristiche suggerisce che i fattori genetici, metabolici, endocrini, ambientali e di stile di vita sono importanti nelle sue manifestazioni cliniche. Di fatto, l’interazione tra una predisposizione genetica e alcuni fattori ambientali prenatali e postnatali sembra essere responsabile dello sviluppo della sindrome. Stress ossidativo, infiammazione cronica e alterazioni del metabolismo insulinico e lipidico sono presenti sullo sfondo delle principali manifestazioni cliniche della sindrome che costituiscono i loro criteri diagnostici in età riproduttiva femminile: iperandrogenismo, anovulazione e morfologia dell’ovaio policistico

Le manifestazioni cliniche compaiono nell’adolescenza, ma la malattia sembra avere origine nell’ambiente intrauterino nelle varie fasi dello sviluppo. Le manifestazioni mestruali, iperandrogeniche e riproduttive cambiano in alterazioni metaboliche con l’avanzare dell’età, influenzando così questa sindrome dall’inizio della vita alla sua fine. Durante gli anni riproduttivi, c’è una graduale diminuzione della gravità delle caratteristiche cardinali della PCOS. I dati sulla menopausa suggeriscono che la maggior parte delle donne che hanno avuto PCOS durante gli anni riproduttivi continuano a manifestare fattori di rischio cardiovascolare.

Nelle donne adolescenti (14-21 anni) la PCOS si manifesta con iperandrogenismo : acne da moderata a grave o persistente risposta ai trattamenti, oligo- anovulazione, persistenza dell’ oligomenorrea e aumento persistente dei livelli sierici di testosterone totale. In età avanzata  i cicli mestruali sono più regolari, 2 anni di ritardo della menopausa, minori sintomi vasomotori, insulino resistenza e sindrome metabolica.

Per quanto riguarda l’infertilità, la causa principale è l’ipersecrezione di androgeni e LH, che porta ad anovulazione, mestruazioni irregolari e ridotta fecondabilità. I periodi irregolari – oligo/amenorrea saranno un primo segno di disfunzione ovarica che può essere facilmente rilevato alla prima visita. Di solito, queste donne hanno una conta dei follicoli antrali e concentrazioni di AMH molto elevate.

Le donne con PCOS possono avere difficoltà a rimanere incinte perché non ovulano in modo regolare. L’ ovocita non viene rilasciato e  sarà impossibile che venga fecondato naturalmente. Una possibile opzione è  la fecondazione in vitro, l’ovulo viene rimosso dal corpo femminile, fecondato in laboratorio (o “in vitro”) e l’embrione risultante viene restituito all’utero.

In merito agli esiti riproduttivi, alcuni studi hanno mostrato tassi di fecondazione inferiori nella fecondazione in vitro convenzionale nei pazienti con PCOS rispetto ai controlli. I tassi di gravidanza, aborto spontaneo e nati vivi sono simili. Altri autori hanno descritto una scarsa qualità degli ovociti, che porta a tassi di fecondazione, scissione embrionale e impianto inferiori e tassi di aborto più elevati. Le pazienti con PCOS presentano percentuali simili di embrioni euploidi (normali) rispetto ai controlli. Le donne con PCOS mostrano un rischio significativamente maggiore di complicanze ostetriche e neonatali rispetto ai controlli: ipertensione gestazionale, diabete gestazionale e macrosomia fetale.

L’approccio terapeutico di prima linea nelle donne infertili obese con PCOS consiste nella terapia dello stile di vita. Quando fallisce o non è presente eccesso di peso, si consiglia la farmacoterapia. Nei pazienti con ridotta tolleranza al glucosio o diabete di tipo 2, la metformina può essere somministrata ottenendo diversi benefici, poiché agisce sia sul problema ovulatorio che mestruale. Negli altri casi, per l’induzione dell’ovulazione si possono usare distinte classi di farmaci. Per ridurre al minimo gli androgeni circolanti può essere utilizzata una pillola contraccettiva orale. In condizioni di iperglicemia ed insulino-resistenza possono essere associate dei composti come l’ Inositolo, presenti anche in vari alimenti (cereali integrali, semi, frutta). La sua azione insulino sensibilizzante aiuta la regolazione della funzione riproduttiva femminile, migliorando la qualità ovocitaria e la maturazione meiotica degli ovociti.

La maternità è un regalo che auguro a tutte le donne…….

Dott.ssa Angela Pipari – Ginecologia e Ostetricia Università degli studi di Bologna