11 settembre, medico: “Il crollo delle Torri Gemelle continua a fare vittime, potrebbe anche insegnarci qualcosa sul Coronavirus”

"Di recente sono usciti dati inquietanti: proprio tra i reduci dell'esposizione alle Torri Gemelle, il contagio di coronavirus è alto"

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Quasi vent’anni dopo, l’11 settembre continua a fare vittime. E lo studio di quelle patologie potrebbe insegnarci qualcosa anche sul coronavirus“: lo ha affermato, in un’intervista a Repubblica, Roberto Lucchini, il medico del lavoro che 10 anni fa arrivò a New York dall’Italia per dirigere il programma di cura per i reduci del World Trade Center all’ospedale Mount Sinai di New York.
Il crollo delle Torri Gemelle sollevò per lunghissimo tempo delle polveri tossiche con tanti elementi, fu un mix più complesso di Seveso (diossina), di Bhopal (cloruro di metile) e di Cernobyl o Fukushima (radiazioni). Mezzo milione di abitanti del quartiere, più settanta-ottantamila tra soccorritori e operai edili furono costretti a ingerire quelle polveri, nell’intervento d’emergenza e poi nei lavori successivi. I danni continuano a rivelarsi a scoppio ritardato: patologie polmonari, tumori, leucemia, più lo stress post traumatico che può contribuire a suicidi e demenza senile. All’ospedale Mount Sinai seguiamo e curiamo cinquantamila pazienti, e il numero continua a crescere“.
Di recente sono usciti dati inquietanti: proprio tra i reduci dell’esposizione alle Torri Gemelle, il contagio di coronavirus è alto“, ha spiegato Lucchini. “Purtroppo il loro apparato respiratorio già compromesso li rende più vulnerabili. Questo ci spinge a fare ricerche sulla vulnerabilità da esposizione ambientale. È un tema su cui stanno lavorando in tanti, cinesi inclusi. Il fatto che Brescia e Bergamo siano state colpite così duramente, può spiegarsi con preesistenti patologie da inquinamento ambientale? È una possibilità. È un quesito a cui cerchiamo di rispondere“.