“L’esperienza che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi ci ha mostrato il rischio di una mancata distinzione tra il fatto e il commento. La testimonianza più evidente di questa distorsione è stata l’improvvisa e a volte ingiustificata visibilità data agli esperti i quali si sono resi protagonisti di un susseguirsi di dibattiti e opinioni, generando a volte confusione e smarrimento nel pubblico. Con opinioni espresse e successivamente ritrattate. Questo è uno degli effetti più evidenti del cosiddetto fenomeno dell’infodemia, l’enorme flusso di notizie, incontrollato e spesso incontrollabile, che ha inevitabilmente creato disorientamento, incertezza e ansia in molti cittadini”. Così la presidente del Senato Elisabetta Casellati, nel suo intervento alla 72esima edizione del Prix Italia. “Il dibattito non a caso si è polarizzato su due fronti contrapposti: allarmisti e negazionisti, termine quest’ultimo peraltro assai infelice, perché ci ricorda le pagine più buie del ‘900. A scapito della capacità di comprensione di tutti gli aspetti reali del fenomeno“.
Come spiega Casellati, basti pensare “alle discussioni sull’efficacia vera o presunta delle mascherine, alle speculazioni sulla data di possibile scoperta del vaccino, alla diffusione giornaliera di dati non sempre congruenti. Questo contesto ha rappresentato il terreno fertile per l’avanzata sempre più inarrestabile di un nemico già noto e contro cui ancora fatichiamo a trovare contromisure efficaci, quello delle fake news. Notizie fittizie e artatamente diffuse, che, soprattutto in Rete, continuano ad insinuarsi nel delicato equilibrio tra informazione e disinformazione, arrecando gravi danni ad ogni livello, dalla vita quotidiana del singolo utente ai più delicati equilibri internazionali e geopolitici. Su questo fronte, il quadro legislativo ancora incompleto e profondamente inadeguato ad arrestare il fenomeno rappresenta il vero punto debole del web”.
E sul tema, questo pomeriggio, si è svolta una diretta Facebook dal titolo “Web e scienza: naufraghi nell’infodemia“, ovvero il secondo degli appuntamenti a cura della Fondazione CMCC, nel contesto del Festival dello sviluppo sostenibile. All’incontro online, moderato da Mauro Buonocore, della Fondazione CMCC, hanno partecipato Luca Carra di Scienza in rete e Roberta Villa di Quest.
“Il mondo cambia, il clima cambia. Il web è un’occasione unica per conoscere e approfondire un tema che riguarda così da vicino le nostre vite. Ma tra informazioni imperfette e notizie discordanti, la rete rischia di disorientare e di portare l’opinione pubblica lontano dalla scienza. Come riprendere la bussola, per non finire naufraghi dell’infodemia?“, si chiedono gli ideatori dell’incontro. Come ha spiegato Luca Carra, di Scienza in rete, la contrapposizione vissuta in questi mesi di pandemia, con schiere di esperti che esprimevano opinioni a volte contrastanti, dovrebbe “diventare ulteriore stimolo di approfondimento e di conoscenza“, e invece ha creato schieramenti contrapposti anche da parte di semplice utenti, che esprimendo opinioni e guadagnando consensi confondevano ancora di più le acque, e le idee.
Sapere di non sapere, dunque, diventa in questi casi propizio, come sottolinea Carra. L’infodemia si manifesta con il prevalere delle informazioni distorte, che creano ansia, la quale sfocia in ulteriori distorsioni della realtà. “L’ansia negli scienziati – precisa Carra – si esprime invece scrivendo e facendo ricerca”. Comprendere la differenza tra noto e ignoto, alla luce di questo, risulta fondamentale e fa certamente la differenza.
Come illustrato da Roberta Villa, “il grande quantitativo di informazioni presenti sui social erano in grado di disorientare le persone. Era dunque necessario far comprendere alle persone l’incertezza in cui ci trovavamo e che anche gli scienziati erano disorientati. Le cose cambiano, la conoscenza si evolve e bisogna seguire gli eventi pian piano, attenendosi di giorno in giorno a ciò che è solido e non a tutte le chiacchiere che girano. In questo senso – precisa la giornalista – Instagram è un’isola felice per la divulgazione scientifica. Facebook permette di avere una rete di contatti e persone maggiore, ma il clima estremamente conflittuale, perché è una piattaforma molto polarizzante: qualsiasi cosa divide gli utenti in maniera anche radicale. Instagram invece, non avendo tanti commenti pubblici soprattutto attraverso le storie, permette relazioni più dirette e meno polemiche”.
Cosa fare per non perdersi, dunque? “Coltivare il proprio senso critico – conclude Villa –, pensare che esiste l’incertezza e che gli scienziati sono essere umani, oltre al fatto che la scienza è in continua evoluzione”. In questi mesi abbiamo sicuramente imparato qualcosa, chiosa Carra: “l’incertezza va comunicata. Sia il modo in cui è stata affrontata la pandemia, sia quello in cui viene affrontato il Climate Change, dicono che la scienza ha un rilievo sociale politico straordinario“, sempre in crescendo. “La scienza si sta candidando ad essere la guida della politica”, conclude.


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