La catastrofica eruzione di White Island e gli avvertimenti rimasti inascoltati: cosa è accaduto il 9 dicembre 2019 e il precedente del 27 aprile 2016

Nuova Zelanda: il vulcano Whakaari sull'isola di White Island ha dato più volte avvertimenti del suo potenziale devastante

  • Credit: George Novak
    Credit: George Novak
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  • Credit: Dave McClelland
    Credit: Dave McClelland
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  • Credit: Auckland Westpac Rescue Helicopter
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  • Credit: Auckland Westpac Rescue Helicopt
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  • Credit: Institute Of Geological And Nuclear Sciences
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  • Credit: Marylou Bruys
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  • Credit: George Novak
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  • Credit: Michael Schade
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MeteoWeb

 

Il vulcano neozelandese di White Island ha lanciato più volte avvertimenti sul suo potenziale devastante, ma sono rimasti inascoltati.

Erano le 21:35 quando si sono registrati sollevamenti all’interno del cratere, seguiti alle 22:03 da una pioggia di materiali, ed alle 22:11 da un boato con una emissione di ceneri in atmosfera: vapore e detriti, di colore verde per la natura idrotermale della roccia, hanno invaso il percorso escursionistico a una velocità di 11 metri al secondo, per ridiscendere lungo la baia sudorientale.
Questa eruzione si è verificata su Whakaari/White Island, in Nuova Zelanda, il 27 aprile 2016, ben 3 anni prima della catastrofe del dicembre 2019, che ha provocato la morte di 21 persone e il ferimento di altre 26.

I geologi neozelandesi del GNS Science (Institute of Geological and Nuclear Sciences) hanno ricostruito gli impulsi dell’eruzione del 2016 partendo da dati sismici ed acustici, e, quando hanno potuto raggiungere l’isola, hanno studiato da vicino gli effetti.
Il paper risultato dall’attività di ricerca – ha ricordato Geoff Chapple sull’Australian Geographic – è stato pubblicato nell’aprile 2019 e gli autori avevano già lanciato l’allarme: “Queste eruzioni rappresentano un evidente rischio per i turisti che visitano l’isola“.
Oltre un quarto dei percorsi escursionistici erano stati bombardati da frammenti di roccia. La colata piroclastica, sebbene con uno spessore di 5 mm, ha comunque ricoperto il 95% del tracciato.

Eruzione sull’isola di White Island: la sequenza del 9 dicembre 2019

In termini geologici, l’eruzione del 9 dicembre è stata di dimensioni contenute, simile per energia e portata all’evento del 27 aprile 2016: la differenza significativa sta nella velocità dell’evento.

Shane Cronin, professore di vulcanologia presso la University of Auckland, ha paragonato l’eruzione dello scorso anno a una gigantesca pentola a pressione che fa saltare il proprio coperchio: il “tappo” del Whakaari era composto da strati di zolfo, sali e roccia debole, il tutto per metri e metri di spessore. Gli strati sono saltati via creando una bocca del tutto nuova.
In seguito si è innalzata una colonna eruttiva di ceneri e vapore, molto pericolosa per chiunque vi era vicino.
L’evento successivo della sequenza è stata la colata piroclastica, fuoriuscita dalla bocca, fluita sul percorso escursionistico, per giungere fino alla costa orientale.

Cronin ha calcolato, partendo da studi precedenti, che questa colata è fuoriuscita dal cratere a 300°C e a 100km/h perdendo forza e calore a contatto con l’aria e mentre si dirigeva verso est (era ancora bollente e ha rallentato a 25km/h quando è giunta al mare).

Eruzione sull’isola di White Island: l’attività del vulcano Whakaari

Alle 14:11 ora locale del 9 dicembre 2019 si è verificata un’eruzione sull’isola di White Island, in Nuova Zelanda, in prossimità del lago craterico (il più acido al mondo) ubicato nel settore nord-occidentale del vulcano Whakaari.
Si è trattato di un evento eruttivo improvviso e di breve durata, che ha interessato l’area craterica del vulcano (circa 800 per 500 m) che è tra i più attivi della Nuova Zelanda.

Immediatamente dopo l’eruzione il livello di allerta vulcanica è stato aumentato al livello 4 su 5 (eruzione moderata in corso con pericolosità localizzata intorno all’isola) dal GNS Science, per essere successivamente abbassato a 3 (eruzione minore in corso con pericolosità localizzata in prossimità delle bocche), circa due ore dopo l’evento eruttivo.
L’eruzione – hanno spiegato gli esperti INGV Tullio Ricci e Dmitri Rouwet sul blog INGVvulcani – ha generato una colonna di ceneri che che ha superato i 3500 m di quota, mentre la cenere ha ricoperto tutta l’area craterica e gli immediati dintorni.

White Island, situata nella Baia di Plenty e nota anche col nome maori di Whakaari, è il più grande vulcano neozelandese in termini di volume. L’isola, grande circa 2 x 2,6 km, ne rappresenta solamente il 30%, arrivando ad un’altezza massima di 321 m s.l.m.
Si tratta di uno stratovulcano attivo da circa 150.000 anni, che demarca il margine settentrionale della Taupo Volcanic Zone (TVZ) ed include diversi vulcani attivi dell’Isola del Nord, inclusi alcuni siti geotermali.

L’ultima eruzione con vittime risale al 1914 ed in quell’occasione morirono 12 minatori che si trovavano sull’isola per attività legate all’estrazione dello zolfo.

Il 15 novembre 2019 il livello di attività vulcanica era stato aumentato al livello 2 (unrest vulcanico moderato) a causa di esplosioni idrotermali (esplosioni di vapore tipo geyser) con fango e detriti lanciati fino a 30 m al di sopra delle bocche. Alle ore 16:34 UTC del 23 novembre, il vulcano è stato scosso da un terremoto profondo (115 km) di M 6.0, con epicentro localizzato 6,2 km a nord-est dell’isola.

In precedenza, le ultime emissioni di cenere erano state osservate nei mesi di aprile e settembre 2016 ed il livello di attività vulcanica, in entrambi i casi, era stato innalzato da 1 (unrest vulcanico minore) a 3 (eruzione minore in corso).

Altri episodi eruttivi sono avvenuti nel 2012 e nel 2001 mentre tra il 1975 ed il 2001 sono avvenute frequenti piccole eruzioni con emissione di nubi di cenere, vapore e gas che raggiunsero i 10 km di altezza, accompagnati in alcuni casi da bagliori legati all’attività eruttiva visibili dalla costa della baia di Plenty.