Conte annuncia che lunedì porterà suo figlio a scuola, ma la preside dell’istituto scrive: “Qui mancano banchi, docenti e segretari”

Conte pronto a riportare il figlio a scuola: peccato che la scuola frequentata dal ragazzo non sia pronta. Mancano banchi, collaboratori scolastici e insegnanti

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Tranquillizzare i genitori italiani incerti e confusi per via della ripresa scolastica. Era questo, probabilmente, l’obiettivo del premier Giuseppe Conte quando, oggi pomeriggio, rispondendo ad una domanda sulla sua fiducia nel mandare il figlio a scuola, lui ha annunciato con enfasi: “Non solo sono fiducioso nel mandarlo di nuovo a scuola, ma lo accompagnerò io stesso cercando di trasmettergli l’importanza di questa ripartenza e, in generale, dello studio”.

Peccato che la scuola del figlio del premier non sia ancora pronta. Già, perché la dirigente scolastica non è così fiduciosa nella riapertura. E ha così poca fiducia da aver inviato una comunicazione a tutti i genitori – pubblicata anche sul sito dell’istituto di Roma centro – nella quale lamenta la mancanza di banchi, di collaboratori scolastici e insegnanti.

Ho atteso fino ad oggi fiduciosa di potervi dare delle informazioni che corrispondessero alle attese di noi tutti – scrive la dirigente – purtroppo non è così perché nonostante il lavoro e l’impegno di quanti ci hanno supportato, aiutato e consigliato, lo scenario che si prospetta non risponde assolutamente a quello che avremmo desiderato e per il cui ottenimento tante persone hanno rinunciato al riposo, alle ferie, ai giusti e doverosi impegni familiari”.

La preside conferma che si sta facendo “tutto il possibile” per assicurare l’ingresso, seppur scaglionato, a scuola in piena sicurezza, ma non ci sono “garanzie di pieno funzionamento”. Chissà se il premier, magari perché impegnato a condurre uno Stato in piena crisi, non abbia visto la comunicazione della dirigente. Perché se l’avesse vista, forse, si sarebbe così resto conto dello stato di incertezza che vige nelle scuole italiane e della poca fiducia riposta nelle istituzioni, da parte di dirigenti, insegnanti e genitori lasciati letteralmente allo sbando.