Coronavirus, Crisanti: “I casi di oggi sono venti volte inferiori a quelli reali di marzo, 6 mesi fa facevamo pochissimi tamponi”

"A febbraio- marzo i tamponi si facevano solo ai gravissimi, gli asintomatici non esistevano e il Cts non ne riconosceva l'esistenza"

MeteoWeb

“Il virus continua a colpire nel mondo, e l’Italia non è in una bolla: è esposta a contagi di ritorno, e i numeri ci dicono che c’è trasmissione del virus sul nostro territorio. Ma bisogna contestualizzare i dati: a febbraio- marzo i tamponi si facevano solo ai gravissimi, gli asintomatici non esistevano e il Cts non ne riconosceva l’esistenza. Ma i numeri di marzo non sono quelli di oggi: i dati Istat ci dicono che i casi di oggi sono 20 volte inferiori rispetto a quelli reali di marzo”. E’ quanto dichiarato dal virologo Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia all’università di Padova.

Il virus non è morto – ha aggiunto Crisanti -. Ho sentito le recenti dichiarazioni di Zangrillo, e gli fanno onore“. Il medico del San Raffaele, che aveva dichiarato il virus ‘clinicamente morto’ sulla scorta del crollo dei casi nelle terapie intensive, ieri infatti ha precisato di aver usato toni forti in quella dichiarazione. “Il virus non è morto, e tutti i virus mutano – ha aggiunto Crisanti – il problema è capire qual è la mutazione che diventa dominante. In genere, nelle fasi iniziali, si avvantaggiano le forme più virulente”. “In Veneto il 28 febbraio abbiamo capito l’importanza degli asintomatici per alimentare l’infezione. Ecco perché sottolineo la necessità di aumentare la nostra capacità di fare tamponi: l’obiettivo è eliminare dal circuito sociale le persone infette, in modo da non far ripartire l’epidemia”, conclude.

Coronavirus, in Europa la seconda ondata è già iniziata: abbiamo gli stessi casi positivi di Aprile ma non muore più quasi nessuno [DATI]