“Il coronavirus è un virus che per nostra fortuna da un certo punto di vista è relativamente stabile. I dati disponibili e credo anche quelli raccolti dagli scienziati di Houston” negli Usa “vanno in questa direzione, ci dicono che non ci sono stati cambiamenti significativi“. E’ quanto ha spiegato l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University, intervenuto a ‘Timeline’ su Sky Tg24.
Lo scienziato italiano ha commentato i dati di uno studio non ancora pubblicato e sottoposto a peer review, ma disponibile in versione pre-print sulla piattaforma Medrxiv, condotto da un team guidato da studiosi dello Houston Methodist Hospital, i quali hanno analizzato oltre 5mila sequenze genetiche del coronavirus Sars-CoV-2, rivelando un continuo accumulo di mutazioni del virus, una delle quali potrebbe averlo reso più contagioso. Si tratta di una mutazione, hanno spiegato gli esperti Usa, associata a una maggiore carica virale tra i pazienti al momento della diagnosi iniziale. Il report non ha rilevato che queste mutazioni abbiano reso il virus più letale, secondo quanto riporta il ‘Washington Post’. Tutti i virus accumulano mutazioni genetiche e la maggior parte è insignificante, hanno detto gli scienziati puntualizzando, come ha fatto anche Mantovani, come i coronavirus siano relativamente stabili. “Il virus – ha evidenziato lo scienziato italiano – non è diventato più gentile, non si è attenuato. Abbiamo visto una malattia più attenuata, ma sono due cose molto diverse. I dati ci dicono che c’è stata una mutazione che forse lo ha reso più aggressivo e che forse si è diffusa in tutto il mondo“.
“Altre perdite di pezzi partite dalla Cina non si sono diffuse, perché forse lo attenuavano e ci sono forse alcuni cambiamenti un po’ casuali di cui non capiamo bene il significato“, ha proseguito Mantovani. “Ma il nemico è sempre un nemico aggressivo e potenzialmente capace di creare grossi pasticci”. Pensando a un vaccino, “se fosse instabile come Hiv, il virus che causa l’Aids, avremmo molti più problemi a fare un vaccino. Oggi abbiamo 320 ipotesi di vaccini. Una decina sono i cavalli in corsa già in sperimentazione clinica, fra cui un buon cavallo italiano”. Però, ha aggiunto l’immunologo, “non dobbiamo dimenticare due cose: la prima è che non è importante arrivare primi ma bene su sicurezza ed efficacia; la seconda è che potremmo aver bisogno di più di un cavallo. Anzi io penso che è probabile che avremo bisogno di più di un cavallo per uscire dal problema. La settimana scorsa è stato annunciato che l’Africa è libera da polio. Ebbene noi abbiamo sconfitto la polio e la possiamo eliminare dal globo usando due vaccini in modo complementare”. Non solo: sulla ricerca del vaccino contro il coronavirus “stiamo facendo in meno di due anni quello che normalmente si fa in 8-12 anni. Si sta prendendo una scorciatoia. E’ giusto fare così, ma sempre con sicurezza ed efficacia nelle nostre menti. Quindi ottimismo, speranza e cautela”, ha concluso Mantovani invitando intanto a “non dimenticare i vaccini che già ci vengono offerti“.


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