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Coronavirus, una trappola climatica e geografica in Pianura Padana: dall’inquinamento alla densità abitativa, i fattori che hanno aggravato l’epidemia
Le similitudini tra Wuhan, epicentro dell'epidemia in Cina, e la Pianura Padana, epicentro in Italia, sono di carattere climatico, geografico e socio-economico e spiegano la maggior vulnerabilità del territorio
Una trappola geografica e climatica: si è rivelata essere questo la Pianura Padana, specie nelle aree di Codogno e Vo’, in relazione alla devastante epidemia di coronavirus che ha colpito il Nord del nostro Paese a febbraio-marzo 2020. Se ne è parlato a Trieste Next, la manifestazione di divulgazione scientifica e tecnologica che si tiene a Trieste da venerdì 25 a domenica 27 settembre 2020. Quest’anno è la nona edizione del festival, e il titolo è “Science for the Planet. 100 proposte per la vita che verrà”. Si parlerà di salute e in particolare della pandemia globale, ma anche di inquinamento, energia, alimentazione, sviluppo industriale ed economico e gestione del territorio.
Nella prima giornata di “Next”, c’è stata la presentazione di uno studio sulle somiglianze tra Pianura Padana e area di Wuhan. “Why Italy first?” è lo studio dell’Università di Trieste pubblicato sulla rivista Sustainability, in cui sono stati esaminati i motivi della vulnerabilità italiana alla prima ondata della pandemia di Covid-19. Comprendere questi meccanismi, infatti, è fondamentale per scongiurare una seconda ondata. Lo studio dell’Università triestina ha analizzato il ruolo di questa trappola climatica e geografica in Pianura Padana.
“Abbiamo cominciato a osservare delle similitudini tra quella che era l’area di origine dell’epidemia, Wuhan, e la Pianura Padana e abbiamo notato alcune similitudini di carattere climatico, di carattere geografico e di carattere socio-economico, soprattutto legate a forti attività industriali e la presenza di un sistema che facesse ristagnare le sostanze inquinanti”, ha dichiarato Giuseppe Borruso dell’Università di Trieste in un’intervista al TG regionale del Friuli Venezia Giulia.
Ma non solo. A rendere il nostro Paese più vulnerabile alla pandemia ci sono anche altri fattori: la rete capillare di autostrade nell’area padana, l’alta percentuale di pendolarismo degli abitanti di queste zone, il tasso di inquinamento atmosferico e l’altissima densità abitativa di Veneto e Lombardia.
“Perché prima l’Italia? È questa la domanda a cui hanno cercato di rispondere, in piena emergenza pandemica, studiosi delle università della Basilicata, di Cagliari, Trieste e Sassari, mettendo in relazione la diffusione del SARS-CoV-2 in Italia con le particolari condizioni climatiche, atmosferiche, ambientali, geografiche ed economiche della Val Padana, evidenziando delle similitudini con quelle di Wuhan, l’ormai nota città della provincia di Hubei, in Cina. Il gruppo di ricerca – composto da studiosi nel campo dell’urbanistica e della pianificazione, della geografia umana ed economica e della epidemiologia e della medicina – ha ricostruito un inedito indicatore di mortalità da SARS-CoV-2 a livello provinciale, che ha confermato una mortalità superiore alle attese nel Nord Italia (nelle province padane in particolare), mentre nel resto della penisola si è mantenuta in linea con l’anno precedente, se non inferiore. Sono state evidenziate delle relazioni molto forti tra questo indicatore, una scarsa qualità dell’aria e l’aumento del consumo di suolo, nonché con alcune caratteristiche dell’area, soprattutto l’ampia mobilità pendolare e la dimensione e la densità medie degli insediamenti”, si legge sul sito dell’Università di Trieste.