In Italia molte persone, soprattutto donne d’età compresa fra i 25 e i 45 anni, sono colpite da fibromialgia.
Si tratta di una malattia reumatologica molto dolorosa, dalle cause ignote e contro la quale non sono ancora state messe a punto terapie realmente efficaci.
La fibromialgia o sindrome fibromialgica, abbreviata in FM, o sindrome di Atlante, viene spesso definita “malattia fantasma“, perché la diagnosi è molto difficile e viene curata in modo ancora aspecifico: in passato si è persino dubitato che esistesse davvero e i disturbi da cui è caratterizzata vengono spesso ritenuti di tipo psicologico.
Chi ne soffre sa bene quanto sia difficile condurre una vita normale: la fibromialgia è una malattia invalidante e molto seria.
I sintomi della fibromialgia

- stanchezza cronica,
- colon irritabile,
- cistite interstiziale e/o vescica dolorosa,
- mialgie associate a rigidità,
- alterata/aumentata percezione del dolore sia per stimoli dolorosi (iperalgesia) che non
- (allodinia),
- insonnia e disturbi del sonno,
- depressione e/o ansietà,
- ricerca compulsiva di attenzioni e cure
Fibromialgia: tutti i sintomi da non sottovalutare
Le cause della fibromialgia
Traumi fisici, di stress emotivi, disordini endocrini, ma soprattutto riattivazione immunitaria da parte di virus herpetici, concorrono come potenziali fattori di innesco della malattia.
Gli herpes virus hanno una caratteristica peculiare che li rende candidati idonei allo scatenamento della sindrome: restano a lungo silenti, dormienti (latenza) nell’organismo, fino a che uno stress o una modificazione di parametri ambientali li riattivano.
Tale evento comporta come conseguenza una risposta immunitaria negli individui suscettibili, in grado di coinvolgere due assi principali:
- il sistema nervoso sia centrale che periferico
- l’asse ipotalamo ipofisi surrene.”
Le conseguenze della fibromialgia
Se si desideri una controprova possiamo analizzare i provvedimenti terapeutici suggeriti dalla letteratura internazionale per la multiforme sindrome fibromialgica.
Viene suggerita una terapia basata su alcune classi farmacologiche ad azione sul sistema nervoso sia centrale che periferico.
Stiamo parlando degli antidepressivi, degli anticonvulsivanti, di alcune classi di antiinfiammatori, del prezzemolino paracetamolo.
Con tali terapie si mira:
a modulare il SNC inibendo la trasmissione degli input nocicettivi (blocco dei canali del Calcio Ca++ con gli anticonvulsivanti), o potenziando l’inibizione discendente (blocco della trasmissione degli input ai centri soprassiali di percezione del dolore medianti antidepressivi dopaminergici) a ridurre la scarica periferica degli input dolorosi mediante inibizione con antiinfiammatori e/o paracetamolo.
Nonostante tutto questo armamentario terapeutico, una significativa percentuale di queste pazienti continua ad avere dolore, stanchezza cronica, rigidità ecc.. ecc.
Evidentemente la mancata efficacia dei protocolli terapeutici riposa su un disconoscimento della origine della sindrome fibromialgica.
Averla interpretata o come dolore nocicettivo somatico su base reumatica (terapia con antiinfiammatori e integratori) o come dolore neuropatico (terapia con antidepressivi e anticonvulsivanti) non è inesatto: entrambi i fenomeni sono presenti, è molto limitativo, non si coglie l’essenza della malattia cronica fibromialgica.
La sindrome in quanto innescata da riattivazione virale, comporta una alterata risposta immunitaria che determina una permanente cascata citochinica, chemochinica, (infiammazione cronica persistente) che non riesce ad essere interrotta dalle terapie convenzionali e non.”
L’approccio alla fibromialgia
È in questa impostazione che trovano un rationale d’uso terapeutico sia la terapia con farmaci omeopatici, che non può non essere individualizzata (risposta alla genesi adattativa della fibromialgia) sia l’ossigeno/ozono terapia per via endovenosa (risposta alla genesi innata).
A completare il quadro terapeutico, tenendo presente l’origine virale, si deve e si può cercare di ridurre la carica virale, dopo aver ovviamente individuato lo specifico virus nella grande famiglia dei virus herpetici) con antivirali specifici e l’infiammazione con terapie idonee.
In buona sostanza possiamo affermare che esistono concrete possibilità di vivere meglio per questa classe di paziente.”
Fibromialgia: alimenti da evitare
Nel caso della Fibromialgia “ci sono degli alimenti che possono peggiorare l’infiammazione e che quindi andrebbero evitati o consumati occasionalmente:
- Verdure e tuberi appartenenti alla famiglia delle Solanacee (melanzane, pomodori, peperoni, patate, peperoncini, bacche di Goji)
- Legumi (fagioli, lenticchie, ceci, fave, piselli, soia)
- Latticini per il loro contenuto di caseina
- Cereali raffinati (tranne riso, quinoa, amaranto, grano saraceno, deno e miglio)
- Cibi e zuccheri industriali”
Fibromialgia e attività fisica
Questo è solo uno dei primi passaggi da compiere per iniziare a stare meglio.
Non ci sono esercizi per Fibromialgia specifici. L’importante è fare qualcosa.
Che sia uno sport individuale o di squadra, che sia la palestra o semplici camminate al parco. Abbiamo testimonianze di molti atleti, anche agonisti, che svolgono la loro attività nonostante la sindrome fibromialgica.”
(*)Il Centro Medico Milano Unisalus si propone nel panorama della sanità lombarda, e milanese in particolare, come convinto interprete della necessità di una complessiva presa in carico del paziente. Presa in carico che permetta di comprenderne a fondo lo stile di vita, le abitudini alimentari, lo stato psicologico, le condizioni socio-economiche.
