Mascherine, distanze, banchi monoposto: i nostri figli a scuola saranno al sicuro, a meno che non arrivi un terremoto…

Il Coronavirus è un nemico apparentemente più pericoloso di un terremoto, ma in realtà a confronto è come Davide al cospetto di Golia

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In diverse regioni italiane è ricominciata la scuola, finalmente. Dopo l’improvviso stop dello scorso anno scolastico, terminato con la tanto discussa quanto necessaria Didattica a distanza, gli studenti italiani tornano in classe. Mascherine, distanziamento sociale, banchi monoposto sono solo alcune delle misure precauzionali prese negli istituti scolastici per limitare al minimo i contagi, che inevitabilmente ci saranno, ma si spera in numero e dimensioni contenute. L’argomento sicurezza nella scuole ha tenuto banco in televisione, sui giornali, sui social, nei bar e nelle case degli italiani per mesi. Ci sono stati genitori che in ogni angolo del Paese hanno portato avanti battaglie senza tregua per avere la certezza che i propri figli, tra i banchi di scuola, non venissero contagiati. Certezza che non avranno mai, ma che è diventata motivo di discussione politica, in un periodo in cui l’Italia si ritrova in piena campagna elettorale, con l’imminente referendum e con le elezioni amministrative sempre più vicine.

La questione ‘banchi con le rotelle’ è stata una delle più ferventi: ha visto schieramenti nettamente contrapposti e opinioni di questo o quell’esperto imporsi come fossero verbo. Non c’è stato, a memoria di quasi quarantenne qual è la sottoscritta, un inizio d’anno scolastico così animato, sentito, impegnato. Come se il Coronavirus fosse l’unico pericolo che i nostri figli corrono nelle scuole. L’insidiosa SARS-CoV non è da sminuire, ovvio, ma se fosse questo il peggiore tra i rischi negli edifici scolastici, saremmo in una botte di ferro.

scuola-terremoto-2Già, perché sono anni che gli esperti tentato in ogni modo di lanciare un grave allarme, puntualmente inascoltato dalla politica, ma anche dagli stessi genitori – e dunque dall’opinione pubblica – che non si sono mai impuntati nel pretendere sicurezza per i loro figli, così come fanno con il nuovo virus: si tratta del rischio sismico, ovvero la più grave e pesante spada di Damocle che pende sulla testa delle scuole di tutta Italia. Sono ben pochi gli edifici pubblici, scuole in primis, davvero sicuri in questo senso, e il terremoto del 2016 nel Centro Italia lo ha tristemente dimostrato.

Come ha spiegato Domenico Angelone, delegato del Consiglio Nazionale dei Geologi nell’Osservatorio per l’Edilizia Scolastica previsto dall’art. 6 della Legge n.23 del 1996 (ripristinato dal MIUR nel 2015 dopo un lungo periodo di inattività): “Certamente non bisogna dimenticare il grande sforzo fatto in questi anni dal Governo per la messa in sicurezza e miglioramento sismico di numerosi istituti scolastici versanti in condizioni al limite dell’agibilità, oltre ai massicci interventi per la realizzazione di nuove strutture, anche grazie all’impegno di Inail, Cassa depositi e Prestiti, BEI, ma al contempo è doveroso ricordare come il numero di edifici da sistemare sia ancora molto elevato. Numerosi sono stati gli immobili – precisava Angelone nell’aprile 2019 – che, a seguito dei nuovi assetti organizzativi delle singole province, sono stati dismessi e quindi non più segnalati come edifici meritevoli di attenzione dal punto di vista della sicurezza sismica, tant’è che per molti di questi non sono stati nemmeno eseguiti i dovuti studi di vulnerabilità”.

Come per la gran parte degli edifici scolastici dismessi – chiosa il geologo – anche per altre strutture ad oggi impiegate in maniera diversa (biblioteche, cinema etc..) non si dispone dell’adeguata conoscenza del rischio a cui sono esposti (sicuramente per quelli costruiti negli anni ’60, ’70 o precedenti a tali periodi), mancando elementi fondamentali per la sua quantificazione: la conoscenza approfondita del fabbricato dal punto di vista strutturale, la conoscenza del sottosuolo, la conoscenza puntuale delle amplificazioni sismiche per cause geologiche, la presenza di cavità, etc…”. “È impensabile – concludeva Angelone oltre un anno fa – che per settembre si possa procedere ad una messa in sicurezza degli edifici che dovranno subire un reintegro o una riconversione, ma è auspicabile che almeno gli studi di vulnerabilità vengano eseguiti in tempi brevissimi dagli stessi enti proprietari, al fine di poter scongiurare scenari che appartengono ad un passato da dimenticare”.

Cosa è cambiato da aprile 2019, ovvero da quando il geologo ha fatto queste affermazioni? Poco o nulla, considerando che il Paese è stato impegnato a combattere un nemico apparentemente più pericoloso di un terremoto, ma che in realtà a confronto è come Davide al cospetto di Golia: dal Coronavirus sappiamo ormai come difenderci, grazie ad una mascherina o ad una frequente igiene delle mani, ma dal terremoto non possiamo difenderci se non ci sono i presupposti, ovvero edifici pubblici sicuri e regole ferree da seguire. Eppure per la sicurezza sismica mai nessun genitore è andato a protestare, così come sta accadendo con il Coronavirus. E’ prova tangibile, questa, del fatto che il nostro Paese necessita di un repentino cambio di mentalità, perché viviamo in un territorio dove il rischio sismico è una realtà e un terremoto devastante non è una lontana ipotesi, né tanto meno una ‘iettatura’. Mai come in questi casi, prevenire è meglio che curare.