“Per cercare di evitare inutili allarmismi o, al contrario, trovarsi di fronte all’Apocalisse, la soluzione è soltanto una: garantire gli esami e la velocità delle risposte“: lo sostiene Massimo Andreoni, direttore della Società italiana di malattie infettive e primario di Tor Vergata, in un’intervista al Messaggero. “Bisogna garantire questo: velocità e tempestività della diagnosi sui contatti primari di positivi al Covid-19“.
Quanto al ‘nodo’ dei contatti primari, “quelli di uno studente positivo, ovvero i suoi compagni di classe, devono essere tamponati nel più breve tempo possibile. Fratelli e sorelle del ragazzo sospetto posto in isolamento sono considerati casi secondari e quindi non rientrano da protocolli nell’obbligo della quarantena. In realtà il vulnus risiede qui: se non accerto che il contatto primario diventa un caso, il contatto secondario non esiste“. Fondamentale la velocità della diagnosi, “anche se i tamponi non vanno fatti troppo presto perché lo studente, che è contatto di un positivo, non sviluppa immediatamente la carica virale laddove fosse stato contagiato. Diciamo che dal terzo giorno può essere testato ma in quella finestra che va poi fino alla fine della quarantena se non arriva il responso sull’eventuale positività, quello studente può a sua volta infettare a sua insaputa i fratelli o i genitori che non sono soggetti alla quarantena e dunque potrebbero diventare tutti diffusori del virus“. “Il contatto di un positivo può diventare propagatore di virus, nel caso avesse contratto l’infezione non prima di quattro o cinque giorni, a quel punto la sorella o il fratello deve infettarsi a sua volta e diventare vettore, quindi è diventato diffusore verso l’esterno, considerata la sua possibilità di uscire e andare a scuola, per poco tempo prima di finire anche lui o anche lei in quarantena perché da casi secondari, sono diventati a loro volta primari. È comunque molto complicato riuscire a trovare delle soluzioni“.
“Se vogliamo tenere le scuole aperte i contatti secondari non dovrebbero stare a casa, in termini di precauzione non si può però dire che sia sbagliato. Il tracciamento dovrebbe essere fatto nel tempo più rapido possibile, altrimenti tutti dovrebbero stare in isolamento, fratelli, sorelle e genitori compresi, ma non è possibile perché si bloccherebbe il Paese per delle situazioni che poi potrebbero dare esito negativo“.
Coronavirus, Andreoni: “Per evitare inutili allarmismi o trovarsi di fronte all’Apocalisse, la soluzione è soltanto una”
Coronavirus: secondo Andreoni "bisogna garantire velocità e tempestività della diagnosi sui contatti primari di positivi"