Coronavirus, Brusaferro: “Contact tracing in crisi, limitare i contatti non necessari”

"Arrivare a 20-21mila casi al giorno significa tracciare 5-10 casi per ognuno. Questo è un elemento di preoccupazione", afferma Brusaferro

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Aumentando in maniera molto significativa il numero di casi quotidiani, le risorse messe in campo, anche quelle aggiuntive fanno faccia. Arrivare a 20-21mila casi al giorno significa tracciare 5-10 casi per ognuno. Questo e’ un elemento di preoccupazione, dove si fa fatica a tracciare scatta una nuova fase che si chiama mitigazione, ovvero degli strumenti da utilizzare a livello di popolazione per ridurre la trasmissibilita’“. Lo ha detto il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanita’, Silvio Brusaferro, nel corso una conferenza stampa sull’analisi della situazione epidemiologica in Italia. Da qui la necessita’ di attenzione, di adottare dei provvedimenti che consente di poter modellare la curva e raffreddarla, ha spiegato Brusaferro sottolineando come sia necessaria una “grande responsabilita’ di ognuno di noi. Fino alla meta’ di agosto la curva italiana era sempre in discesa, questo e’ merito delle misure e dei cittadini, credo che in questa fase serve limitare i contatti non strettamente necessari. Questo e’ un appello importante per modellare adesso la curva e svolgere tutte le attivita’ che vogliamo svolgere. Siamo chiamati a fare tutti gli sforzi per muoverci, da qui a poche settimane, a quello schema di modellazione – ha aggiunto – sapendo che possiamo convivere con il virus”.

La possibilità di un lockdown per le grandi città, come Milano o Napoli, “è una opzione prevista, utile e transitoria per raffreddare la velocità di crescita dei contagi. È stata già utilizzata in passato con le zone rosse, ma dipende dalle Regioni”, ha aggiunto.

Gli over 70 stanno ricominciando a contrarre l’infezione e dalla nostra esperienza sappiamo che le persone più anziane, fragili e portatrici di patologie, sono quelle che contraendo l’infezione sono a maggior rischio di sviluppare grandi complicanze e hanno il maggior rischio di avere un esito fatale. Ci auguriamo tutti che questo non avvenga e che continuiamo a proteggere e a relazionarci con grande attenzione e rispetto con le persone fragili e anziane“. Questo deve avvenire “da parte di tutte le generazioni“, perché “se questa curva” dei contagi fra gli anziani e i fragili “dovesse crescere, si assocerà purtroppo anche a una crescita di decessi”. I più giovani che sono quelli che si infettano di più “siano particolarmente attenti a proteggersi e a evitare e proteggere anche i fragili e gli anziani”, esorta Brusaferro. All’inizio dell’epidemia, ricorda, “le persone che contraevano il virus erano persone mediamente anziane, poi progressivamente l’età mediana si è abbassata fino a sfiorare i 30 anni intorno ad agosto. Era l’epoca delle vacanze e molti giovani hanno contratto l’infezione, poi tornati dalle vacanze a casa hanno cominciato a infettare chi viveva con loro. E ci siamo trovati in una situazione dove l’età mediana è ricresciuta e si è collocata intorno a un valore relativamente contenuto, intorno ai 40 anni“. Questo, dice il presidente dell’Iss, “è importante, è un valore da tenere monitorato con attenzione e nell’ultima settimana c’è stato un piccolissimo aumento” anche se non bisogna guardare alle semplici oscillazioni. I dati al momento dicono comunque che “fortunatamente le persone anziane contraggono un po’ meno l’infezione di quelle giovani“, e occorre fare in modo che questa curva non risalga nuovamente.

Il contact tracing è in crisi

I tamponi si fanno e si continueranno a fare alla ricerca dei contatti stretti, ma e’ impossibile sperare che possano da soli piegare la curva, perche’ i numeri ormai non lo consentono. Con 20mila casi quotidiani (in crescita), pensare di tracciare dai 5 ai 10 contatti per ogni positivo significherebbe fare 200mila tamponi al giorno solo per il tracing, cui si aggiungerebbero quelli per i pazienti con sintomi e quelli di controllo. Il virus e’ fuggito, per un contatto tracciato ce ne possono essere dieci ormai di cui non si sa nulla, corre piu’ veloce dei tamponi. Brusaferro ha aggiunto: “L’incidenza sta crescendo molto rapidamente, in alcuni contesti regionali di piu’. Oggi il virus e’ praticamente presente dappertutto“. I numeri della crisi del contact tracing sono tutti qui: da giugno ad agosto, la percentuale tra positivi e test svolti era precipitata a livelli moto bassi, oggi siamo al 12%. Oggi appena un caso su quattro deriva dal contact tracing, mentre il 31,7% viene rilevato attraverso la comparsa dei sintomi. Le Regioni, appena due giorni fa, hanno chiesto ufficialmente al ministro Speranza di rivedere il sistema: “Al fine di rendere sostenibile il lavoro delle Asl/Regioni si dovrebbe destinare i tamponi solo ai sintomatici e ai familiari e conviventi”.