Coronavirus, perchè (almeno stavolta) ha ragione la Juve: il Napoli doveva e poteva giocare

Coronavirus, il pasticcio enorme della Regione Campania sul Napoli alla vigilia della partita con la Juve e su altri 3 mila cittadini negativi ma costretti agli arresti domiciliari senza alcun valido motivo

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Almeno stavolta ha ragione la Juve. Il Napoli doveva e poteva giocare. Non può un’Asl bloccare un campionato di calcio “per precauzione“, così come non può fermare qualsiasi altra attività lavorativa. E infatti ai calciatori del Napoli, tutti messi in isolamento fiduciario per 14 giorni, è consentito uscire di casa per gli allenamenti a Castel Volturno. Cioè per il loro lavoro. Ma anche andare a Torino per giocare la partita, a porte chiuse e in isolamento con il resto del mondo, è il loro lavoro. E persino sulle panchine si sta con la mascherina rispettando le distanze. Gli unici contatti possono verificarsi in campo, ed è messo in conto. Perchè il rischio zero non esiste.

Ma facciamo un passo indietro. Ad Agosto è iniziato il campionato francese e il Psg aveva 7 positivi. Ha giocato regolarmente, ha perso le prime due partite, poi i 7 positivi (sempre asintomatici) sono diventati negativi e sono tornati in campo. La squadra ha ricominciato a vincere. Poi abbiamo avuto la positività di Cerri e Ceppitelli nel Cagliari, e si è giocato.

Un positivo nel ritiro del Benevento, che ovviamente ha continuato la preparazione. Mirante positivo nella Roma, tutto regolare. Non si è fermato nulla. Boga è positivo da 40 giorni, ma il suo Sassuolo è primo in classifica con 9 gol fatti in 3 partite. Nel Milan ci sono Duarte e Ibrahimovic con il Covid, ma i rossoneri scendono in campo ogni 4 giorni e sono a punteggio pieno in campionato, e si sono qualificati ai gironi di Europa League.

La scorsa settimana due positivi nel Genoa, nessun problema: mattina volo per Napoli e ritorno in serata.

Oltre manica in ci sono Mané e Thiago Alcantara positivi nel Liverpool, ma stasera la partita in trasferta a Birmingham sul campo dell’Aston Villa si disputerà regolarmente.

L’abbiamo scritto a caratteri cubitali: il calcio deve ripartire. Come la vita. Il rischio zero non esiste. Eventuali positivi al Coronavirus sono da considerarsi come infortunati qualsiasi. Stanno a riposo finchè il tampone non diventa negativo, come accade da sempre per qualsiasi strappo muscolare, una distorsione, un dolore al flessore, un’influenza o il mal di schiena, mentre tutti gli altri compagni continuano a giocare. C’è un protocollo stilato tra le massime autorità calcistiche e governative che parla chiaro. Il Napoli aveva due soli positivi (Zielinski ed Elmas), tutti gli altri sono negativi al tampone.

Ecco perchè potevano e dovevano giocare.

Ma il vero problema è che in Campania c’è un regime di terrore voluto dal governatore De Luca e così chiunque, pur essendo negativo, deve sorbirsi una quarantena (“isolamento fiduciario“) di ben 14 giorni. Una follia che certamente non può portare al 3-0 a tavolino per la Juve, perchè non si tratta di una volontà del Napoli Calcio bensì di una scelta delle autorità dello Stato che gli impedisce di giocare, ma che in ogni caso comporta enormi conseguenze su tutte quelle persone che si trovano nella stessa situazione dei calciatori azzurri. E in Campania sono oltre 3 mila: carcerati in casa senza alcun motivo per due settimane.