Coronavirus: “Lockdown mirati per località ed età fino al vaccino, mobilità tra regioni irrilevante”

Molto meglio gestire i lockdown in maniera mirata, regione per regione se non comune per comune, cercando di tenere a casa il più possibile i giovani e gli anziani

Già gli scienziati dell’Ispi avevano evidenziato la necessita’ di un intervento selettivo a protezione di specifiche fasce di eta’, come per esempio gli anziani, in merito all’epidemia di coronavirus, in uno studio pubblicato a maggio. La stessa linea è seguita da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Antonio Scala, presidente della Big Data in Health Society e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in un articolo pubblicato lo scorso mese di agosto su Nature Scientific Reports. Molto meglio gestire i lockdown in maniera mirata, regione per regione se non comune per comune, cercando di tenere a casa il piu’ possibile i giovani e gli anziani, sostengono gli esperti.

Indovinare i tempi e le modalita’ giuste di un lockdown e’ davvero cruciale: basta un ritardo o un anticipo, o comunque adottare una scelta sbagliata in merito a quali aree liberare prima o dopo, o in relazione alla categoria di persone, per andare incontro ad effetti nefasti come un ritorno dell’infezione con picchi anche piu’ alti di quelli che abbiamo conosciuto nella primavera scorsa.

I ricercatori hanno costruito ed analizzato degli scenari coerenti con i dati scientifici ed epidemiologici raccolti sulle fasi iniziali della pandemia Covid-19 in Italia ed hanno verificato, numeri alla mano, le conseguenze di una serie di scelte possibili per uscire dai lockdown. Le ipotesi, che sono state vagliate, sono diverse. Si puo’ decidere di far uscire dal lockdown tutto il Paese in una sola volta, oppure un po’ per volta, magari regione per regione. Infine, si puo’ pensare di far uscire dal lockdown solo determinati gruppi di cittadini, come per esempio i giovani, o quelli in eta’ da lavoro, o gli anziani. Sono tutte scelte plausibili di cui i ricercatori hanno valutato l’impatto specifico sulla evoluzione della curva epidemica.

Uno dei primi risultati che emerge da questa ricerca e’ che la tempestivita‘ di applicazione delle misure di contenimento e di distanziamento sociale, pur avendo l’effetto di ritardare i tempi, rischia di incidere poco sull’andamento generale dell’epidemia che puo’ ripartire una volta che tali misure vengano allentate. Una quarantena troppo stretta puo’ infatti dare la falsa illusione di aver debellato l’epidemia, per vederla poi riprendere una volta rilassati i vincoli. “Se si riuscisse – commentano i ricercatori – a calibrare con efficacia mirata la percentuale di popolazione isolata e la sua specifica articolazione in termini territoriali e in classi di eta’, senza interrompere l’economia, l’epidemia potrebbe essere contenuta fino alla creazione, produzione e distribuzione di un vaccino“.

Importante anche la raccolta di dati regionali e provinciali, per evitare che “le dinamiche locali rischino di essere mascherate osservando il sistema nazionale aggregato“. L’osservazione delle dinamiche regionali, corroborata dall’analisi di mobilita’ inter-regionale basata sui dati Facebook, fa concludere ai ricercatori che, mentre la mobilita’ e’ probabilmente la causa dei ritardi nella partenza dell’epidemia osservati fra le regioni, “il contagio si sviluppa indipendentemente all’interno di ciascuna regione una volta iniziata l’epidemia“, ovvero “dopo che sono iniziate le epidemie all’interno delle singole regioni, l’influenza dei contatti con altre regioni diventa presto irrilevante“. Questo argomento indica la possibilita’ di poter continuare a mantenere – seppur con le procedure ed i livelli di sicurezza adeguati – i collegamenti ed i trasporti essenziali senza introdurre nuovi rischi. Argomenti analoghi possono essere applicati anche in ambito internazionale: arrivata l’epidemia, piu’ che sulle frontiere, la lotta va fatta all’interno.

La ricerca ha poi esaminato se sia migliore, in termini di mitigazione del contagio, far uscire dal blocco ogni singola Regione, rispettando la specificita’ di ciascuna epidemia in atto, o se invece, procedere a uno sblocco generalizzato e simultaneo su tutto il territorio nazionale. “I risultati mostrano che molto probabilmente, sarebbe meglio uscire dal lockdown con un calendario cadenzato sulla base dell’evoluzione dell’epidemia di ogni singola regione“. “Ancor meglio sarebbe cadenzare tale calendario con dati a granularita’ piu’ fine, possibilmente a livello di singoli focolai – ha commentato Antonio Scala – e‘ un peccato che le scelte approssimative che hanno portato all’adozione dell’app Immuni senza prevederne l’integrazione con il SSN, ma soprattutto senza curare la comunicazione necessaria ci hanno sottratto uno strumento potenzialmente vincente. Perche’ e’ vero che le missioni strategiche sono quelle mirate nello spazio e nel tempo, ma e’ anche vero che sono efficaci solo si evita di arrivare oltre i livelli di soglia. E per fare questo bisogna giocare d’anticipo, non dopo che i buoi sono scappati dalla stalla”.

Le strategie basate sulla classe di eta – si legge nel paper – possono aiutare a mitigare gli effetti di rimbalzo dell’epidemia“. Dai dati emerge “che sia i giovani (0-19) che gli anziani (70+) sono le classi che possono avere una maggiore influenza sulla fase post-lockdown“. Dall’analisi dell’impatto di politiche di lockdown per fasce di eta’, appare quindi possibile limitare la possibilita’ di una ripresa del contagio pur rilassando le misure di blocco per la classi in eta’ lavorativa. “Bisogna ricordarsi sempre che i modelli epidemiologici, quando applicati a situazioni nuove, servono piu’ all’analisi di scenari che a delle vere predizioni – ha aggiunto Scala -. L’analisi tramite modelli ci aiuta ad individuare possibili leve di controllo dell’epidemia, ma solo la conoscenza del territorio permette di non prendere decisioni apparentemente razionali ma controproducenti nei fatti. Si tratta di decisioni complesse, dove l’esperienza sul campo di un medico puo’ essere affiancata ma non sostituita dai calcoli matematici. Ancor piu’, bisogna evitare di prendere decisioni in base ad un singolo modello: indicazioni come quella di isolare le fasce piu’ anziane possono avere una loro validita’ numerica, ma non tengono conto di fattori rilevanti come l’impatto psicologico che hanno tali restrizioni su tali fasce. I numeri sono solo parte della storia: a quei numeri sono legati esseri umani, di cui va tutelata in primis la salute fisica ma anche quella psicologica legata non solo alla socialita’ ma anche alle prospettive economiche per il futuro”.