Coronavirus, in Puglia 350 contagi giornalieri: la zona più colpita è la provincia di Bari

La provincia più colpita resta Bari con 158 nuovi contagi e 4628 totali dall'inizio della epidemia a oggi: oltre 11.000 quelli in tutta la regione

Salgono a 11084 i positivi al coronavirus accertati in Puglia. Di questi, 350 sono stati rilevati nelle ultime ore processando 5382 test: e’ il dato piu’ alto registrato finora in un giorno. La provincia piu’ colpita resta Bari con 158 nuovi contagi e 4628 totali dall’inizio della epidemia a oggi. È quanto si legge nel report quotidiano diffuso dalla task force regionale in cui sono segnalati anche due decessi entrambi attribuiti alla provincia di Taranto. Tra i nuovi contagiati, 15 risiedono in provincia di Brindisi, 21 nella Bat, 89 in provincia di Foggia, 9 in Salento, 54 in provincia di Taranto mentre 4 sono relativi a persone residenti fuori regione. In ospedale ci sono 401 positivi.

Anelli: “In Puglia, tracciamenti fuori controllo”

In Puglia la situazione dei tracciamenti è già fuori controllo. Occorre intervenire subito se si vuole evitare un nuovo lockdown“. E’ l’allarme lanciato oggi da Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari, di fronte alla crescita esponenziale dei contagi e alle numerose segnalazioni dei medici che operano sul territorio. ”Quando non si riescono più a tracciare i contatti e a isolare i cluster di epidemia, l’unica soluzione che rimane per evitare che il sistema sanitario vada in tilt e che succeda da noi ciò che è accaduto a Bergamo, è adottare misure drastiche come una nuova chiusura‘ – spiega Anelli – ‘‘I dipartimenti e le USCA hanno migliaia di segnalazioni non processate di casi a rischio Covid, perché non riescono a far fronte all’onda montante dell’epidemia”. E nemmeno il tracciamento tramite l’app Immuni è in funzione, perché a oggi il sistema non prevede un protocollo operativo di attivazione del contact tracing tramite l’applicazione. L’allarme lanciato dal Presidente dell’Ordine dei medici di Bari è motivato da una serie di segnali preoccupanti anche sul fronte delle strutture ospedaliere e della medicina territoriale, a partire dal ritardo nell’attivazione degli ospedali Covid e dei posti letto necessari nei reparti più interessati dall’epidemia, come pneumologia, malattie infettive e rianimazione.

Inoltre, i medici di famiglia segnalano di nuovo la mancanza di DPI: ai medici di medicina generale di Bitonto, per esempio, non sono stati distribuiti dispositivi di protezione individuale. Anche alle USCA e al 118, che sono in prima linea nella gestione del Covid-19, i DPI vengono forniti con il contagocce. ”Se vogliamo evitare misure drastiche occorre intervenire subito.” – spiega Anelli – “Serve più personale, a partire dai medici e dagli infermieri. E occorre attivare al più presto tutti i posti letto degli ospedali Covid, oltre a residenze da mettere a disposizione di asintomatici e paucisintomatici per i quali l’isolamento fiduciario non possa avvenire in sicurezza a domicilio. Inoltre, bisogna raddoppiare il numero delle USCA, attingendo se necessario ai medici di medicina generale in formazione, dato che la norma prevede il loro impiego in strutture sanitarie per il tirocinio e che hanno tutte le competenze per eseguire i tamponi e assistere i pazienti domiciliari”.

Bisogna che i medici di famiglia abbiano il potere di emettere provvedimenti di isolamento e quarantena per i loro pazienti e che siano distribuiti subito i DPI sul territorio, dato che la mancanza di dispositivi di protezione è alla radice di ulteriori ritardi” – aggiunge Anelli – ”Infine, servono tamponi rapidi come strumento di tutela e monitoraggio di tutte le strutture pubbliche, a partire dalle scuole. A somministrarli potrebbero essere unità speciali dedicate a questo compito. Tutte queste misure sono urgenti e indispensabili, se vogliamo riprendere il controllo del tracciamento ed evitare un nuovo lockdown”.