Da “siamo il Paese che fa più tamponi al mondo“, al 19° posto nella classifica dei test sulla popolazione: il fallimento del “modello” tanto decantato dal premier Conte e dal commissario Arcuri è nei numeri ufficiali della pandemia di Coronavirus. L’Italia è 40ª tra i Paesi del mondo per numero di tamponi effettuati in rapporto alla popolazione; ma molti Stati che la precedono sono piccole realtà con pochi abitanti quindi abbiamo raccolto i dati esclusivamente degli Stati che contano almeno 5 milioni di abitanti. E l’Italia è 19ª, superata da tutti i colossi mondiali come il Regno Unito 6°, gli USA di Trump e del sistema sanitario che dall’alto della nostra presunzione amiamo criticare, settimi, o ancora la Russia di Putin, 8ª, l’Australia 10ª, la Spagna 11ª, il Canada 15°, la Germania 16ª. Avanti al nostro Paese anche la Bielorussia di Lukashenko, i Paesi Scandinavi Danimarca e Norvegia, gli asiatici Singapore e Hong Kong che sono gli Stati con la più alta densità abitativa al mondo, ma anche gli altri europei Belgio, Portogallo e Irlanda, oltre agli Emirati Arabi Uniti (primi per distacco) e Israele.

Nonostante quindi il fattore tempo, che ha portato l’Italia a doversi organizzare prima di tutti gli altri a fronteggiare l’emergenza, oggi siamo penultimi tra i Paesi sviluppati ed evoluti per numero di test: abbiamo dietro soltanto la Francia, che però sta recuperando rapidamente. Oltralpe si facevano pochissimi test fino all’estate, adesso si sono organizzati e in base ai numeri degli ultimi giorni, già la prossima settimana riusciranno ad avere una maggior capillarità rispetto all’Italia.
Eppure il numero e la diffusione dei test è e rimane il miglior sistema per tracciare i positivi e limitare il più possibile il contagio della pandemia. Invece nel nostro Paese, anzichè organizzarsi per fronteggiare il problema, si preferisce scaricare le responsabilità sui cittadini continuando a focalizzarsi sui comportamenti individuali. Una strategia vetusta e retrograda, oltre che illiberale e antidemocratica, che non porta alcun tipo di risultato sul fronte sanitario ma continua a determinare gravi ripercussioni economiche e sociali.
