Lo stato attuale dei detriti nello spazio: stanno aumentando con pericoli per le operazioni ma cresce l’adesione alle misure di mitigazione

"Il numero di oggetti detriti, la loro massa combinata e l'area totale che occupano sono aumentati costantemente dall'inizio dell'era spaziale"

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Aumenta la quantità di detriti spaziali in orbita intorno alla Terra, con conseguenti pericoli per le operazioni spaziali. L’ultimo esempio è il recente allarme sulla Stazione Spaziale Internazionale del 23 settembre scorso, quando gli astronauti sono stati costretti a operare una manovra per evitare la collisione con un detrito. “Il numero di oggetti detriti, la loro massa combinata e l’area totale che occupano sono aumentati costantemente dall’inizio dell’era spaziale. Cio’ e’ ulteriormente alimentato da un gran numero di rotture in orbita di veicoli spaziali e stadi di razzi. In media negli ultimi due decenni si sono verificate 12 “frammentazioni” accidentali nello spazio ogni anno – e questa tendenza e’ purtroppo in aumento”, si legge in una nota che accompagna la pubblicazione del rapporto ufficiale messo a punto dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), pubblicato oggi.

Sebbene – continua la nota – non tutti i satelliti siano attualmente conformi alle linee guida internazionali, sempre piu’ attori spaziali stanno tentando di attenersi alle regole. Nel caso dei razzi, sono sempre di piu’ quelli che vengono smaltiti in modo sostenibile. Tra il 40 e l’80 per cento di quelli che operano nell’orbita bassa in questo decennio ha tentato di conformarsi alle misure di mitigazione dei detriti. Di questi, il 30-70 per cento lo ha fatto con successo”. “La quantita‘ – spiegano gli esperti dell’ESA – di traffico lanciato nella regione protetta dell’orbita terrestre bassa – fino a 2000 km di altitudine – sta cambiando in modo significativo, in particolare a causa della proliferazione di piccoli satelliti e costellazioni. Circa l’88 per cento dei piccoli carichi utili lanciati in questa regione e’ comunque destinato a ricadere sulla Terra e a disintegrarsi. Si stima che tra il 30 e il 60 per cento di tutta la massa del satellite (escluso il volo spaziale umano) aderisca alle linee guida di fine vita per lo stesso motivo”.

I satelliti lanciati nella regione protetta geostazionaria – si legge – tra i 35.586 e i 35.986 km di altitudine, hanno tassi di aderenza molto elevati alle misure di mitigazione dei detriti. Tra l’85% e il 100% di coloro che hanno raggiunto la fine della loro vita in questo decennio hanno tentato di conformarsi a queste misure, di cui il 60 – 90 per cento, lo ha fatto con successo“. Secondo gli analisti dell’Esa, “l’analisi sistematica del cambiamento dei comportamenti nello spazio, quando si tratta dell’adozione di misure di mitigazione dei detriti, fornisce motivi per essere cautamente ottimisti – non era cosi’ un decennio fa. Dobbiamo pensare all’ambiente spaziale – spiegano – come a una risorsa naturale condivisa e limitata. La continua creazione di detriti spaziali portera’ alla sindrome di Kessler, quando la densita’ degli oggetti nell’orbita terrestre bassa e’ abbastanza alta da far si’ che le collisioni tra oggetti e detriti creino un effetto a cascata, ogni incidente che genera detriti che quindi aumenta la probabilita’ di ulteriori collisioni. A questo punto, alcune orbite attorno alla Terra diventeranno del tutto inospitali. L’ESA sta lavorando attivamente per supportare le linee guida per la sostenibilita’ a lungo termine delle attivita’ nello spazio esterno del Comitato delle Nazioni Unite sugli usi pacifici dello spazio esterno, incluso il finanziamento della prima missione al mondo per rimuovere un pezzo di detriti dall’orbita, contribuendo a creare un valutazione della sostenibilita’ spaziale e sviluppo di tecnologie per automatizzare la prevenzione delle collisioni e ridurre l’impatto sul nostro ambiente delle missioni spaziali”.

Linee guida per raggiungere un uso sostenibile dello spazio:

  • Progettare razzi e veicoli spaziali per minimizzare la quantità di materiali che si staccano durante il lancio e le operazioni, a causa delle rigide condizioni dello spazio.
  • Prevenire le esplosioni rilasciando l’energia immagazzinata, rendendo passivi i veicoli che raggiungono la fine delle loro vite.
  • Spostare le missioni estinte dalla rotta dei satelliti, sia mandandole fuori orbita che spostandole su una “orbita morta”.
  • Prevenire gli incidenti nello spazio attraverso scelte attente delle orbite ed eseguendo manovre per evitare le collisioni.