Disastro di Fukushima: verso il rilascio di acqua radioattiva in mare

Il governo giapponese è pronto a riversare in mare l'acqua contaminata utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nel disastro di Fukushima

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I media nipponici riportano che il governo giapponese è pronto a riversare in mare l’acqua contaminata utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nel disastro di Fukushima (a seguito del terremoto/tsunami del marzo 2011): una decisione potrebbe esser presa entro fine mese, malgrado continui il dibattito sulle ripercussioni sull’ambiente.
Le associazioni dei pescatori e i residenti hanno sempre espresso la loro disapprovazione, temendo un crollo della domanda di prodotti marini della regione e per le ripercussioni ambientali sull’intera area.

L’eventuale immissione dell’acqua radioattiva in mare necessita dell’approvazione dell’Autorità nazionale di regolamentazione del nucleare e la realizzazione di strutture adeguate per il trasporto, che richiederebbero almeno due anni di lavori.

L’acqua che serve a raffreddare gli impianti viene filtrata usando un sistema di trattamento dei liquidi in gradi di estrarre 62 dei 63 elementi radioattivi presenti, tranne il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

Secondo il gestore dell’impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco), con un incremento giornaliero di 170 tonnellate di liquido trattato, lo spazio per lo stoccaggio dovrebbe esaurirsi entro l’estate del 2022.