Lo spettro di un mega-tsunami in Alaska: lo scioglimento dei ghiacciai minaccia conseguenze devastanti nello Stretto di Prince William

La ritirata del ghiacciaio Barry sembra avere un impatto sui versanti delle montagne: un crollo totale causerebbe uno tsunami di proporzioni spaventose

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L’Alaska è a rischio di essere colpita da un enorme tsunami innescato da una frana di rocce nei prossimi 20 anni. Un gruppo di scienziati ha avvisato della prospettiva di questo imminente disastro nello Stretto di Prince William, che potrebbe verificarsi anche entro i prossimi 12 mesi, in una lettera aperta inviata al Dipartimento di Risorse Naturali dell’Alaska (ADNR). La frana di rocce sarebbe dovuta all’instabilità causata dallo scioglimento dei ghiacciai.

Anche se i rischi potenziali di una frana simile sono molto seri, rimangono ancora molte incognite su come o quando potrebbe avvenire il disastro. Quello che è chiaro è che la ritirata del ghiacciaio nello Stretto di Prince William, lungo la costa meridionale dell’Alaska, sembra avere un impatto sui versanti delle montagne sopra Barry Arm, circa 97km a est di Anchorage. L’analisi delle immagini satellitari suggerisce che mentre il ghiacciaio Barry si ritira da Barry Arm a causa della fusione in corso, una grande cicatrice rocciosa sta emergendo sulla montagna al di sopra. Questo indica che una frana progressiva e lenta sta già avvenendo sopra il fiordo, ma se la parete rocciosa dovesse cedere improvvisamente, le conseguenze potrebbero essere gravi. Sebbene sia remota, è un’area frequentata da navi commerciali e imbarcazioni, incluse navi da crociera.

Proiezioni dello tsunami (Briggs et al., open letter to ADNR, May 2020)

In caso di crollo, la stretta forma del fiordo amplificherebbe l’onda fino a dimensioni molto pericolose. “È stato difficile credere ai numeri all’inizio. Sulla base dell’altezza del deposito sopra l’acqua, del volume di terra che sta scivolando e dell’angolazione del pendio, abbiamo calcolato che un crollo rilascerebbe 16 volte più detriti e 11 volte più energia rispetto alla frana e al mega-tsunami di Lituya Bay del 1958 in Alaska”, ha spiegato all’Earth Observatory della NASA una delle ricercatrici, la geofisica Chunli Dai della Ohio State University. Se i calcoli del team sono corretti, i risultati sfiorano l’impensabile, visto che l’episodio del 1958, paragonato dai testimoni all’esplosione di una bomba atomica, è ritenuto spesso come l’onda di tsunami più alta dell’epoca moderna, che ha raggiunto un’altezza massima di 524 metri. Un recente cedimento dei pendii nel 2015 nel Tann Fiord ha prodotto uno tsunami che ha raggiunto i 193 metri e i ricercatori sostengono che questi cedimenti possono essere provocati da numerose cause.

Le cicatrici sulla parte destra del ghiacciaio Barry. Credit: Lauren Dauphin/NASA Earth Observatory/USGS

Pendii come questi possono cambiare da frane lente a veloci a causa di una serie di possibili cause scatenanti. Spesso, la pioggia o la pioggia prolungata rappresentano un fattore. I terremoti comunemente innescano cedimenti. Anche le condizioni meteorologiche calde che guidano lo scioglimento di permafrost, neve o ghiaccio possono essere una causa scatenante”, scrivono gli scienziati nella loro lettera. Dopo la lettera di qualche mese fa, l’analisi della frana ha suggerito un movimento minimo o nullo delle masse di terra, sebbene questo di per sé non significhi molto, considerato che la ricerca dimostra che la parete rocciosa si sta spostando da almeno 50 anni, accelerando in alcuni momenti e rallentando in altri. Tra il 2009 e il 2015, la massa di roccia è scivolata di 185 metri. Dal 2017, invece, il pendio si è spostato molto poco.

La visione generale è che la velocità della ritirata del ghiacciaio aumenta la probabilità di cedimenti dei pendii più drastici. “Se il ghiacciaio si ritira molto velocemente, può cogliere di sorpresa i pendii circostanti: potrebbero cedere catastroficamente invece di adattarsi gradualmente”, spiega al Guardian Bretwood Higman, co-autore della lettera e geologo di Ground Truth Alaska. Il monitoraggio di numerose organizzazioni, come ADNR, NOAA, USGS, sta tenendo d’occhio gli sviluppi nello Stretto di Prince William per seguire i movimenti sul ghiacciaio Barry e per perfezionare le previsioni delle ripercussioni di un mega-tsunami.

Ghiacciaio Barry. Foto di Winand Deerenberg/Getty Images

I modelli preliminari della lettera, oggetto di valutazione inter pares, suggeriscono che un improvviso ed enorme crollo provocherebbe uno tsunami che raggiunge centinaia di metri in altezza lungo la costa e che si propaga in tutto lo Stretto di Prince William e nelle baie e nei fiordi a distanza dalla sorgente. È importante notare che il disastro potrebbe anche non verificarsi, con gli scienziati che ammettono che il pendio potrebbe ancora stabilizzarsi. In alternativa, potrebbe crollare anche solo parzialmente, determinando uno tsunami molto più piccolo e meno distruttivo. Nel loro rapporto, tuttavia, gli scienziati affermano che un crollo totale sembra “plausibile”.

Un’altra lezione che possiamo apprendere da questa situazione è che gli effetti delle rapide ritirate dei ghiacciai nell’era dei cambiamenti climatici potrebbero creare simili minacce di frane e tsunami in molte altre parti del mondo, non solo in Alaska.