Torna “l’incubo” cambio dell’ora: nella notte tra 24 e 25 ottobre 2020 le lancette dovranno essere spostate indietro di un’ora (dalle 03:00 alle 02:00 di domenica), si guadagnerà un’ora di sonno ma non per questo il fisico non se ne risentirà.
Il passaggio dall’ora legale all’ora solare (e viceversa) può avere una serie di effetti collaterali sul benessere delle persone. Secondo Vincenza Castronovo – psicologa e psicoterapeuta esperta in medicina del sonno presso il Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano – molti fanno fatica ad abituarsi rapidamente al cambio dell’ora. Sebbene si tratti (apparentemente) di una variazione minima, in realtà il fisico delle persone impiega alcuni giorni per adattarsi, in media una settimana: ciò a causa del cosiddetto orologio biologico, legato ai ritmi circadiani.
Tra i sintomi/malesseri più comuni causati dal cambio dell’ora vi sono: stanchezza, irritabilità, perdita di concentrazione e produttività sul posto di lavoro, nausea e inappetenza.

A risentire meno del cambio dell’ora sono le persone che appartengono alla categoria degli “Zombie“, circa il 45% della popolazione, coloro che tendono a posticipare il momento di andare a letto e poi “arrancano” di più al risveglio. Col cambio dell’ora si troveranno quindi molto più a loro agio rispetto alle “Lepri” (il 31% degli italiani), che tenderanno più facilmente a cadere nella “trappola” del risveglio anticipato, crollando poi la sera troppo presto rispetto al dovuto.
… e l’abolizione del cambio dell’ora? Cosa ha deciso l’Italia?
Per quanto riguarda l’abolizione del cambio tra Ora Solare e Ora Legale, in Italia al momento non è stata presa una decisione in merito.
La possibilità di avere più ore di luce a disposizione è un vantaggio soprattutto i paesi dell’Europa meridionale, in quanto, nel Nord del Continente le giornate durante la stagione estiva sono già molto lunghe a causa della vicinanza con il Polo Nord.
Dal 1996 tutti i Paesi dell’Unione Europea adottano lo stesso calendario per l’ora legale: nell’estate 2018 il parlamento europeo ha approvato l’abolizione dell’obbligo per gli Stati membri di passare da un’ora all’altra due volte all’anno.
Ogni Stato può decidere entro aprile 2021 se adottare per sempre l’ora legale, quella solare o continuare ad alternarle.
I Paesi del Nord, come Finlandia e Polonia, propendono per la fine dell’ora legale, mentre quelli del Sud sono di opinione opposta.
La Francia si è già espressa con un voto popolare per mantenere l’ora legale tutto l’anno.
L’Italia propenderebbe ancora per l’alternanza, soprattutto per ragioni economiche: l’ora legale permette di accendere le luci un’ora dopo, con un risparmio da non trascurare.
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Il risparmio economico è calcolato considerando il fatto che quest’anno, nel periodo di ora legale, il costo del kilowattora medio per il cliente domestico tipo in tutela (secondo i dati dell’ARERA) è stato di circa 16,5 centesimi di euro al lordo delle imposte.
Dal 2004 al 2020, secondo l’analisi di Terna, il minor consumo di elettricità per il Paese dovuto all’ora legale è stato complessivamente di circa 10 miliardi di kilowattora e ha comportato, in termini economici, un risparmio per i cittadini di 1 miliardo e 720 milioni di euro.
Nei mesi di aprile e ottobre si è registrato, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica (sebbene in aprile questo sia stato inferiore rispetto ai valori medi degli scorsi anni per effetto della contrazione dei consumi legati all’emergenza covid-19). Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo.
Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento.
Nei mesi estivi come luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità.
L’ora legale sarà di nuovo in vigore dal prossimo 28 marzo 2021.
Cambio dell’ora, due modi di reagire
Il ritorno all’ora solare, con le lancette che dovranno essere spostate dalle 03:00 alle 02:00, riporta a “una delle questioni più importanti relative all’equilibrio psico-fisico degli esseri umani e cioè il rispetto dei ritmi biologici, che governano ogni nostra attività metabolica“.
“Per quanto riguarda l’attività cerebrale, il ritmo principale è quello circadiano, che alterna il sonno e la veglia alle fasi di luce e buio. Durante il sonno si realizzano delle fondamentali attività restaurative e integrative delle energie che sono state spese durante la giornata, quindi un corretto ritmo circadiano è il più importante metro di misurazione delle condizioni di Salute o di stress di un essere umano“. “Se questo si interrompe, si altera, si hanno delle conseguenze dal punto di vista del funzionamento psichico: quelle connesse a un sonno che diventa non più ristoratore, con sonnolenza, affaticamento, difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria, diminuzione della motivazione a intraprendere percorsi psichici e portarli a conclusione, difficoltà di sintesi. Il nostro cervello, che è multitasking, per fare sintesi su tante cose ha bisogno di tanta energia mentale che può venire meno con un ritmo circadiano ‘aggredito’. Ma gli effetti si faranno sentire solo in chi è già provato“, conclude l’esperto.
Passaggio dall’Ora Legale all’Ora Solare, info utili
Gli italiani godranno così di un’ora in più di sonno, pagando lo scotto di vivere giornate con un’ora in meno di sole.
Con l’uso dell’ora legale si determina che, per un dato territorio, l’ora ufficiale dello Stato venga calcolata in anticipo rispetto all’ora solare (naturale). Le ragioni sono due: da un lato questa misura consente risparmi energetici, poiché centrando una parte rilevante delle attività durante le ore di luce solare si riduce il ricorso all’illuminazione artificiale; dall’altro i cittadini possono beneficiare di un maggior numero di ore di luce solare.
In Italia la prima adozione dell’ora legale (nata da un’intuizione di Benjamin Franklin) è datata 1916, quando fu limitata al solo periodo estivo. Fino al 1920, l’inizio fu anticipato a marzo ma per i successivi venti anni non se ne parlò più. L’ora legale tornò in auge solo nel 1940, in pieno periodo bellico, e proseguì durante la ‘ricostruzione’ fino al 1948: è proprio in quell’anno che lo spostamento delle lancette fu il più anticipato della storia, al 29 febbraio. Per i diciotto anni successivi l’ora solare tornò a dominare per tutti e dodici i mesi dell’anno mentre l’adozione definitiva di quella legale si ebbe nel ’66, dal 22 maggio al 24 settembre. Si continuò, con inizio dell’orario estivo nella tarda primavera, fino al 1979: nel 1980 lo spostamento delle lancette fu anticipato al 6 aprile, ma dal 1981 in poi la domenica di riferimento per l’inizio dell’orario ‘estivo’ è sempre stata l’ultima di marzo e quella per il ritorno della ‘solarità’ l’ultima di ottobre.
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“L’ora di sonno in più, spesso salutata con gioia dagli adulti, si trasforma ogni anno in un’arma a doppio taglio per i bambini – rileva l’esperto – che faticano ad addormentarsi, incappando in insonnia, irritabilità e notti agitate“: “Se si sono abituati per sei mesi ad andare a dormire, ad esempio, alle 21.30, il loro ritmo sonno-veglia è ormai tarato sull’ora legale: improvvisamente domenica sera si ritroveranno a letto un’ora prima e si rigireranno fra le coperte ben svegli e arzilli. Stare a letto senza dormire è il primo passo verso l’insonnia“.
Secondo il pediatra, per prevenire le conseguenze del cambio dell’ora, bisogna fare arrivare i bimbi stanchi alla sera, e ritardare di 10-15 minuti il momento di andare a letto, così progressivamente nell’arco di qualche giorno il piccolo si adatterà alla novità.
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“Soprattutto di sera è bene mettere nel piatto semi di soia, semi di sesamo e di girasole, patate, banane, riso, cereali integrali, verdure a foglia verde, noci e mandorle. E poi ancora legumi, carni bianche e pesce, latte e derivati, crostacei: un mix di alimenti della dieta mediterranea che solleticano il palato e fanno calare più facilmente le palpebre all’ora opportuna. Sono out, invece i cibi che richiedono lunga masticazione, con un ‘effetto chewing-gum’, tipo carni rosse ricche di connettivo e molto fibrose, come la fiorentine e pesci delle famiglia dei cefalopodi, tra cui seppie, calamari, polipi“.
Un’ora in più di sonno, sei un gufo o un’allodola?
Gli effetti negativi colpiranno i “gufi“, le persone che prediligono coricarsi alle ore piccole, e soprattutto le “allodole“, che amano godersi le prime ore di luce del giorno. Lo psichiatra Michele Cucchi, Direttore Sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano, spiega: “Le attività ormonali e cerebrali che regolano il sonno e le malattie dell’umore hanno una ritmicità sia giornaliera che mensile e annuale. Molte teorie derivate da evidenze scientifiche suggeriscono che la depressione sia proprio la malattia dei ritmi biologici: una loro alterazione precipiterebbe i meccanismi che generano la sindrome depressiva, fatta infatti non solo di mal di vivere, pessimismo, sensi di colpa e apatia ma anche di sintomi prettamente fisici e anche più intuitivamente riconducibili ai ritmi circadiani: insonnia, inappetenza, un’oscillazione della gravità della sintomatologia nel corso della giornata“.
Secondo recenti statistiche inoltre in questi periodi dell’anno aumentano notevolmente gli incidenti stradali, verosimilmente legati a una minore capacità di concentrazione e ad un maggior rischio quindi d’incorrere in disattenzioni fatali.
Per l’esperto, dunque bisogna far tesoro di poche semplici regole: “Innanzitutto va verificato se effettivamente abbiamo un profilo da gufo o da allodola, perché in quest’ultimo caso dovremmo risentire maggiormente dell’ora solare” e “cercare di risincronizzare i ritmi circadiani provando ad andare a letto prima nei giorni immediatamente prima del cambio dell’ora e alzandoci un po’ più presto nello stesso weekend“. Consigliata attività fisica aerobica, a chi non soffre di pericolosi fattori di rischio cardiocircolatori. Vietate le abbuffate ma anche lo spuntino di mezzanotte che appesantisce prima di andare a dormire. Le persone particolarmente sensibili a questi cambiamenti potranno ricorrere a una specifica terapia naturale “che consiste nella risincronizzazione dei ritmi circadiani mediante esposizione, in determinate fasce orarie della mattina, a luce brillante indotta da specifiche lampade, che permettono un effetto di generazione di un’alba artificiale“.
Infine, sì all’attività fisica al mattino presto sfruttando le ore di luce: “La sveglia all’alba, seguita da una sessione di movimento, aiuta a superare gli effetti dei malesseri stagionali“.
Ora solare: per un italiano su 3 la minore esposizione al sole è fonte di stress
Torna l’ora solare: secondo uno studio rende più aggressivi
I ricercatori hanno analizzato i dati del National Incident Based Reporting System statunitense, a cui hanno aggiunto quelli delle città di Philadelphia, Los Angeles, Chicago e New York, alla ricerca di effetti dell’insonnia sui reati violenti: è emerso che rispetto al lunedì precedente, le aggressioni diminuiscono del 2,9% quando si dorme un’ora in meno, e questi crimini aumentano del 2,8% il giorno dopo il ritorno all’ora solare.
“Una persona può pensare che se dorme meno sarà nervosa e aggressiva. Probabilmente si ha la propensione ad agire più aggressivamente, ma il comportamento non la riflette perché si è stanchi, troppo letargici e assonnati per agire“, hanno spiegato i ricercatori.
Ora solare: effetti su sonno e rischio cardiaco
Ma lunedì 26 sarà un’eccezione, tanto che si stima che il numero di infarti calerà in quel giorno di circa il 10% rispetto a un generico giorno della settimana nel resto dell’anno. “Quando in primavera si passa all’ora legale, secondo recenti studi tra cui una ricerca del Karolinska Institute – ha spiegato Gino Roberto Corazza, presidente della SIMI, Società Italiana di Medicina Interna – la relativa deprivazione di sonno prima del riadattamento del nostro orologio biologico, aumenta il grado di infiammazione e lo stress ossidativo a livello dei vasi arteriosi e il sistema immunitario risponde peggio agli stimoli esterni: tutti elementi che rendono più probabile l`insorgenza di disturbi cardiovascolari acuti dopo il cambio dell’ora e soprattutto al lunedì, quando a tutto questo si aggiunge lo stress dell’inizio della settimana“. Il contrario avverrà lunedì 26: basta dormire un po’ di più grazie al fatto di aver portato indietro le lancette dell’orologio per veder rientrare il rischio lunedì. “Molto probabilmente l’effetto protettivo è dovuto all’assenza del primo e forse più importante dei tre fattori scatenanti, la deprivazione di sonno; il vantaggio – aggiunge Corazza – non è evidente negli anziani, probabilmente perché in questi ultimi la quantità di sonno è più costante, non più influenzata dalla necessità di puntare la sveglia presto al mattino, oltre al venir meno dello stress da inizio settimana. La possibilità, inoltre, di poter essere svegli e attivi sfruttando al meglio le ore meno fredde e più luminose della giornata contribuisce al maggior benessere“.