“La probabilità di infezione in una scuola non è diversa da quella nella società nel suo complesso”

"La probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso"

Le scuole non rappresentano un “moltiplicatore di infezioni” ma “non sono piu’ protette del resto della comunita’ e il tasso di infezione scolastica appare seguire quello della comunita’ circostante“. Pertanto, “la probabilita’ di infezione in una scuola non e’ significativamente diversa da quella della societa’ nel suo complesso”. E’ questa la conclusione di un’analisi condotta da Enrico Bucci e Antonella Viola del Patto Trasversale per la scienza. “Al momento non esistono motivi per evocare la chiusura delle scuole piu’ di quanto non ve ne siano per un lockdown dell’intera società” ma è “urgente intervenire su regole e procedure”.

I dati – spiegano Bucci, docente in Systemdi’s Biology alla Temple University, e Viola, ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova – suggeriscono che “al momento non esistano motivi per evocare la chiusura delle scuole piu’ di quanto non ve ne siano per un lockdown dell’intera societa’, poiche’ non sembra ascrivibile alla scuola l’aumento dei contagi. Al contrario, la scuola e’ fondamentale per la formazione, la socialita’, lo sviluppo e il benessere dei bambini e dei ragazzi e la sua chiusura causerebbe danni gravissimi alle future generazioni e al Paese”. Al fine di proteggere la scuola dal diffondersi del contagio, e’ pero’ “urgente – avvertono – intervenire sulle regole e sulle procedure per la tracciatura ed il contenimento di eventuali focolai scolastici”. I ricercatori sottolineano quindi come “al momento in Italia vi e’ un’inaccettabile disparita’ di indicazioni da regione a regione; questa deve essere abbandonata, in favore di una procedura unica“.

L’analisi rileva inoltre come, in sostanza, la crescita piu’ o meno veloce della curva epidemica e’ indipendente dalla data di riapertura delle scuole”. Cosi’, la Campania che ha riaperto il 24 settembre, per esempio, cresce altrettanto velocemente delle regioni piu’ veloci tra quelle che hanno riaperto il 14, come la Lombardia; viceversa il Veneto, che ha aperto il 14 settembre, non cresce piu’ velocemente dell’Abruzzo, che ha riaperto il 24 settembre. Tuttavia, “effetti esponenziali – concludono – potrebbero manifestarsi su periodi piu’ lunghi, ed essere invisibili nella finestra di tempo considerata”.

La diagnostica in ambito scolastico “deve essere uniformata e potenziata, attraverso l’introduzione di test rapidi antigenici e la procedura di pooling, in modo da evitare di affaticare ulteriormente il sistema diagnostico nazionale, gia’ sotto stress per la ripresa epidemica in atto”, affermano ancora i due ricercatori.Insistiamo sulla necessita’ – si legge – di utilizzare da subito test rapidi come strumenti di investigazione diagnostica e monitoraggio sanitario”.