‘Bomba’ sulla Santa Sede, Giovanni D’Ercole come Ratzinger: lascia la diocesi e va in Africa. Di fronte al Covid ha difeso la libertà della Chiesa

Agli occhi della Santa Sede Monsignor D'Ercole aveva una grave colpa: aver difeso la libertà della Chiesa durante il lockdown

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Monsignor Giovanni D’Ercole lascia la diocesi di Ascoli Piceno e va in Africa, in un monastero. Le dimissioni del vescovo sono giunte all’improvviso. “Questa rinuncia – spiega lui stesso in un video – è una scelta difficile, sofferta ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non per interessi personali. In un momento difficile come questo in cui regna confusione nella società c’è tanta paura e sento profondamente il bisogno di dedicarmi alla preghiera”.

Entro in un monastero dove potrò accompagnare il cammino della Chiesa in un modo più intenso nella meditazione, nella contemplazione e silenzio. Quando avrò percorso questo periodo nel monastero mi aprirò a tutte le prospettive. Sento che Dio mi chiama a fare un passo perché possa rendere servizio in questo modo. Grazie – dice D’Ercole – a chi mi ha voluto bene. Rinnovo la mia stima e il mio affetto e, soprattutto, siate certi, non abbandono nessuno, ma sarò ancora più vicino alla Diocesi a ciascuno di voi con la mia preghiera. Sento che solo Dio può essere la speranza affidabile su cui poggiare ogni nostro passo verso il futuro che pare incerto ma che sarà segnato dalla luce di Dio“, conclude.

Chi è Giovanni D’Ercole? Nato a Morino, provincia de L’Aquila ma diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, il 5 ottobre 1947, monsignor D’Ercole è stato ordinato sacerdote il 5 ottobre 1974. Eletto alla Chiesa titolare di Dusa e nominato ausiliare di L’Aquila il 14 novembre 2009, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 12 dicembre sucessivo. Il 12 aprile 2014 infine il trasferimento ad Ascoli Piceno. D’Ercole è anche un noto e apprezzato volto televisivo per aver condotto su Rai 2 i programmi: “Prossimo tuo” (1994-1999), “Millennium (poi Terzo Millennio) dal 2000 al 2002 e “Sulla via di Damasco” (2002-2018).

Ma cosa ha scatenato questa scelta estrema? La risposta che si concretizza di fronte agli occhi di un osservatore attento è quasi terribile, perché da essa traspare una fotografia dell’attuale situazione in Italia, e in particolare della Chiesa, alquanto preoccupante. A quanto pare Monsignor D’Ercole ha subito forti pressioni dalla Santa Sede, agli occhi della quale aveva una grave colpa: aver difeso la libertà della Chiesa durante il lockdown.

Le dimissioni di D’Ercole, come previsto, hanno suscitato un notevole clamore, non solo per la notorietà di cui gode, ma anche perché giungono in un periodo di grande confusione e di accentuata divisione nella Chiesa. I motivi non sono gravi e comunque non evidenti: non ci sono problemi di salute e tanto meno scandali. Inoltre, per D’Ercole, settantatreenne, mancano solo due anni all’età in cui i vescovi vanno “in pensione”, salvo proroghe concesse dal Papa.

Il motivo appare dunque avvolto dal mistero e le ipotesi sono tante. Tutte gravi. La scelta ‘libera’ è stata probabilmente forzata da ‘mani pesanti’. Ma quali? Negli ultimi tempi, chi gli è vicino, racconta di un uomo sofferente nell’anima. Come apprende la “Bussola Quotidiana“, pare che siano state fatte molte pressioni su monsignor D’Ercole perché si dimettesse: la richiesta è partita da Santa Marta e riferita attraverso la Congregazione dei vescovi. Lui, che avrebbe potuto opporsi, ha invece deciso di obbedire e farsi da parte. Ricordando un po’ il commiato di Benedetto XVI, tanto che ne ha ripreso le parole: “Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”.

E proprio questo amore per la Chiesa lo ha portato a ‘scontrarsi’, pacificamente, con Roma. E’ molto probabile, infatti, che D’Ercole stia pagando così la sua strenua difesa pubblica della libertà della Chiesa di fronte al potere politico, che durante il lock down aveva proibito le messe, con il beneplacito del potere ecclesiale. Arrivò persino ad accusare il premier Giuseppe Conte di aver “fregato” i vescovi e di aver instaurato una dittatura. “La Chiesa non è luogo di contagi“, si ostinava a ripetere. Probabilmente a ragione, visto che, scientificamente parlando, nelle chiese è assolutamente possibile mantenere le distanze opportune per limitare i contagi. Bastava contingentare le entrate, magari scaglionando le messe. “Bisogna che il diritto al culto ce lo diate, sennò ce lo prendiamo – diceva D’Ercole – e se ce lo prendiamo è solo un nostro diritto”.

papa francescoIn sostanza aveva pubblicamente attaccato il governo nel momento in cui il Papa lo difendeva. E ora che si va verso una nuova stretta delle misure anti contagio, arrivano le sue dimissione. Forse voleva dire nuovamente la sua? Voleva difendere quella Chiesa che ama e quelle chiese che ritiene luogo si aggregazione? Probabilmente sì, ma sa di non poterlo fare. E dunque le dimissioni dell’unico vescovo che abbia alzato la voce a difesa della libertà della Chiesa sono arrivate come un fulmine a ciel sereno. Dalla Santa Sede, intanto, tutto tace. Dopo la rinuncia di D’Ercole, il Papa ha affidato la guida della diocesi di Ascoli Piceno, come amministratore apostolico, a monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti.