“La situazione è sicuramente molto preoccupante, lo dicono i numeri. Anche retrospettivamente guardando a come stavamo a fine giugno e luglio, quando avevamo 150 casi, sicuramente i numeri di oggi dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown“: è quanto ha dichiarato a Buongiorno, su Sky TG24, Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova.
“Rimane sempre il problema di come consolidare i guadagni fatti riducendo la trasmissione. Una volta ridotta la trasmissione, supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, quali strumenti abbiamo per tenerli bassi? Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita che per l’economia,” prosegue l’esperto. Per Crisanti “bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento sul territorio che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce“.
“Questa rete se c’è sicuramente non è sufficiente e già diverse Regioni hanno ammesso di non essere in grado di fare nessun tracciamento e di non essere in grado di bloccare la trasmissione, questo è il vero problema. Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesi e se tutto funziona, e poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati“.
Per quanto riguarda i tamponi rapidi, secondo il virologo “hanno dei grossi problemi e a mio avviso non dovrebbero essere usati in azioni né di sorveglianza né di prevenzione. Purtroppo hanno una sensibilità che è intorno al 70%, perché su dieci positivi ne mancano tre“.
Infine sull’arrivo del vaccino, Crisanti ha spiegato: “Mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico“. “Forse fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi“.
Il virologo Crisanti: “Cosa sta accadendo lo dicono i numeri, speriamo che non si arrivi al lockdown”
Crisanti: "A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown"