La pandemia di Coronavirus in Italia “è fuori controllo nelle grandi aree metropolitane: si vive l’inferno nei Pronto soccorso e per il ritorno del contagio in ambito ospedaliero. Non abbiamo ancora capito la gravità della situazione e che questa pandemia è un cambiamento epocale“: lo ha affermato Walter Ricciardi, docente di Igiene all’Università Cattolica e consigliere del Ministro della Salute, ospite del XIII Congresso Nazionale della Sihta (Società scientifica di health technology assessment) sul tema “La sanita’ del futuro”.
Quello dell’Italia “è uno dei casi peggiori insieme alla Francia e alla Germania“, ha spiegato Ricciardi, ricordando che “una parte importante dei fondi stanziati dal governo a maggio non sono stati utilizzati dalle Regioni, dal traporto pubblico locale alla ristrutturazione dei Pronto soccorso, all’assunzione dei professionisti sanitari. Con questa asimmetria decisionale, con questa latenza, che poi si concretizza con uno scarica barile e una litigiosità tra Stato e Regione, non si va molto avanti“.
“Come in tutte le pandemie c’è una seconda ondata, in alcune ce n’è anche una terza. Questo comporterà un ulteriore restringimento del prodotto interno lordo. E ci saranno persone che perderanno il lavoro e che si impoveriranno. Questo significa triplicare il numero di famiglie povere che passeranno da 1,7 milioni dello scorso anno a 5,1 milioni che saranno povere alla fine di quest’anno e nel prossimo,” ha proseguito Ricciardi.
In questa fase “è necessario agire prontamente. E, in questo momento, possiamo farlo solo rafforzando la sanità, finanziando le misure di salvaguardia occupazionale e in generale le politiche sociali, valorizzando i sistemi di previdenza e rendendo l’educazione un elemento fondamentale“. Tutto questo “non possiamo farlo da soli. Perché non abbiamo più le risorse. Noi usciremo da questo frangente con il più grande debito pubblico mai registrato nella storia italiana. E il debito pubblico italiano è semplicemente insostenibile con le nostre risorse“, conclude Ricciardi, che ritiene paradossale il fatto che “noi non prenderemo il Mes“.


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