La Calabria è da oggi ufficialmente “zona rossa”: è tornato il lockdown, anche se meno restrittivo rispetto a quello della scorsa primavera. Ma la regione più virtuosa d’Italia non ci sta e dopo le proteste scoppiate nella serata di ieri nelle manifestazioni da Cosenza a Reggio Calabria, ora si ribella alle nuove misure di contenimento, che appaiono eccessive in una regione con una bassa diffusione del virus.
Con il nuovo lockdown, i commercianti temono per il futuro delle loro attività, tanto che a Crotone la protesta è proseguita senza manifestazioni o violenza ma con un gesto di disobbedienza. In città, il 70% delle attività commerciali che avrebbero dovuto rimanere chiuse – soprattutto i negozi di abbigliamento – hanno aperto regolarmente le serrande, mentre i bar hanno apparecchiato i loro tavoli all’aperto per ricevere regolarmente i loro clienti. “Crotone ha avuto il coraggio di protestare in modo silenzioso ma concreto contro l’istituzione della zona rossa, protestiamo con dignità facendo il nostro lavoro: restando aperti per non morire”, ha detto uno dei partecipanti all’iniziativa. La protesta, comunque, dovrebbe durare solo per la giornata di oggi, in attesa anche di sapere come si muoveranno le autorità.
Anche a Reggio Calabria alcuni commercianti hanno scelto la strada della “disobbedienza” ma sono stati solo una minima parte. Tutti gli altri hanno chiuso, così come è avvenuto a Cosenza e Catanzaro. Proprio a Catanzaro, i commercianti hanno apposto una serie di cartelli davanti alla Prefettura. “L’emergenza è durata otto mesi, adesso basta”, “La Calabria è alla fine, con la chiusura le diamo la botta finale”, “La Calabria è sana, i politici sono malati”, è possibile leggere, nell’ultimo caso con riferimento al commissariamento della sanità calabrese che ormai va avanti da 10 anni, per altro senza risultati.
