Sul sito del Ministero della Salute, sono state pubblicate le tabelle dei 21 indicatori utilizzati per decidere quali regioni rientrano tra le aree rosse, arancioni o gialle in merito all’emergenza coronavirus. Dalla sera di mercoledì 4 novembre, quando il Premier Conte ha illustrato le classificazioni, sono scoppiate le polemiche per alcune decisioni, in particolare sulla “zona rossa” decisa per la Calabria e sulla “zona gialla” per la Campania. È apparso da subito che la Campania versasse in condizioni più gravi per avere una simile classificazione e soprattutto che la situazione in Calabria non fosse tragica al punto di istituire la “zona rossa”.
In questo articolo, esamineremo i dati relativi ai 21 indicatori nelle due regioni. Da precisare che questi dati si riferiscono alla settimana 19-25 ottobre e questo ha contribuito ad alimentare le polemiche: si è deciso di chiudere alcune regioni sulla base di dati di 2 settimane fa.
In Calabria, vi erano 119 casi riportati al Ministero della Salute negli ultimi 14 giorni; in Campania erano 75,5.
In Calabria, l’Rt era di 1,84, mentre in Campania era di 1,29.
In Calabria, vi erano 36 focolai attivi (di cui 20 nuovi), con tendenza all’aumento; 154 quelli attivi in Campania (di cui 97 nuovi), con tendenza all’aumento.
In Calabria, vi erano 137 nuovi casi di infezione confermata non associati a catene di trasmissione note; in Campania erano 642.
In Calabria, vi era il 5% di posti letto occupati in terapia intensiva e l’11% dei posti letto totali di area medica; in Campania, era occupato il 14% dei posti letto in terapia intensiva e il 26% dei posti letto totali di area medica.
Per la Calabria, era stimata una probabilità di oltre il 50% di raggiungere il 30% dell’occupazione in terapia intensiva e una probabilità di oltre il 50% di raggiungere il 40% dell’occupazione in area medica. In Campania, invece, era stimata una probabilità del 5-50% di raggiungere il 30% dell’occupazione in terapia intensiva e oltre il 50% di probabilità di raggiungere il 40% dell’occupazione in area medica, ma per la regione, il documento precisa che “le proiezioni di fabbisogno di posti letto a 30 giorni non sono attendibili in quanto il dato sui casi ospedalizzati nella settimana di monitoraggio riportato al sistema di sorveglianza integrato è in via di consolidamento e parziale rispetto a quanto riportato al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinato dal Ministero della Salute”.
Per la Calabria, è stato valutato un alto aumento della trasmissione (“dichiarata trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali (zone rosse)”), un basso impatto di Covid-19 sui servizi assistenziali e una “alta classificazione complessiva del rischio con probabilità alta di progressione (molteplici allerte di resilienza)”. In Campania, invece, è stato valutato un moderato aumento della trasmissione, un basso impatto di Covid-19 sui servizi assistenziali e una “moderata classificazione complessiva del rischio con probabilità alta di progressione”.
Nella settimana di riferimento, la Calabria aveva il 3,5% di tamponi positivi (2,9% nella settimana precedente), mentre la Campania aveva il 10,5% (8% nella settimana precedente).
Per quanto riguarda l’indice che descrive il numero, la tipologia di figure professionali e il tempo per ogni persona dedicati al contact tracing la Calabria registrava 0,2 per 10.000, mentre la Campania 0,4 per 10.000. Per quanto riguarda l’indice che descrive il numero, la tipologia di figure professionali e il tempo per ogni persona dedicati alle attività di prelievo/invio ai laboratori e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti in quarantena e isolamento, la Calabria registrava 0,5 per 10.000, mentre la Campania 0,7 per 10.000. Il totale delle risorse umane era di 0,8 per 10.000 in Calabria e di 1,1 per 10.000 in Campania.
In Calabria, nel 96,4% dei casi confermati è stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti mentre in Campania, questa percentuale era del 100%.
In sintesi, per la Calabria sono state segnalate due allerte: “totale risorse umane sotto 1 per 100.000 e trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali (zone rosse)”. In Campania, segnalata una sola allerta: la percentuale di tamponi positivi “in aumento e sopra il 10%”.
Come era già emerso nei giorni scorsi, il punto debole che ha penalizzato la Calabria non è la diffusione del virus, più bassa che in qualunque altra regione italiana, ma il deficit di risorse umane per monitorare l’epidemia. Ma la sanità in Calabria è commissariata da anni e dunque il Governo, bocciando la regione da questo punto di vista, sta bocciando se stesso per non aver migliorato la situazione in tutti gli anni in cui la sanità calabrese è stata nelle sue mani. In ogni caso, anche se viene evidenziata una tendenza all’aumento, i numeri della diffusione del virus sono molto bassi e la scelta della zona rossa sembra ingiustificata. Se il punto debole sono risorse umane e strutture ospedaliere, a fronte di una circolazione del virus contenuta, probabilmente sarebbe stata sufficiente la zona arancione, quel tanto che basta per mettere in allerta la regione senza imporre ulteriori sacrifici ai cittadini che già si erano comportati egregiamente durante la primavera scorsa. Poi, essendo il monitoraggio settimanale, si sarebbe potuto valutare un livello di criticità maggiore se la situazione avesse continuato a mostrare una tendenza negativa. Non c’è da stupirsi se, a fronte di questi numeri, già ieri sono divampate le proteste in tutta la regione, da Cosenza a Reggio Calabria.
In Campania, invece, nonostante la situazione preoccupante dal punto di vista epidemiologico, con alcune zone della regione molto colpite (solo ieri la notizia di un uomo morto senza poter ricevere cure in ospedale nel Casertano) è stata scelta la zona gialla. E ricordiamo che nella regione sono state chiuse le scuole da settimane e che il governatore Vincenzo De Luca era pronto a dichiarare il lockdown. Oltre al Casertano, preoccupa anche la situazione dell’area metropolitana di Napoli, con alcuni esperti che suggeriscono il lockdown come unico modo per frenare il contagio in questo momento. Tutte situazioni che in Calabria non ci sono, ma evidentemente tanto basta per dichiarare zona rossa una regione virtuosa e zona gialla un’altra che si trova in una situazione più grave. Una differenza enorme nelle valutazioni che non trova giustificazione alla luce dei dati.


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