Coronavirus, Anelli: “Basta con le diatribe tra i medici in tv, questa spettacolarizzazione disorienta i cittadini”

"Di qui, l'atteggiamento della gente che, di fronte alle varie tesi, legittime ma contraddittorie, immagina un mondo medico spaccato, con chissà quali interessi dietro"

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Forse la comunicazione anche del governo, come pure l’eccessivo dibattito scientifico, con diatribe che fino a ieri avvenivano dietro le quinte e che invece oggi occupano buona parte dei talk show, non aiuta a dare una immagine di fermezza e di concretezza rispetto all’analisi dei dati. Questo sta disorientando le persone“. Per il presidente della Federazione dei Medici Filippo Anelli, intervistato dal Corriere della Sera, serve meno tv e piu’ corsia. “Non vuole essere un invito alla limitazione del diritto di espressione. Ma certe argomentazioni che si basano su presupposti scientifici non sono cosi’ semplici da essere comprese dai cittadini. Capisco che il fatto di essere in televisione rappresenti per un medico un momento di notorieta’, pero’ proviamo a essere prudenti: talvolta viene fuori un messaggio distorto“, aggiunge.

Il dibattito nella classe medica c’e’ sempre stato e ha rappresentato uno stimolo alla ricerca, spesso proprio attraverso un confronto aspro. Ma non so se questa spettacolarizzazione possa essere compresa dal pubblico a casa. Di qui – osserva Anelli – l’atteggiamento della gente che, di fronte alle varie tesi, legittime ma contraddittorie, immagina un mondo medico spaccato, con chissa’ quali interessi dietro. Mentre ora le persone devono essere aiutate a capire che il loro sacrificio viene chiesto nell’interesse di tutti“. In merito agli insulti rivolti agli operatori sanitari, “la crisi economica e la possibilita’ di un nuovo lockdown, uniti al fatto che i medici, io per primo, annunciano scenari non facili, riportano a un livello di ribellione in qualche modo comprensibile in chi vede ridotto o annullato il proprio reddito“, rileva Anelli. “E‘ facile, per queste categorie, accettare tesi negazioniste e complottiste”, ma tuttavia si tratta di “una minoranza”.