“Le criticita’ registrate in questi giorni nelle strutture ospedaliere sono serie e molteplici. Diventa quindi cruciale identificare delle modalita’ che permettano di evitare l’accesso al pronto soccorso di pazienti che, per le loro condizioni cliniche, non necessitano di cure specialistiche e possono rimanere a casa“. E’ quanto si legge in un appello dell’imprenditore Arturo Artom e dell’immunologo Roberto Burioni. “Purtroppo – proseguono – alla saturazione del sistema contribuisce non poco il clima di paura generato dall’escalation dei contagi e la durissima esperienza vissuta in primavera, che in molti casi innescano una dinamica psicologica che conduce i malati ad agire diversamente da come avrebbero fatto in un altro contesto: dopo i primi i sintomi e la febbre alta, magari per due o tre giorni, la paura di un aggravamento ulteriore prende il sopravvento e spinge a chiamare il 112 o a recarsi in pronto soccorso per avere un aiuto”.

Un servizio di questo genere “puo’ essere messo in piedi tecnologicamente in tempi molto brevi: si inizia con un primo nucleo qualificato di medici-formatori, poi il reclutamento dei medici-operatorii: con le tecnologie attuali, il lavoro di chi risponde alle chiamate puo’ essere svolto completamente in smart-working, e il servizio rapidamente esteso a tutto il Paese. Centinaia di giovani medici potrebbero dare le loro fasce di reperibilita’ ovunque risiedano. Infine, importantissima, la campagna di comunicazione istituzionale per la diffusione del numero e dei servizi ad esso collegati. In definitiva si tratta di una proposta concreta, che puo’ fornire un forte supporto al sistema sanitario per far fronte a questa nuova ondata di contagi, evitando l’affollamento di ricoveri negli ospedali italiani“.
